LE OPERE D’ARTE RUBATE DA NAPOLEONE

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La Rivoluzione Francese oltre ad eliminare migliaia di uomini e donne, con il terrore sistematico della ghigliottina di Stato, è conosciuta per aver distrutto e vandalizzato diverse opere d’arte, chiese, cattedrali e monumenti di inestimabile valore. Successivamente dagli eserciti rivoluzionari francesi guidati da Napoleone Bonaparte sono state rubate, distrutte, svendute, disperse migliaia di opere d’arte, in modo particolare in Italia.“Tesori di inestimabile valore hanno lasciato la penisola diretti in Francia, per arricchire gli avidi funzionari napoleonici ma soprattutto per comporre il Musee Napoleon, l’antenato del moderno Louvre.

 

Il curatore del museo, Vivant Denon, selezionò accuratamente le opere d’arte da prelevare, al fine di realizzare a Parigi un babilonico museo universale, un’enciclopedia dell’arte […]”. Ma cosa fu portato in Francia? Cosa tornò in patria? E cosa fu distrutto dalla furia rivoluzionaria? A queste domande risponde il pregevole e brillante libro di Giorgio Enrico Cavallo,Napoleone, ladro d’arte. Le spoliazioni francesi in Italia e la nascita del Louvre”, pubblicato da D’Ettoris Editori di Crotone (2022).

Nel testo del professore Cavallo sono illustrate le spoliazioni napoleoniche, la parziale restituzione delle opere e, soprattutto, il contesto e la motivazione di tale comportamento. Roberto Marchesini nella prefazione fa presente che il danno maggiore non è costituito dal furto in sé, né della perdita e il danneggiamento delle opere d’arte uniche e inestimabili, ma “dal cambiamento (o accelerazione) nella concezione di arte”. Sostanzialmente, “le opere vennero strappate dal loro contesto spaziale ma, soprattutto, simbolico; smisero di essere vive e divennero morte, curiosità esotiche, stranezze incomprensibili e senza senso”.

Il libro di appena 109 pagine, corredato di 16 figure illustrate, racconta il destino di tante chiese, conventi, abbazie profanati e saccheggiati dai giacobini. Il lettore potrà farsi un’idea della smisurata quantità di opere d’arte sottratte all’Italia e mai più ritornate. Il testo di Cavallo racconta “il colossale spostamento di migliaia e migliaia di capolavori”, negli anni delle guerre rivoluzionarie di conquista tra il 1796 al 1815.

Prima di passare al lungo inventario dei capolavori sottratti dagli eserciti napoleonici, Cavallo fa una lunga e interessante premessa sul concetto di Arte e di Museo, partendo dal Medioevo. Per molti secoli l’arte non era concepita come un appagamento estetico fine a se stesso, nel Medioevo le opere pittoriche nelle chiese e nei monasteri educavano, certo erano anche opere d’arte, ma in primo luogo erano opere didattiche. Artigiano e artista erano la stessa cosa. “L’artigiano-artista medievale era un uomo che lavorava per un fine pratico, non essenzialmente per un fine estetico”. Con il Rinascimento e l’Umanesimo tutto questo cambiò. Le varie famiglie nobiliari, ma anche i papi di Santa Romana Chiesa, iniziarono a collezionare numerose opere d’arte e nascono dei musei privati per intenditori e uomini di potere. Il primo Museo al mondo aperto a visite pubbliche fu una intuizione di Clemente XII.

Il II Capitolo del testo, tratta (Le motivazioni ideologiche). Cavallo analizza i presupposti filosofici e ideologici della Rivoluzione francese, a cominciare dall’Illuminismo, dove possiamo intravedere le basi filosofici e ideologici del terrore rivoluzionario anticristiano. Tuttavia, il testo di Cavallo si pone la domanda: perché la rivoluzione si accanì contro l’arte? La risposta è fondamentale per comprendere tutto il ladrocinio e vandalismo di opere d’arte perpetrato dalla Rivoluzione che “per riscrivere la storia e per rimodellare un nuovo tipo di uomo, doveva stravolgere ogni aspetto della società di allora. La Francia fu il modello di tutti i rivoluzionari del mondo.

Gli oggetti d’arte, soprattutto l’arte sacra, hanno un valore simbolico, pertanto vanno rimossi, cancellati, per certi versi qualcosa di simile sta succedendo oggi con l’ideologia woke, che ha preso di mira anche le statue.

Il III capitolo (Vandalismi, profanazioni e soppressioni degli enti ecclesiastici)

si occupa del periodo rivoluzionario in Francia dove i giacobini accecati ideologicamente arrivarono a scalpellare o decapitare anche i santi e i re biblici sulle facciate delle chiese e cattedrali. Una sorte che toccò alla splendida facciata della cattedrale di Notre Dame de Paris. In Francia furono riesumate le salme di sovrani e sovrane, ben 47 sepolture. Per lo storico, furono atti vandalici perpetrati in modo “scientifico” e metodico e con ostentato orgoglio. Stesso copione fu replicato in mezza Europa, compresa l’Italia. Anzi qui, la furia iconoclasta e vandalica dei rivoluzionari si abbatté con più accanimento con la complicità e il sostegno dei giacobini locali. Cavallo ricorda il saccheggio e la profanazione dell’abbazia di Hautecombe, secolare sepolcreto dei conti sabaudi. Si salvò casualmente la basilica di Superga a Torino.

Il IV° Capitolo (Le spoliazioni Napoleoniche degli oggetti sacri) Qui si descrive in maniera ben documentata a partire dal Regno di Sardegna, fino al Regno di Napoli, tutte le opere d’arte trafugate dagli eserciti napoleonici. Napoleone ebbe “l’intuizione di introdurre nelle clausole dei trattati di pace stipulati con i principi sconfitti la cessione di un certo quantitativo di opere d’arte”. Enrico Cavallo, esperto e conoscitore del ricco patrimonio artistico italiano, fa un elenco accurato dei vari capolavori trafugati dai francesi.

Per arrivare al V° Capitolo (Il sogno del Musèe Napoleon) Il protagonista di questo sogno è il borgognone Dominique Vivanr Denon, una figura particolare al servizio di Napoleone. Denon attivò una vera e propria “caccia al tesoro” di opere d’arte, da trasferire al Museo del mondo a Parigi.

L’ultimo capitolo, il VI° si occupa della Restituzione degli oggetti d’Arte. Sconfitto Napoleone, dopo il Congresso di Vienna, i vari sovrani tornati ai loro Paesi hanno preteso la restituzione delle opere trafugate. Anche qui Lo studioso piemontese, fa una descrizione documentata, quasi certosina, delle restituzioni delle opere per ogni Regno della Penisola. “Un’operazione snervante” a cui si dedicò il Canova, per quelle che riguardano Roma e il Papa. Tuttavia molte rimasero in Francia, più della metà.

Il libro di Cavallo per il dettagliato elenco delle numerose opere d’arte, molti veri e propri capolavori, merita di essere letto e divulgato perché aiuta molto ad apprezzare e amare l’inestimabile patrimonio d’arte del nostro paese.

DOMENICO BONVEGNA                    

dbonvegna1@gmail.com