Ci sono incontri che illuminano le battaglie del mondo. Quello tra Pablo Fajardo, uno dei più noti difensori dell’ambiente a livello internazionale, e Roberto Malini, poeta, attivista e co-presidente di EveryOne Group, appartiene a questa categoria rara: una convergenza di esperienze, lotte e visioni nata sulle sponde opposte del pianeta e destinata a resistere nel tempo.
Pablo Fajardo, avvocato ecuadoriano cresciuto nella regione amazzonica contaminata dalle attività petrolifere di Texaco-Chevron, è una figura simbolo della resistenza dei popoli indigeni e delle comunità rurali dell’Ecuador. Con l’Unione dei popoli colpiti da Texaco e con Friends of the Earth Ecuador, Fajardo ha guidato una delle vertenze ambientali più imponenti della storia: oltre 30.000 abitanti dell’Amazzonia contro Chevron, accusata di aver lasciato dietro di sé un’eredità devastante di pozze di petrolio, malattie e distruzione culturale. Per questa battaglia, considerata un modello globale di resilienza civile, ha ricevuto nel 2023 il Goldman Environmental Prize, il più prestigioso premio d’attivismo ecologico del mondo. In Italia è stato insignito anche del Premio Internazionale “La bellezza rimane”, riconoscimento conferito a figure che custodiscono la dignità e la vita umana nei luoghi feriti dalla sopraffazione, con l’attivismo e la cultura.
Pablo Fajardo e Roberto Malini si sono incontrati alcuni anni fa a Genova, durante un’iniziativa dedicata ai diritti ambientali. Il dialogo tra i due attivisti — lungo, intenso, illuminante — si sviluppò attorno a una domanda fondamentale: come difendersi oggi da un sistema energetico sempre più aggressivo, pronto a usare strumenti economici, politici e legali per ridurre al silenzio chi si oppone?
Fu un incontro tra due visioni. Quella latinoamericana, forgiata nelle giungle contaminate dell’Ecuador e quella europea, maturata nelle battaglie civili italiane, nelle indagini ambientali, nella tutela dei paesaggi, dei diritti delle comunità e dell’arte perseguitata. Da allora, un filo invisibile ma tenace ha continuato a unire le loro strade.
Nell’estate del 2025, Fajardo ha registrato un video di sostegno a Roberto Malini e Lisetta Sperindei, fondatori del Comitato PESARO: NO GNL, impegnato contro il progetto di un impianto di liquefazione del metano nella zona industriale della Tombaccia, nella città marchigiana. Nel video — girato nel cuore della foresta amazzonica — Pablo parla con emozione dell’importanza di difendere la salute, la sicurezza e il diritto delle comunità a un futuro sostenibile. E si schiera apertamente a fianco di Malini e Sperindei, colpiti da una SLAPP da due milioni di euro, una cifra che costituisce un caso inquietante a livello globale: raramente un’azione giudiziaria così sproporzionata è stata diretta contro due singoli difensori dell’ambiente. Il messaggio è chiaro: dall’Amazzonia all’Europa, le intimidazioni contro gli attivisti seguono lo stesso schema. E soltanto la solidarietà internazionale può spezzarlo.
La causa civile intentata da Fox Petroli contro Malini e Sperindei — accusati di aver definito “degradato” un sito industriale abbandonato che la stessa azienda ha dichiarato necessitante di bonifica e riqualificazione totale — è stata denunciata dalla Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE) e dalle principali organizzazioni anti-Slapp come esempio emblematico di causa temeraria. Un tentativo di zittire cittadini che esercitano un diritto fondamentale: partecipare al dibattito pubblico su ambiente e sicurezza.
La SLAPP, come riconosciuto dall’ONU, dalla Commissione Europea, da Front Line Defenders e da diverse organizzazioni internazionali, è diventata uno strumento usato da attori economici e politici per frenare la trasparenza, spezzare il dissenso e intimidire chi difende l’interesse comune.
Nel confronto di Genova, Fajardo e Malini avevano già individuato un punto chiave: le aziende dell’energia — oggi più che mai — rispondono all’attivismo con un arsenale legale e comunicativo sempre più aggressivo. Per contrastare questa tendenza, entrambi ritengono indispensabili reti globali di supporto giuridico e mediatico, azioni coordinate tra comunità locali e movimenti internazionali, una nuova cultura dei diritti ambientali, capace di unire popoli, scienze e linguaggi diversi.
È lo stesso approccio che guida la difesa dei territori amazzonici come quella delle comunità marchigiane: due fronti diversi della stessa lotta, contro gli stessi meccanismi di impunità. Le storie di Pablo Fajardo e Roberto Malini dimostrano che la difesa dell’ambiente non è più locale. I confini nazionali non fermano l’inquinamento, né l’abuso di potere. Chi inquina nell’Amazzonia ecuadoriana oin Italia usa spesso gli stessi strumenti di intimidazione, le stesse logiche economiche, la stessa volontà di silenziare le comunità. E allo stesso modo, gli attivisti — quando si incontrano — si riconoscono immediatamente per il linguaggio comune della giustizia, l’impegno ambientalista condiviso e il coraggio che li lega oltre gli oceani. La connessione tra Fajardo e Malini non è solo un’amicizia, ma la manifestazione concreta di una nuova geografia della resistenza ambientale, in cui le lotte locali diventano globali, e le vittorie di uno sono la speranza di molti.
Nella foto, Malini e Fajardo
