IL LIBANO OSTAGGIO DI HEZBOLLAH

Il Libano negli anni ’70 era considerato la Svizzera dell’Oriente e non soltanto per la sua condizione economica, ma soprattutto perché c’era una convivenza pacifica tra le varie religioni, in particolare tra cristiani e musulmani. Poi sono arrivati un milione e mezzo di palestinesi guidati dall’OLP di Yasser Arafat, che ben presto hanno rotto l’equilibrio sociale del Libano. Esplode la cosiddetta guerra civile, ma vengono coinvolti i Paesi vicini, la Siria e Israele. Nel 1991 si arrivò ad un certo equilibrio, anche questo, rotto dall’arrivo di Hezbollah, sotto protezione dell’Iran. Intanto tanti libanesi sono emigrati, non solo cristiani, ma anche musulmani. Arriviamo all’oggi, chi è rimasto in Libano? Un amico libanese, di religione musulmana, mi ha detto che su 5 persone che incontri a Beirut, quattro non sono libanesi. Forse esagera, ma credo che abbia ragione.

Veniamo a oggi. Perché Israele insiste a mantenere le sue truppe nel Sud del Libano. Semplice perché Hezbollah non smette di lanciare missili sul Nord Israele. Peraltro, il movimento terrorista scita non ha accettato la tregua, e questo è la prova che la guerra del Libano non riguarda affatto il Libano, scrive Stefano Magni su atlanticoquotidiano. (Il Libano è uno dei fronti di guerra del regime iraniano. Che senso ha Unifil?, 10.6.26) Israele occupa parte del Libano meridionale, non certo perché lo vuole conquistare (come sostiene la propaganda di Hezbollah), ma proprio per tenere il “partito di Dio” lontano dai suoi confini. E lo terrà sotto occupazione militare finché non sarà smantellata l’infrastruttura militare di quello che è il più armato e addestrato (benché fortemente indebolito dal 2024) gruppo terrorista internazionale. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato su X un messaggio indirizzato al popolo del Libano. “Non siamo in guerra contro di voi, ma contro Hezbollah. Sapete anche che desideriamo ardentemente la pace con voi, con il Libano. Una pace in cui i nostri due popoli possano investire insieme, costruire insieme, prosperare insieme”.  Hezbollah ha continuato ad attaccare Israele e le truppe israeliane. E non solo. Il 4 giugno stesso, mentre si discuteva di pace, un casco blu serbo della missione Unifil2, Milovan Jovanovic, veniva ucciso da un colpo di mortaio. Dopo che, per riflesso pavloviano, già parte della stampa accusava Israele, una prima ricostruzione delle traiettorie ha dimostrato che il colpo fosse partito da Hezbollah.
A questo punto è intervenuto l’Iran, il 7 giugno, con un primo lancio di missili balistici su Israele (a cui lo Stato ebraico ha prontamente risposto con raid aerei sul suolo iraniano). Quindi: l’Iran reagisce militarmente per quel che Israele fa in Libano, come se il Libano fosse territorio iraniano. Anche prima dello scambio diretto fra Iran e Israele, la condizione del Libano era chiara a tutti, a partire dal presidente libanese Joseph Aoun. Il 5 giugno, il giorno dopo che Hezbollah aveva respinto la tregua, il capo di Stato libanese dichiarava infatti, che “il popolo libanese sta pagando il prezzo (…) degli interessi iraniani”, aggiungendo che i cittadini sono “stufi” della guerra tra Israele e Hezbollah. “Stanno usando il Libano come merce di scambio nella loro negoziazione con gli Stati Uniti”, ha detto chiaro e tondo il presidente Aoun. Rivolgendosi a Qassem, Aoun ha affermato: “Il popolo libanese non è il tuo popolo”. Più chiaro di così. Magni critica la missione Unifil. La politica europea continua a far orecchie da mercante. Che senso ha, in queste condizioni, parlare di rinnovo, sotto altra forma, dell’ormai scaduta missione Unifil2? Che senso ha, appunto? Una missione di peacekeeping diventa possibile solo a guerra finita, ma qui, come abbiamo visto in questo fine settimana, l’Iran non ha affatto intenzione di concluderla. Il conflitto in Libano è un fronte di guerra dell’Iran. Non ci sono altri modi di intenderlo. E come in ogni conflitto, si deve scegliere una parte: o con Israele o con la Repubblica Islamica dell’Iran. Tertium non datur. Sulla guerra nel Sud del Libano è intervenuto Franco Londei su rightsreporter.org (Perché Israele non può lasciare il Libano a Hezbollah (nonostante Trump), 17.6.26) “Prima di tutto sfatiamo il mito creato ad arte dai media mainstream che nel conflitto in Libano individuano in Israele la parte “cattiva” e nei poveri terroristi di Hezbollah la parte buona e brava. A non volere Hezbollah in Libano è il governo libanese. Esatto, letto bene, il governo libanese che nell’agosto 2025 ha chiesto e ordinato il disarmo delle milizie al soldo di Teheran”. Nello specifico, il 5 agosto 2025, il neoeletto gabinetto dei ministri di Beirut guidato dal primo ministro Nawaf Salam e dal presidente Joseph Aoun ha approvato una storica risoluzione. Questa decisione ha imposto all’esercito nazionale di elaborare un piano urgente per smantellare tutte le milizie armate del Paese e ripristinare il monopolio statale della forza entro la fine dell’anno. Naturalmente Hezbollah, che lavora per l’Iran, non ha accettato e il povero esercito libanese non è riuscito a disarmare Hezbollah che continua a lanciare missili su Israele. Dunque, ricapitoliamo per quelli più duri di comprendonio:
Hezbollah opera in Libano per conto dell’Iran. Scrive Londei. Non c’entra niente con il Libano sebbene si vogliano vendere come un partito politico che siede in parlamento con 15 seggi su 128. Anche nello stesso Parlamento non fanno mai gli interessi del Libano ma operano per fare quelli di Teheran. Il governo libanese ha ordinato il disarmo delle milizie armate, compreso Hezbollah, che però non ne vuol sapere e minaccia (sempre per conto di Teheran) di scatenare una guerra civile in Libano. In sostanza, Hezbollah è l’esercito occupante (per conto dell’Iran) in Libano. È un gruppo terrorista riconosciuto come tale da almeno 28 paesi, compresa la Lega Araba, gli Stati Uniti e i maggiori paesi europei. E se è vero che alcuni fanno distinzione tra l’ala cosiddetta “politica” e quella militare, in realtà ambedue fanno gli interessi dell’Iran e non quelli del Libano. Perché Israele non può e non deve lasciare il Libano nelle mani di Hezbollah, che equivale a dire «nelle mani dell’Iran». Su ordine di Teheran, Hezbollah ha attaccato Israele sin dal 8 ottobre 2023, cioè dal giorno dopo il massacro del 7 ottobre. Da quel giorno, ogni giorno, ha lanciato missili contro il nord di Israele provocando lo sfollamento di decine di migliaia di civili israeliani. Nessuno però, tra i media mainstream e anche tra quelli minori, se ne è accorto (o si sono semplicemente girati dall’altra parte). Mesi e mesi di missili sui civili israeliani e nessuno che abbia fatto un fiato, poi Israele contrattacca con una azione estremamente mirata (l’operazione in assolto più mirata della storia) e tutto il mondo che si solleva. E’ veramente indicativo, Israele sta attaccando in maniera mirata obiettivi di Hezbollah, avvisando in anticipo (come fa sempre) i civili di abbandonare le aree che verranno bombardate. Eppure, come nel settembre 2024, sembra che Israele voglia nuclearizzare l’intero Libano. Israele non può e non deve lasciare che Hezbollah rimanga in Libano ad eseguire gli ordini di Teheran. A dire il vero, non se lo può permettere nemmeno il Libano che ha bisogno di pace e di sviluppo mentre Hezbollah ha portato solo guerra e povertà. È il Governo libanese che chiede a Hezbollah di consegnare le armi nelle mani dell’esercito regolare. È il governo libanese che dopo decenni parla direttamente con quello israeliano per decidere del futuro e parlare di pace, mentre Iran ed Hezbollah minacciano Beirut affinché non tratti con Israele. Come se il Libano non fosse dei libanesi ma dei Pasdaran. Lasciare che Hezbollah e l’Iran continuino a taglieggiare il Libano come se fosse una cosa loro, quando i libanesi non vogliono più stare sotto la mannaia iraniana e vogliono la pace, è una cosa che Israele non può permettere né può permettersi. Lasciare il Libano oggi significa lasciarlo nelle mani dell’Iran. Significa avere i missili iraniani e i pasdaran al confine con Israele. Ecco perché gli iraniani battono tanto sul fatto che nell’accordo con gli Stati Uniti vi venga incluso anche il ritiro di Israele dal Libano. Non lo fanno mica per i libanesi.

a cura di DOMENICO BONVEGNA