L’IMPERO, UN ORDINE SOVRANAZIONALE, GARANZIA DI UNITA’ E PROSPERITA

Devo confessare una verità: tra i tanti libri non letti, presenti nella mia biblioteca, non ho ben chiaro quali sono i criteri di scelta per la lettura di un testo e poi per l’eventuale recensione. D’altro canto può capitare di trovare un libro interessante nella solita outlet libraria di Milano e leggerlo subito. Così è stato per «Europa Imperiale. Storia e prospettive di un ordine sovranazionale», autore, Otto Von Habsburg, Edizioni Culturali Internazionali Genova [ECIG], (1990). Attenzione all’autore, si tratta del primo degli otto figli di Carlo, ultimo imperatore austroungarico, e di Zita di Borbone Parma. Mi riferisco all’ultimo arciduca ereditario d’Austria e Ungheria, che oltre ad essere deputato dal 1979 del Parlamento Europeo, è stato presidente dell’Unione paneuropa.

Naturalmente è tutto datato, per essere più precisi, il saggio è stato scritto nel 1986. E l’arciduca è scomparso nel 2011. Europa imperiale, è composto di 5 parti. Ho scelto di proporne i contenuti soltanto, la prima e l’ultima parte. Anche perché nelle altre, l’autore affronta argomenti riguardanti la politica e la storia europea e mondiale degli anni ’70, ’90. I difficili anni della cosiddetta “guerra fredda” nei Paesi dell’Europa Centrale sotto la dominazione comunista sovietica. E poi la politica dell’Europa occidentale, con riferimento a quella americana, uscita dalla seconda guerra mondiale.

Il saggio propone delle ottime osservazioni di Von Habsburg sulla storia, le caratteristiche e gli ingranaggi del Sacro Romano Impero, che nel bene e nel male era riuscito nella sua lunga storia, a pacificare regni, territori e negli ultimi anni a condizionare le spinte nazionalistiche. Quando scompare l’Impero, esplodono le ambizioni esasperate dei nazionalismi che hanno fatto scoppiare la carneficina della prima guerra mondiale. Probabilmente sarebbe riuscito anche ad evitarci le due sanguinarie rivoluzioni nazionalsocialista e quella bolscevica. Infatti, dopo il 1918, nel Centroeuropa sorse uno spazio vuoto, previsto dall’imperatore Carlo, che sarebbe stato occupato con la violenza, prima dalla Germania e poi dall’Unione Sovietica.

Certo oggi sembrerebbe completamente anacronistico occuparsi di Impero, di Monarchia, di Regno. D’altro canto di questi tempi, di aggressione e cancellazione del passato, da parte dei vari gruppi antagonisti europei e soprattutto americani, è arduo sostenere certe tesi politicamente scorrette. Anche se come ho evidenziato recensendo un interessante saggio di Raffaele Simone “Come la democrazia fallisce” (Garzanti, 2015) è del tutto evidente che l’istituzione democratica attraversa una grave crisi, ce ne stiamo accorgendo da oltre un anno come le nostre democrazie liberali, stanno gestendo l’esplosione pandemica. Sostanzialmente stanno sospendendo tutte le più elementari libertà personali.

L’idea di Impero, il principio di un ordine sovranazionale garantito da una monarchia universale, ha impresso il suo segno su tutta la storia dell’Occidente, da Roma fino alla fine dell’Impero Austro-Ungarico.

Quando è stato scritto questo saggio, nell’Unione europea, forse si sentiva il bisogno di ideali cosmopoliti  sovranazionali per una ricerca di unità e prosperità. Il libro non intende offrire argomenti risolutivi, tuttavia, scrive l’arciduca, «il nostro futuro non può essere raggiunto solo attraverso la politica partitica o la tecnologia. Esse sono importanti ma non decisivi[…]».

Il politico nonché arciduca Otto von Habsburg è consapevole che la politica se vuole programmare il futuro ha bisogno di conoscere la Storia. «Chi vuole far incontrare popoli diversi deve sapere ciò che li unisce e ciò che li divide».

Von Habsburgh si rende conto che argomentare su un tema come quello dell’”«Impero”, si espone spesso al rischio di incomprensioni e di attacchi politici ingiustificati». Un Impero non va concepito come un potere territoriale, peraltro, «non lo si può neppure limitare ad una sola nazione poiché il suo compito è proprio di agire come cerniera tra diversi popoli e stati».

Le osservazioni del politico austro-tedesco non intendono ricreare antiche e ormai scomparse forme politiche del passato. Tuttavia in questo periodo storico che si discute su progetti di unificazione europea, è una buona cosa, «riportare alla luce quei tratti sovranazionali e imperiali che dopo la Rivoluzione Francese sono stati completamente cancellati dagli accecanti colori nazionalisti».

Otto von Habsburg descrive sinteticamente i vari passaggi della storia del Sacro Romano Impero a partire da Carlo Magno. Trasmesso dai popoli dell’Oriente, attraverso i Romani, fino ai Franchi. Il modello, l’idea di impero, è un concetto cristiano-occidentale, si forma sotto la spinta della filosofia della storia di S. Agostino, un altro fattore decisivo fu il ruolo di San Benedetto, che ha salvato la cultura classica di Atene e di Roma.

A partire dalla notte di Natale dell’800, Carlo, l’imperatore, sovrano progenitore dell’Europa, «creò una tradizione e un’immagine imperiale che restarono valide fino al 1806 e, nei territori danubiani, addirittura fino al 1918».

Peraltro Von Habsburg è convinto che i problemi del popolo tedesco sono iniziati con la fine del Sacro Romano Impero, cioè nell’anno 1806. «Nonostante molte debolezze e carenze di costruzione, l’Impero aveva loro offerto per circa un millennio un tetto protettivo sotto al quale essi poterono vivere in maniera corrispondente alla loro essenza, alla loro tradizione e alla loro posizione geografica».

Per l’arciduca, la missione storica dei tedeschi fu fin dai tempi antichi sovranazionale e imperiale. La loro funzione, nonostante le guerre, era di equilibrare, di mettere in collegamento le diverse culture e di scambiare beni materiali e spirituali con altri popoli, come gli italiani, i francesi, gli slavi, i magiari, i baltici, i scandinavi.

D’altro canto i tedeschi agirono sempre come popolo imperiale, del resto, l’idea imperiale, si pone al di sopra delle nazioni e per questo motivo, non può mai puntare ad un predominio nazionalistico.

Il predominio nazionalistico dei nazisti, contraddiceva questa funzione storica. L’autore del saggio fa riferimento alla svolta nazionalista iniziata nel 1848, proseguita nel 1866, che minacciava l’esistenza, lo stato plurinazionale asburgico. E ci sono date importanti che hanno portato alla rovina gli Stati centrali europei, come la sconfitta di Sadowa nel 1866. Dopo questa sconfitta, il segretario di Stato vaticano Antonelli, esclamò, “Casca il mondo!”. «Con la vittoria del nazionalismo nell’area tedesca iniziò la decadenza d’Europa e il popolo imperiale tedesco non fu più fedele alla sua missione. La rinuncia tedesca alla grande idea dell’Occidente cristiano, l’”Orbis Europaeus Christianus”, non poté che agire in modo devastante su tutti i popoli vicini, perché distrusse la parte centrale del continente».

Pertanto, la cosiddetta inimicizia tra Austria e Prussia, fu un terribile errore storico. E comunque di questo sono responsabili sia Vienna che Berlino.

Il testo apre spiragli di storia eccezionale che hanno visto protagonisti re, imperatori, come la difesa dell’Europa dagli assalti turchi. Su questo tema da segnalare, una scheda su uno dei condottieri prototipo dell’Impero. Il grande stratega e politico, un vero europeo, il Principe Eugenio di Savoia. Il principe è l’esemplare prodotto delle caratteristiche sovranazionali dell’Impero. Rifiutato da Luigi XIV, l’imperatore Leopoldo I lo accolse nel suo esercito dandogli la possibilità di fare una carriera prestigiosa. Il suo battesimo di fuoco, iniziò a Kahlenberg, il 12 settembre 1683, quando l’esercito imperiale sotto la guida spirituale di padre Marco D’Aviano, sconfisse i turchi che assediavano Vienna. Da questo momento il principe savoiardo si distingue in tutte le battaglie contro il pericolo turco. Tra queste battaglie si ricorda, Zenta, poi quella di Superga contro i francesi, infine Belgrado.

Il principe Eugenio va ricordato non solo per le battaglie, ma anche come un grande mecenate dell’arte barocca. Un principe che pensava in grande, hanno scritto.

Il saggio “Europa Imperiale”, offre passaggi significativi dove si smascherano alcuni miti, nel capitolo (L’Impero e il Danubio), l’arciduca, ricorda che la monarchia danubiana non fu una artificiale prigione dei popoli, tenuta assieme dalla dinastia regnante, come viene descritta da certa storiografia internazionale.

Il compromesso nato nel 1867, dello Stato asburgico, chiamato Austria-Ungheria, «era una necessità strategica non solo per tutti i popoli minori che in essi trovavano rifugio, ma anche per l’intera Europa». Basta guardare la carta geografica (i Carpazi e i Sudeti), dove convivono popoli, che hanno svolto, peraltro blocco storico contro gli attacchi dei turchi, come i Magiari, Cechi, Slovacchi, Croati, tedeschi.

Attraverso la casa asburgica le zone danubiane divennero il nodo cruciale di molteplici influssi sovranazionali. Qui in questo territorio composto da molti popoli, gli imperatori realizzarono profonde riforme, che hanno prodotto grandiosi risultati.

Otto von Habsburg è convinto che la pluralità di popoli significa ricchezza per tutti.

«Questo non vale solo per la vita culturale, ma anche in politica. La storia ci mostra quali pericoli provengono da stati nazionali centralistici. Uno stato composto di molti popoli, nel quale esista un equilibrato rapporto tra le varie singole nazioni, è già per sua natura costretto a comportarsi pacificamente».

Il classico esempio che rafforza questa tesi, è la Svizzera. Essa è costituita, oltre che dai Romanci, anche dai Tedeschi, Francesi e Italiani e pertanto ricerca sempre di stare in pace con la Germania, la Francia e l’Italia.

Continuando la sua descrizione il figlio di Carlo I d’Austria, sottolinea la straordinaria eccezione del variopinto panorama dei popoli della monarchia asburgica. Elencando i vari popoli facenti parte, a partire dagli Austriaci, fino ai Bulgari o i Gorali. E ognuno ci teneva a differenziarsi per cultura e religione. Perfino i bosniaci, dove spiccava il gruppo musulmano, si comportavano da buoni sudditi nei confronti dei loro sovrani cattolici, inserendosi, sorprendentemente armonicamente nell’intero edificio della monarchie e dell’esercito.

Comunque sia l’autore del libro sfata un altro mito, quello che l’Austria-Ungheria, l’impero sarebbe crollato lo stesso dall’interno. Gli storici seri hanno smentito tutto questo. «I popoli di quello stato, così frettolosamente dichiarato morto, combatterono tra il 1914 e il 1918 con grande valore per la sua conservazione[…]»

A mitigare e comporre le varie tensioni fra i popoli, poteva farlo per Habsburg, solo la corona sovranazionale, il che avvenne con differenti risultati. L’arciduca fa riferimento ad alcune riforme costituzionali che permisero ai singoli popoli di avere un crescente sviluppo nazionale. Si fanno presenti alcuni compromessi politici che regolavano la vita dei popoli sotto la corona asburgica, vita che successivamente sarà sconvolta dalla snaturale sottomissione egualitaria comunista. Il dominio comunista nel bacino del Danubio, in un primo tempo ha coperto con la violenza i problemi locali legati ai gruppi etnici. Il figlio di Carlo qui ricorda come suo padre, negli ultimi mesi di vita a Madeira, soffrisse molto per non aver potuto evitare la minaccia incombente nell’area danubiana.

Ricorda anche che suo padre per soddisfare le rivendicazione tedesche e magiare, aveva in progetto un’idea modernissima, trasformare lo stato asburgico in una federazione di liberi popoli. «Tale progetto avrebbe senz’altro reso possibile un futuro migliore ai popoli danubiani che non le idee folli di un Benes, di un Hitler o di un Stalin».

Tuttavia Habsburg è convinto che dalla storia dello stato plurinazionale asburgico nel cuore del nostro continente si possa imparare molto per l’Europa di domani.

L’ultima parte (Anima dell’Impero) sviluppa proprio questo aspetto come attraverso l’anima cristiana dell’Impero, che guardava ad Atene e Gerusalemme, ci possa essere un futuro migliore per l’Europa. Ma questo è un argomento di oggi, l’Europa da tempo ha rifiutato le radici cristiane e quindi è davanti ai nostri occhi lo stato in cui è ridotta.

DOMENICO BONVEGNA

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