Un’altra figura a cui sono particolarmente legato è la giovane regina del Regno di Napoli, Maria Cristina, nata a Cagliari il 14 novembre 1812, mentre suo padre Vittorio Emanuele I era in esilio e poi andata in sposa a Ferdinando II re delle Due Sicilie. Ho appena letto un libro di Maria Teresa Balbiano d’Aramengo, “Maria Cristina di Savoia”, edita dal Centro Studi Piemontesi (Torino, 2002) Maria Cristina “ha attraversato la scena del mondo per soli ventitré anni, morendo, cosa non eccezionale per quei tempi, nel dare alla luce il principe ereditario”.
Il popolo napoletano la definiva semplicemente la “reginella santa”. Nonostante sia stata regina per soli tre anni, Maria Cristina ha lasciato grandi segni di rilievo nella Storia, basterebbe quello che ha fatto con la seteria di S. Leucio. Chissà cosa avrebbe potuto fare con una vita più lunga. Nella prefazione al libro, Giuliano Gasca Queirazza S.J. sostiene che la bibliografia su Maria Cristina “è decisamente ampia”, per la verità a me non risulta. Forse il prefatore si riferiva all’Ottocento e all’inizio del Novecento, come si constatata dalla bibliografia della Balbiano d’Aramengo.
Tuttavia, la mia osservazione non vuole essere disfattista, o scoraggiare chi opera per far conoscere la splendida figura della beata. Ha solo lo scopo evidenziare il disinteresse non solo della pubblicistica laica ma anche di quella religiosa. Una donna con queste caratteristiche merita un riconoscimento maggiore. A suo tempo, ho letto e recensito, su Maria Cristina il documentato studio di Mario Fadda e Ilaria Muggiano Scano, edito da Arcadia (Cagliari 2012); la biografia, “Sono Maria Cristina” di Cristina Siccardi (San Paolo 2016) e il volumetto di Tommaso Romano e Antonino Sala, edito da ISSPE nel 2013. Di altre opere pubblicate non ne ho viste. Poi ci sono i meritevoli e valorosi “Convegni di Maria Cristina di Savoia”, che operano, con i loro congressi, a quanto pare, in tutta Italia, che fanno attività culturale e cercano di far conoscere questa figura di santa che la Chiesa finora ha solo beatificato.
Leggo dal loro profilo Facebook che i Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia, sono nati nel 1937 a Roma, dove ha sede la Presidenza Nazionale di tutti i Convegni presenti in Italia. I Convegni nascono per continuare i principi che furono della Beata Maria Cristina, credendo ancora che fare del bene, aiutare il prossimo, regalare anche il più piccolo sorriso, un ristoro spirituale, non sia del tutto anacronistico, ma che sia, in questa società allo sbando, sempre più necessario. I Convegni, provvedono, quindi, alla formazione morale, culturale, sociale e religiosa delle Aderenti per un’autentica testimonianza cristiana e per una presenza attiva nella vita sociale, cercando di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita e alla piena realizzazione della persona umana.
Torno al libro edito dal Centro Studi Piemontesi, una biografia di 175 pagine, dove “l’autrice ricostruisce con rigore e passione la vita e la personalità di Maria Cristina, dandoci il ritratto di una donna simpatica, gioiosa, sostanzialmente felice nella vita matrimoniale”. Senza dimenticare che i vari rivoluzionari artefici del cosiddetto Risorgimento, l’hanno dipinta come una bigotta, una donna che ha dovuto sottostare alle angherie di uno sposo rozzo, villano e incivile come Ferdinando II, amante di scherzi grossolani. Anche se nel libro, si cita Benedetto Croce, che ha smentito categoricamente tutte le varie “panzane”, costruite ad arte dai detrattori della Corona Partenopea. Per certi versi Maria Cristina potrebbe essere vista come una anticipatrice dei santi sociali dell’Ottocento per la sua costante opera di impulso a opifici e laboratori artigiani.
La regina credeva nel lavoro come mezzo di promozione umana e spirituale, lo stesso intento che aveva la marchesa Giulia Colbert di Barolo. “Maria Cristina ci dà un esempio di santità nella normalità della vita, risponde alla ‘vocazione laicale della santità’”, scrive Gasca Queirazza. “Anticipa il Concilio Vaticano II e sarebbe piaciuta molto a Escrivà de Balaguer”. Come per ogni libro che presento, anche questo l’ho compulsato con attenzione, usando sempre la matita per evidenziare i passaggi più significativi. In sintesi, l’ho studiato. L’autrice si limita a raccontare la breve vita della principessa e poi della regina, quasi mai emette un giudizio sociale, politico sul personaggio e sull’ambiente in cui è vissuta. E questo a mio giudizio rappresenta una lacuna del testo.
Nel Secondo capitolo, la Balbiano si sbilancia e scrivere che gli antesignani della democrazia e del Risorgimento le appaiono come ‘cattivi’, nulla di più. Certo nel libro Maria Teresa Balbiano ricostruisce la personalità di Maria Cristina, sottolineando le sue caratteristiche: l’obbedienza, l’umiltà, la docilità, la sua devozione, la riservatezza, essere garbata con tutti, l’amore per i poveri. “Il matrimonio non l’attirava, ma dal momento che ha detto ‘si’ a Ferdinando di Borbone consacra la sua vita alla felicità di lui. Mai e poi mai avrebbe voluto essere Regina, ma quando lo è si dedica con tutte le sue forze ai suoi compiti di Sovrana”. Tuttavia, lo scopo della sua vita era di “rendere felice il popolo per fare amare il Re”.
La giovane regina era incantata di Napoli e di tutto ciò che vedeva. E la gente l’amava, soprattutto quelli indigenti. Spesso Maria Cristina nelle sue uscite per le strade di Napoli partiva con la sua borsa piena di soldi per distribuirli alle tante mani che si allungavano al suo passaggio. “Il popolino ammira molto la Sovrana, che vede raccolta nelle chiese tanto da far dire che “quando prega va in estasi”. Anche la Balbiano racconta che la regina faceva la carità selezionata, prima di elargire sussidi, prende informazioni dai sacerdoti, in particolare da padre Terzi.
Concludo con l’iniziativa di carattere economico e commerciale di San Leucio, un sobborgo di Caserta, si tratta di una vera e propria industria organizzata, una colonia autonoma, una specie di minuscolo Stato del Commonwealth. Tutto era organizzato, non solo la tecnica di tessitura e distribuzione dei prodotti, i salari e gli orari di lavoro, ma anche la vita privata dei cittadini, le celebrazioni di funerali e matrimoni. Naturalmente le pratiche religiose al primo posto. “Norma basilare è l’uguaglianza di tutti i cittadini, e unica possibile distinzione il merito individuale”. Quella di san Leucio è un’esperienza lavorativa e sociale che va studiata con attenzione. Qui Maria Cristina, offre il meglio di sé stessa, diventa una vera e propria imprenditrice commerciale, altro che bigotta e donna sprovveduta. La regina di Napoli “è il miglior agente pubblicitario delle sete di S. Leucio”. Il testo è abbastanza meticoloso nella descrizione del lavoro degli operai, e soprattutto della continua presenza nella seteria della regina che ispeziona personalmente i filatoi, i telai e le vasche. Maria Cristina provvede a tutto, dalle piante, ai moderni telai. A lavoro prodotto, la regina pensa a “propagandare” i vari vestiti, indossandoli nei vari incontri di corte. Ripeto una donna così con la sua risolutezza poteva cambiare veramente la Storia almeno del Regno di Napoli. Purtroppo, è salita al cielo troppo presto, dopo due settimane di agonia, muore il 31 gennaio 1863.
DOMENICO BONVEGNA
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