Non vogliamo essere uguali, non lo siamo, siamo differenti. Ma vogliamo essere pari. Si è parlato molto di donne, diritti e lavoro nello sport e non solo. Nel corso del convegno “Il doppio volto delle Olimpiadi-Discriminazioni e violenza di genere nello sport”, organizzato questo venerdì 27 febbraio a Roma dalla Fitel-federazione italiana tempo libero, Coordinamento donna. L’incontro, moderato da Antonella Bellutti, doppio oro olimpico ad Atlanta e Sydney di ciclismo su strada e dirigente di Assist-Associazione nazionale Atlete.
Tra gli interventi, quello di Manuela Claysset, responsabile Politiche di genere e diritti Uisp: “Per cambiare che si fa? – ha detto Manuela Claysset – l’Uisp porta avanti esperienze concrete. La Carta dei diritti delle donne nello sport risale al 1985. All’epoca avevamo il Coordinamento donne che ha portato avanti importanti battaglie all’esterno e anche all’interno dell’associazione. Con il tempo quel tipo di impegno si è trasformato in un interesse diffuso nell’Uisp per le politiche di genere e i diritti. Questa trasformazione ha permesso all’associazione di mettere al centro della propria elaborazione e delle proprie proposte, il tema dei diritti delle donne in una visione più complessiva, più ampia, come priorità di tutta l’associazione. Per questo è nata la responsabilità delle politiche di genere e i diritti”.
“Questo orientamento permette all’ Uisp di operare una continua trasformazione sui diversi livelli attraverso i quali opera, dalle attività ai progetti, dalla governance alle iniziative, anche di tipo formativo. Lo sport, infatti, non è soltanto le discipline sportive che propone il sistema sportivo attraverso il Coni, ma è molto di più. Bisogna andare oltre gli stereotipi e oltre gli steccati disciplinari e mettere tutti e tutte nelle condizioni di poter accedere all’attività sportiva in condizioni di parità dei diritti, tutele, accesso alla governance e condizioni di lavoro”.
L’INTERVENTO DI MANUELA CLAYSSET
“Bisogna parlare di più di sport femminile, nei media , ma anche tra di noi, siamo tutti diversi e diverse, per superare quelle disuguaglianze dobbiamo fare tutti qualcosa. Che cosa manca? Puntare sul ricambio generazionale, ad esempio. Cresce la pratica femminile ma ci sono due fenomeni preoccupanti da contrastare. Uno è la sedentarietà, soprattutto tra i giovani. L’altro è l’abbandono sportivo, che inizia negli undici anni. Perché forse il tipo di pratica sportiva che una persona sceglie chiede cambiamenti, crescono le attività miste e quelle praticate in luoghi destrutturai, ad esempio”.
“Occorre rendere più accoglienti i luoghi di sport – ha concluso Manuela Claysset – occorre formare ad una maggiore attenzione alla parità di genere le nuove leve di educatori, dirigenti, operatori. L’Uisp chiede attività sportive più accoglienti verso le differenze di genere, per questo, ad esempio, la nostra è stata la prima associazione che alcuni anni fa ha introdotto il tesseramento Alias. Le differenze esistono anche all’interno dello stesso genere. Ognuno di noi è diverso, basti pensare al caso della pugile Imane Khelif durante i Giochi olimpici di Parigi 2024. L’Uisp continua a sperimentare attività il più possibile aperte e inclusive”.
Nel corso dell’incontro, introdotto da Barbara Pierro, della presidenza Fitel, il tema del lavoro sportivo e delle discriminazioni alle quali sono sottoposte le atlete, è emerso in vari modi. Lara Lugli, ex giocatrice di pallavolo: “Nel corso dei Giochi olimpici si autocelebrano da più parti le donne, perchè ce la fanno e vincono. Ma l’uguaglianza effettiva non c’è, non bisogna farsi illusioni. Una mamma atleta, ad esempio, continua ad avere molti problemi, non bisogna accontentarsi della narrazione corrente”.
Le europarlamentari Camilla Laureti e Carolina Morace (attraverso un messaggio video) hanno posto l’accento sul tema della governance femminile nello sport, ancora molto indietro. “Non vogliamo essere uguali, non lo siamo, siamo differenti – ha detto Camilla Laureti – Ma vogliamo essere pari. Le donne continuano a percepire il 25% in meno di stipendio a parità di mansioni lavorative”. Giancarlo Moretti, portavoce Forum Terzo settore: “Lo sport nel terzo settore è importante, è un presidio sociale dove le garanzie di welfare sono più fragili. Proprio per l’importanza del fenomeno sportivo dobbiamo fare atti concreti verso la parità: noi cerchiamo di fare la nostra parte in tutto il terzo settore. Sono state due donne, ad esempio, che mi hanno preceduto nel ruolo di portavoce nazionali”.
(a cura di I.M.)
