Oggi si celebra il “Giorno del ricordo” in memoria degli italiani torturati, assassinati e gettati nelle foibe dalle milizie della Jugoslavia di Tito assieme a tante altre incolpevoli vittime.
Questa mattina, per onorare il ricordo degli italiani uccisi e di quelli costretti all’esodo giuliano-dalmata, a Montecitorio si svolge una cerimonia alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Istituita nel 2004, questa ricorrenza non è solo un dovere di giustizia storica, ma anche un monito contro ogni forma di odio e discriminazione. Le foibe, voragini naturali dell’Istria e della Dalmazia, sono diventate il simbolo di una tragedia a lungo rimasta nel silenzio, quella di un popolo colpevole solo di essere italiano.
La Polizia di Stato oggi rinnova il proprio tributo ai servitori delle Istituzioni rimasti al loro posto nonostante il pericolo.
Durante l’occupazione del Friuli orientale, centinaia di agenti scelsero di non abbandonare la popolazione civile, cercando di garantire un presidio di sicurezza in un territorio martoriato. Tra loro almeno 392 poliziotti, provenienti da Fiume, Trieste, Gorizia, Zara, Spalato, Pola e Lubiana furono “infoibati”, fucilati o deportati, svanendo nel nulla delle voragini o nei campi di prigionia jugoslavi.
Poliziotti infoibati. I condannati venivano legati l’un l’altro, con un lungo filo di ferro stretto ai polsi, e schierati sugli argini delle foibe. Qui, gli esecutori sparavano ai capifila, i quali, precipitando nell’abisso, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri dei loro conoscenti, tra sofferenze inimmaginabili.
Sebbene i numeri ufficiali siano ancora oggetto di studio a causa della distruzione dei documenti dell’epoca, la storia restituisce i nomi di otto valorosi agenti i cui corpi furono estratti e identificati: Giovanni Spinelli, Antonio Picozza, Santo Caminiti, Carmine Esposito, Matteo Greco, Gaspare Sciscioli, Raimondo Selvaggi e Emilio Torbelli.
La Polizia di Stato si impegna a tramandare il ricordo di questi valorosi poliziotti e di tutte le vittime, alle nuove generazioni. Onorare chi perse la vita in Istria, Fiume e Dalmazia, e ricordare l’esilio forzato di migliaia di profughi, significa oggi riaffermare i valori di pace e giustizia che sono alla base della nostra democrazia,
