L’INTERVENTO: MA QUALE ESTREMISTA QUENTIN ERA UN GIOVANE CATTOLICO

Il presidente Macron si è indispettito con la nostra Giorgia Meloni perché si è permessa di intervenire sul brutale e barbaro assassino del giovane francese Quentin. In sostanza Macron ha detto l’Italia e chi la guida pensi ai fatti suoi. Come a dire l’Italia non ingerisca nella politica francese. Meloni rispondendo alle domande di Sky tg24 ha chiarito la sua posizione. La nostra presidente del Consiglio è semplicemente preoccupata per il clima d’odio e di violenza politica che si è innescato nelle democrazie occidentali. Non si tratta di ingerire nella politica altrui. Ed ha fatto l’esempio quando c’è uno Stato che ingerisce nella politica altrui. Semmai in passato lo hanno fatto altri tipo l’Ue con l’Italia. Quando in Italia è stato eletto dal popolo il governo di centrodestra, è uscito il proclama: vigileremo sulla politica italiana. Questa è la vera ingerenza. Invece la Meloni preoccupandosi della morte del povero Quentin, ha voluto esprimere solidarietà al popolo francese. Perché attenzione Quentin non è un affare è una persona.

E’ utile qualche precisazione in merito al pressapochismo volontario e malizioso dei Media sull’assassinio del giovane Quentin Deranque, (peraltro fino a qualche giorno fa non si sapeva neanche il cognome) ovunque è stato scritto che il giovane ventitreenne ucciso barbaramente da un gruppo di estremisti islamo comunisti a Lione era un giovane estremista di destra. Una morte che è passata sottotraccia per quasi una settimana, nel generale silenzio mediatico, mentre a quella per esempio di Alex Pretti, provocatore che aggrediva e sputava contro gli agenti ICE, è stata data la massima rilevanza possibile. Gli organi di stampa e i falsi canali alternativi non si indignano per il barbaro omicidio di un giovane ucciso selvaggiamente da un branco di antifa. Si indignano solo per i criminali. Andrea Morigi su Libero scrive: “Macché estremista, la vittima era un giovane cattolico”. Un barbaro assassinio che ricorda quello di Sergio Ramelli e più recente di Charlie Kirk, assassinati tutti per le loro idee. “Quentin Deranque, giovane cattolico, voleva proteggere le ragazze dell’associaizione Némésis mentre queste protestavano contro una conferenza dell’eurodeputata Rima Hassan. È stato ammazzato per questo, da violenti islamocomunisti”, è la tesi anche di Luca Volontè su Lanuovabussola, che racconta dettagliatamente le dinamiche dell’aggressione a Quentin e gli sviluppi delle indagini.

La morte del ventitreenne, ancora in queste ore è oggetto di dibattiti e polemiche parlamentari con le sinistre ipocrite e moralmente complici a ripetere, esattamente come in Italia, di “non strumentalizzare” l’accaduto, senza una vera condanna e presa di distanze dai gruppi e movimenti di islamocomunisti attivi e sostenuti anche da silenzi e compiacenza nelle élite del paese. Anche Volontè accenna ai legami dei giovani sospettati di aver ucciso Quentin alla sinistra parlamentare francese, al gruppo di sinistra “La Jeune Garde”, fondato dal deputato di sinistra Raphaël Arnault al quale si chiedono a gran voce le dimissioni, come al Ministro degli Interni si chiede lo scioglimento del gruppo e la classificazione di organizzazione terroristica. Pertanto, ormai è acclarato “Quentin Deranque non era certo un estremista di destra, in uno splendido ritratto scritto da Paul Sugy su Le Figaro, lo si descrive come un assetato della verità, recentemente tornato con entusiasmo e pieno di ragioni alla fede cattolica, grazie anche alla bellezza delle forme e degli ornamenti nella celebrazione dell’antico rito. «Era un missionario…Si preoccupava di trasmettere la fede, soprattutto ai più giovani», così lo ricordano molti testimoni a Le Figaro. Non (ancora) un martire della fede, forse un martire per la libertà, sicuramente un cavaliere che difende madamigelle, ma nel paese di Macron, abbandonato alle violenze islamocomuniste, per tutto ciò si può morire”. (Luca Volontè, Violenza ideologica. Lione, delitto Quentin: cattolico ucciso da islamocomunisti, 18.2.26, lanuovabq.it)

Quentin cantava nel coro e serviva alla mensa dei poveri. Troppo riduttivo presentarlo come «nazionalista». Promuovere la giustizia in questo caso consiste anche nel restituire un ritratto più rispettoso della vita di questo giovane, perché la sua fede non sia ridotta a caricatura, né la sua militanza politica a unica chiave di lettura. È la tesi del mensile cattolico di apologetica, Il Timone. Dopo aver raccontato l’aggressione del giovane francese, il giornale si sofferma sulla militanza politica di Quentin, inizialmente era legato al gruppo monarchico Action Française sarebbe poi divenuto un simpatizzante del gruppo Audace di Lione. Studente di Matematica e Data Science si era convertito al cattolicesimo tradizionale invitando anche il padre a seguirlo in questo cammino.

Frequentava la parrocchia di Saint Georges, partecipava alla messa, cantava nel coro ed era coinvolto nel gruppo Saint-Martin che distribuisce pasti per i più poveri. Allegro, partecipe, non violento: «Dobbiamo pregare per il riposo dell’anima di Quentin e per la sua famiglia, per i suoi amici», ha detto padre Laurent Spriet sui gradini della chiesa dove Quentin andava a messa. Secondo lui, il giovane «era coinvolto nel gruppo Saint-Martin che distribuisce pasti per i più poveri. Era un pacifista, non un estremista». Partecipava agli allenamenti sportivi, di boxe o jogging, insieme ai compagni di Audace Lyone; secondo il portavoce del gruppo Quentin «era una persona molto calma, né violenta né aggressiva. Amava molto leggere». La famiglia del giovane in un comunicato «ricorda solennemente che Quentin ha sempre difeso le sue convinzioni senza violenza, sostenendo l’attivismo pacifico, e che non era mai stato implicato in scontri, in passato».

La fede, dunque, non era per Quentin sfondo folkloristico di un’appartenenza tutta politica, ma una dimensione sempre più decisiva e capace di dare un vero orizzonte di senso alla sua vita e a ciò per cui si impegnava. Lo ricordano i giovani del pellegrinaggio di Chartres (Notre-Dame de Chrétienté): “Non c’è prova d’amore più grande che dare la propria vita per coloro che amiamo”— Giovanni 15: 13 —

DOMENICO BONVEGNA

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