IL VETERO FEMMINISMO SOSTENUTO DAI CENTRI SOCIALI ATTACCA IL PATRIARCATO MA PER ATTACCARE LA DESTRA

La strategia del nuovo femminismo (non starò qui ad elencare le nuove sigle) compresa quella ufficiale che ha promosse le manifestazioni, “Non una di meno”, è abbastanza chiara, insieme ai vari Centri sociali, strumentalizzando la questione della violenza sulle donne, ha trovato una nuova categoria politica (il Patriarcato) contro cui scagliarsi a testa bassa, ma il loro intento è quello di attaccare la Destra, equiparandola agli uomini violenti, figli di un presunto patriarcato.

“Dovreste avere il coraggio di dirla tutta, seguendo il vostro perverso schema mentale: volevate dire la destra e tutto ciò che ne sia, a vostra detta, l’espressione. Il giochetto cultura di destra uguale uomini violenti e conniventi che non vedono l’ora di sfogare istinti bestiali sulle donne è falso, privo di fondamento e molto pericoloso”. (Ezio Pozzo, Dicono “patriarcato” ma intendono “la destra”, 24.11.23, atlanticoquotidiano.it)

Non solo ma come abbiamo visto nelle manifestazioni di ieri hanno attaccato anche il governo Meloni, colpevole di una presunta violenza di Stato. Infatti, in questi giorni, abbiamo ascoltato interviste TV di cosiddetti ”esperti”,“che dichiarano che la morte della cara Giulia è un “omicidio di stato”, in cui si intravvede la responsabilità del governo attuale, in quanto forte sostenitore di valori quali “Dio, patria e famiglia”, cascano le braccia per l’assoluta stoltezza di simili affermazioni: se questi sono gli esperti che devono individuare la causa della tragedia, se questa è la diagnosi, siamo proprio messi male!”, Scrive Massimo Gandolfini, su LaVerità del 25 novembre scorso.

Si parla di rivolta permanente, intrisa di retorica, la morte della giovane Giulia viene strumentalizzata per un’agenda molto più ampia, ben oltre il tema del femminicidio e della violenza di genere, che spazia dalle teorie Lgbtq+ al diritto alla casa, per arrivare al sostegno alla causa palestinese. Si tratta di “un’agenda woke. Dovrebbero esserne consapevoli tutti coloro che scenderanno in piazza credendo di farlo in nome di Giulia e del diritto delle donne a non essere vittime di violenze da parte degli uomini”. (Federico Punzi, Femministe che odiano le ebree: Giulia non c’entra, è delirio woke, 25.11.23, atlanticoquotidiano.it)

Era nata come una manifestazione transfemminista contro le violenze di genere e contro “l’odio etero cisgender patriarcale”, col pensiero rivolto a Giulia Cecchettin, si è trasformata in una manifestazione pro Palestina, contro il governo, contro i cattolici e contro Israele. Intanto a farne le spese della manifestazione “democratica” del nuovo femminismo è la sede dell’associazione cattolica Pro-Vita & Famiglia, assediata con lancio di bottiglie da parte dei manifestanti. Se assaltano la sede della Cgil allora tutti a indignarsi, assaltano la sede di una Onlus che aiuta e difende le famiglie, silenzio.

Non solo ma l’isterismo del nuovo femminismo estremo attacca anche la guerra di Israele contro il movimento di Hamas, “La guerra è la manifestazione più totalizzante della violenza patriarcale, per questo, e più che mai, siamo al fianco del popolo palestinese che affronta l’ultimo episodio della lunga storia di un genocidio portato avanti da uno degli apparati politico-militari più potenti al mondo, lo Stato di Israele. Non ci sono margini di ambiguità in questa storia di colonialismo, razzismo e violenza, tesa a cancellare il territorio palestinese e, soprattutto, il suo popolo”.

Nessun accenno invece scrive Punzi a quel “femminicidio di massa, fatto di stupri, uccisioni, vera e propria macelleria di donne, ragazze e bambine, commesso da Hamas il 7 ottobre, nessuna menzione. Della cultura “patriarcale” che opprime e spesso uccide le donne nei territori palestinesi, in tutti i Paesi mediorientali e islamici, e purtroppo in tutte le comunità islamiche anche nelle nostre città, nemmeno a parlarne”.

A questo proposito c’è un bell’intervento di Lorenza Formicola su la Nuovabq.it (Violenza contro le donne: da dove tutto è cominciato, 25.11.23)

che fa un lungo e corposo elenco di altre violenze sulle donne, politicamente scorrette, di cui si fa poca attenzione. Comincia con Le lapidazione e infibulazione ai danni solo delle donne nei paesi islamici. Ricordiamo la violenza contro le bambine che non si fanno nascere, solo perché femmine. La banalizzazione dell’aborto, è essa stessa violenza. La Cina e l’India ne hanno approfittato più di tutti. E diciamolo che non è stata solo un’imposizione del maschile, ma anche una conquista femminile: laggiù nessuna vuole diventare madre di una femmina […] Violenza contro le donne è l’utero in affitto […] Violenza contro le donne è quella dei fatti di Rotherham. La cittadina inglese dove almeno 1400 ragazzine minorenni e bambine sono state aggredite e violentate sessualmente da maschi islamici perché bianche. Per sedici anni i fatti vennero taciuti da istituzioni negligenti e timorose di essere accusate di razzismo e islamofobia”.

E’ violenza contro le donne, quando si vede alle tante manifestazioni di “Non una di meno”, in questi anni, la caricatura volgare, perversa e crudele della Vergine Maria. “Si può non credere in Maria Santissima, ma Ella resta una donna che è un personaggio storico con un figlio torturato e condannato a morire crocifisso. Fa riflettere che il bersaglio di una manifestazione per le donne, e a loro difesa, sia una particolarmente pia e innocua. Persino vergine”.

Violenza contro le donne è la pornografia. Violenza sono le quote rosa. E, soprattutto, come si è arrivati a tutto questo?

Le cose hanno cominciato a precipitare quando il cattolicesimo è stato cancellato. C’è stato un tempo in cui la civiltà ruotava intorno alle donne e alla loro possibilità di dare la vita e al diritto di proteggerla. Con il cattolicesimo, infatti, arriva la vera “emancipazione”. E cambia per sempre il destino delle donne. Cristo sconvolge tutto e dà alla donna la dignità di persona, oltre che un ruolo nella società. Con il cattolicesimo assumono una funzione speciale anche le vedove. Interessante le puntuali riflessioni sul cosiddetto Medioevo della Formicola. Infatti, è nel Medioevo cristiano la donna sarà domina e regina. Sa leggere e scrivere, e come oggi, lo fa già più degli uomini. Studia all’università di medicina, è librorum custodia, padrona di casa e centro della società.

È la società à-ì+cattolica medievale, che ha prodotto, solo per fare qualche nome, santa Caterina da Siena, che, figlia di contadini, diventa consigliera di principi e papi che osa anche redarguire e dai quali riceve rispetto e ascolto, al punto da essere proclamata dottore della Chiesa; santa Giovanna d’Arco che a 17 anni guida un esercito; o, ancora, santa Ildegarda di Bingen, dottore della Chiesa, che, all’inizio XII secolo scrive, studia la natura e compone musica, è linguista ed anche consigliera politica. Donne a capo di governo? L’“epoca buia” ha partorito le imperatrici bizantine Irene e Teodora, Melisenda di Gerusalemme e Costanza d’Altavilla. Si potrebbe continuare.

Nei suoi numerosi libri, Régine Pernoud, a cominciare da “Luce del Medioevo” uno degli storici più preparati e fecondi sul Medioevo, racconta di una donna inserita, con documenti che lo attestano, attivamente nella vita economica e dei 65 mestieri già riservati esclusivamente ad essa contro gli 81 degli uomini. Le donne partecipano alle assemblee e votano come negli Stati Generali del 1308. Mi fermo per non stancarvi.

DOMENICO BONVEGNA

dbonvegna1@gmail.com