Papa Benedetto XVI e Papa Francesco: due idee di chiesa differenti

di ANDREA FILLORAMO

Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, al secolo Josef Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio, sono due personalità culturalmente diverse, L’uno già Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, professore d’università, circondato da stima accademica e da autorevolezza culturale ben note e apprezzate. L’altro, lontano dalla Curia Romana, dagli “intrighi” dei palazzi pontifici, argentino, sconosciuto da molti ma apprezzato in patria e dai Cardinali che legittimamente l’hanno eletto, dopo le dimissioni del suo predecessore.

Da qui due visioni della Chiesa, che, al di là delle partigianerie, non sappiamo ancora quale sarà quella prevalente, nella Chiesa del futuro.

Mentre Ratzinger ha condannato senza appello la cultura dell’Illuminismo e della tradizione moderna dei diritti di libertà, Bergoglio, fortemente influenzato nei suoi gesti, nelle sue parole, nei suoi scritti, nel suo impulso riformatore, dalla “teología del pueblo”, importante frutto del rinnovamento conciliare (specialmente nella sua declinazione latinoamericana), rappresenta indubbiamente un apporto originale alla teologia in quanto tale, al dialogo teologico interculturale ed è, altresì, un modello metodologico di annuncio ed è una  spinta qualificante per riformare la chiesa universale.

Si tratta anche di due linee di pensiero, che diventano due programmi pastorali, alle quali ambedue i pontefici rimangono sempre fedeli.

Per quanto riguarda Ratzinger, basta leggere documento della Congregazione per la dottrina della fede, quando egli era prefetto, “Dominus Jesus”, dedicato all’unicità e all’universalità del mistero di Cristo.

Questo documento ha scatenato una tempesta di polemiche: hanno protestato, nel momento della sua divulgazione, le altre Chiese cristiane, che si sono sentite declassate a fronte della perentorietà con cui la Dichiarazione Dominus che afferma: “Esiste un’unica Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui”.

Ratzinger ha ribadito, così, l’unicità e la supremazia del cattolicesimo, ha respinto l’idea che le Chiese cristiane possano essere considerate su un piede di parità, ha proclamato fermamente che le religioni non costituiscono vie uguali per raggiungere Dio, perché l’unica via vera resta sempre la Chiesa cattolica.
Quanti non si professano cattolici, quindi, sono in difetto: se Ortodossi, perché non riconoscono il primato del papa, se Protestanti, perché “non hanno conservato l’episcopato valido e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico”. Per Ratzinger, infatti, esse “non sono Chiese in senso proprio”. Nei fatti, quindi, non rimane agli altri cristiani che il “ritorno all’ovile”, anche se non è detto così. Con lo stesso atteggiamento egli guarda alle altre religioni.

I loro seguaci, benché possano ricevere la grazia divina, “si trovano oggettivamente in una situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che, nella Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi salvifici”.

Per Papa Francesco, invece, “La Chiesa non è un’istituzione finalizzata a se stessa o un’associazione privata, una ONG, né tanto meno si deve restringere lo sguardo al clero o al Vaticano… “La Chiesa siamo tutti! La Chiesa è una realtà molto più ampia, che si apre a tutta l’umanità e che non nasce in un laboratorio, la Chiesa non è nata in laboratorio, non è nata improvvisamente. È fondata da Gesù ma è un popolo con una storia lunga alle spalle e una preparazione che ha inizio molto prima di Cristo stesso”.  “Gesù formò intorno a sé una comunità, una ‘assemblea’, cioè una con-vocazione di persone. Questo è il significato della parola ‘chiesa’.

Nei Vangeli, l’assemblea di Gesù ha la forma di una famiglia e di una famiglia ospitale, non di una setta esclusiva, chiusa: vi troviamo Pietro e Giovanni, ma anche l’affamato e l’assetato, lo straniero e il perseguitato, la peccatrice e il pubblicano, i farisei e le folle. E Gesù non cessa di accogliere e di parlare con tutti, anche con chi non si aspetta più di incontrare Dio nella sua vita. È una lezione forte per la Chiesa! Una Chiesa davvero secondo il Vangelo – non può che avere la forma di una casa accogliente, con le porte aperte, sempre”.