LA POLITICA È LA PIU’ ALTA FORMA DI CARITA’

Lo diceva nel 1928 l’assistente ecclesiastico della FUCI Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI). Un concetto ribadito anche da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium del novembre 2013: “la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune” (n.205).

Questo significa che davvero il beato Federico Ozanam non va ricordato e riscoperto solo per il suo apostolato caritativo per i poveri ma anche per il suo impegno politico. “Politica e carità strettamente connesse, dunque, come insegna il Magistero della Chiesa, che invita i cristiani ad un impegno sociale concreto: ‘i laici, mossi dalla carità cristiana, devono operare direttamente e in modo concreto; come cittadini devono cooperare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità […]”.

Così si esprimeva nella nota introduttiva, Maurizio Ceste, curatore del II volume, su Federico Ozanam, “Scritti sociali e politici. La più alta forma di carità”, Rubbettino Editore (2019) Non sempre in ambienti parrocchiali si è accettati quando si propone di fare apostolato anche promuovendo gli aspetti politici. Federico Ozanam principalmente conosciuto come ispiratore e fondatore delle Conferenza di San Vincenzo de Paoli, fu grande uomo di fede, cultura e carità. Il volume pubblicato da Rubbettino una serie di articoli giornalistici, saggi e brani tratti dalla corrispondenza del beato, per la maggior parte mai pubblicati che percorrono la sua formazione politica, che sfociano nella sua candidatura all’Assemblea nazionale. In pratica, l’esperienza di Ozanam di fronte alle provocazioni della modernità è riassumibile, secondo Giuseppe Dalla Torre, “nella trilogia della carità: la carità della cultura, la carità sociale, la carità politica”.

Ozanam fu docente all’Università “La Sorbona”, a Parigi, saggista e giornalista negli anni in cui la Francia era laboratorio della società moderna, partecipò attivamente alla vita politica del suo Paese. Per le sue intuizioni sociali e politiche e per la realizzazione di opere assistenziali innovative è considerato tra i maggiori precursori della Dottrina Sociale della Chiesa. E’ stato beatificato da Giovanni Paolo II nel 1997. La bibliografia sul beato è abbastanza vasta, ho appena finito di leggere un’agile biografia del beato Ozanam, di un centinaio di pagine scritte da Luigi Chierotti, “Federico Ozanam (1813-1853). Uno dei fondatori delle Conferenze di Carità”, (Cooperazione Vincenziana, Genova 1993). L’autore nella presentazione scrive che la figura di Ozanam lo ha sempre conquistato, giustamente definito “Conquistor Juvenum in militiam Christi”: organizzatore della gioventù per l’esercito di Cristo. Straordinaria definizione. Nacque a Milano da una famiglia profondamente cristiana originaria di un paese nei pressi di Lione, dove fu parroco S. Vincenzo de Paoli. Ha studiato a Parigi, qui incontrò diverse personalità, tra cui il professore di filosofia Emanuele Bailly, forgiatore di giovinezze.

Uomo di cultura classica, tipografo ed editore appassionato, cattolico ed organizzatore di opere cattoliche. Proprio nell’ambiente culturale e studentesco di Bailly che sorsero le prime Conferenze di Carità di S. Vincenzo De Paoli. Ozanam è uno dei Sette fondatori delle Conferenze. I vari incontri organizzati da Bailly, spesso si animavano di discussioni e confronti abbastanza accese, non tutti erano cattolici e condividevano le tesi del professore. Anzi alcuni combattevano e odiavano la Chiesa cattolica. Alla fine, il gruppo cattolico scelse di fare un’associazione di tutti i credenti per operare nel sociale aiutando i più bisognosi della città di Parigi. All’inizio nessuno pensava che fosse nata una Grande Opera. Portare aiuto ai poveri non attraverso denaro, ma in generi di consumo, anche attraverso “buoni” da spendere presso diversi fornitori.

Ma nell’apostolato caritativo era presente anche quello culturale, i giovani erano desiderosi anche di fare apologia della Fede. Fare carità anche in campo culturale e teologico per controbattere le obiezioni dei nemici della Fede. Federico Ozanam utilizzò anche la cattedra universitaria come pulpito di apologia della fede. Interessanti i temi che Ozanam ha approfondito da grande studioso. Ha studiato il Medio Evo, in particolare Dante Alighieri, la sua filosofia, la sua opera poetica, la sua ortodossia. Tutti gli studi di Ozanam acquistano un dichiarato valore apologetico. In un saggio, “La Verità della Religione Cristiana provata mediante la conformità di tutte le credenze”, aveva l’intento di dimostrare la verità della religione cristiana esaminando storicamente le varie religioni e civiltà. Aveva intenzione di svolgere una monumentale opera storica a partire dalla civilizzazione dei barbari, dopo il crollo dell’Impero Romano fino al suo tempo. Ma l’Opera rimase incompleta. Ozanam aveva una preparazione minuziosa e non contava il numero delle pagine che riempiva. Amava molto lo studio della Storia, in ogni studio, l’interesse per la Religione era al primo posto.

La religione glorificata per mezzo della Storia”, ma nella ricerca metteva in guardia a non “snaturare i fatti, per estorcerne le prove”. In altra occasione Ozanam affermava di non essere un teologo ma si limitava da storico e critico di professione con spirito cristiano e lealtà di manifestare, le sue convinzioni “senza nasconderle. Con questo io non intendo perdere la mia libertà di giudizio sugli eventi. Quando si crede all’origine divina del cristianesimo, si diviene più esigenti verso coloro che lo servono, perché difficilmente si perdona loro di compromettere una causa tanto amata. Si è più indulgenti verso coloro che hanno la disgrazia di misconoscerlo […]”. Gian Giacomo Ampere, figlio del grande matematico, disse di lui: “preparava le sue lezioni come un Benedettino e le pronunciava come un oratore: una duplice fatica, nella quale ha logorato la sua costituzione fisica, che finì per cedere!”. Prima di recarsi a tenere le lezioni, pregava in ginocchio lo Spirito Santo.

Il nostro Federico fu tentato di farsi sacerdote, ma la Provvidenza ha voluto diversamente, per lui scelse la vocazione matrimoniale. La santità può raggiungere qualsiasi strada in tutte le vocazioni. Il 23 giugno 1841 si sposò con Amelia, i due ebbero una figlia, Maria. Erano coinvolti insieme nell’associazione per aiutare ai poveri. Il libretto di Chierotti si occupa della vita sociale e politica vissuta da Ozanam, in particolare quella della Rivoluzione del 1848. La lotta sociale che trascinò anche Ozanam su di un terreno scivoloso, coinvolgendolo in prima persona in contrasti, a cui forse non era preparato. “Le sue idee – scrive Chierotti – non erano frutto di uno studio dei fenomeni economici e sociali. Non erano espressione di un forte pensiero filosofico, che non possedeva”. Le sue idee nascevano dal suo cuore e dal suo sentimento cristiano. Del resto, “le Conferenza non avevano lo scopo di risolvere la questione sociale, ma di mettere in pratica il comandamento dell’amor di Dio con la controprova dell’amore per i fratelli più poveri”. Tuttavia, Ozanam si schierò col popolo che viveva nella miseria, sia con i suoi scritti, che con l’azione. E’ quello che hanno fatto tutti i cosiddetti Santi Sociali torinesi al contrario dei vari demagoghi e ciarlatani che si ispiravano alla nascente dottrina di Carlo Marx.

DOMENICO BONVEGNA

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