DA MONTSERRAT ALLA SAGRADA FAMILIA, L’ITINERARIO DELLA BELLEZZA DI LEONE XIV IN SPAGNA

Del viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna mi interessa cogliere alcuni aspetti, così come avevo fatto a suo tempo per il viaggio di Benedetto XVI, dove in particolare sottolineavo due temi: il pellegrinaggio e la bellezza. (Il Pellegrinaggio della Bellezza di Benedetto XVI in Spagna, 12.11.2010). Papa Ratzinger allora da Santiago de Compostela ha voluto riflettere sul significato dei pellegrinaggi e poi nel tempio della Sagrada Família, di Antoni Gaudì a Barcellona, ha fatto delle riflessioni sul tema della bellezza e dell’arte.

I due temi sono collegati nel pellegrinaggio, infatti, si cammina sempre nella direzione di una qualche forma di bellezza. Ora anche Leone XIV per certi versi ha ripercorso lo stesso itinerario, ma partendo dal santuario di Montserrat, riflettendo sullo spazio sacro prima al santuario e poi alla Sagrada Familia. Nell’omelia di Monserrat, fa percepire lo spazio sacro come luogo vivo nel quale Dio parla all’uomo, sollecitandolo all’azione. La Madonna di Montserrat rammenta al Pontefice anzitutto i suoi anni da parroco missionario: infatti, «con emozione ho ricordato i miei anni come parroco della parrocchia di Santa Maria di Montserrat a Trujillo, in Perù. La Moreneta mi ha sempre accompagnato. Grazie, Catalogna, per la tua fede» operosa, che si esprime eminentemente nella bellezza del santuario dedicato alla sua patrona, mura che potrebbero «raccontarci le innumerevoli storie di devozione, gratitudine e speranza», tra le quali il Papa enumera la conversione «di sant’Ignazio di Loyola, il quale in questo luogo suggestivo, dopo una notte di preghiera davanti alla Vergine, consegnò le sue armi da cavaliere, momento che segnò l’inizio di una nuova vita al servizio di Gesù Cristo. Il Signore, tramite Maria, ci convoca per trasformarci in pietre dell’edificio spirituale della Chiesa.

La liturgia come convocazione del popolo di Dio traspare chiaramente nellomelia della Sagrada Familia. «Oggi, infatti, la Basilica della Sacra Famiglia ci accoglie, aprendo le sue porte come braccia spalancate per invitare ciascuno a questo altare, all’ascolto della parola di Dio, che ci costituisce famiglia amata dal Signore, nutrita dalla sua stessa vita nell’Eucaristia. Ammirando la bellezza dell’opera più insigne del servo di Dio Antoni Gaudi (1852-1926) a cento anni esatti dalla sua morte, constatiamo prima di tutto che «questa chiesa è un unico edificio, composto di molte pietre. Una casa che cresce con costanza negli anni, secondo un identico progetto»Sulla scia dei costruttori di cattedrali medievali Gaudí non concepiva infatti la Sagrada Familia come opera di un uomo solo, ma di una comunità che si estende nell’arco delle generazioni. Una dimensione espressa con efficacia da Leone XIV. Il Papa rimarca che «noi tutti siamo le pietre vive di quest’opera, che ha Cristo per fondamento e culmine, inizio e fine. Molto più di un monumento, la Basilica della Sacra Famiglia è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento» nelle nostre anime e, tramite le nostre azioni, nel mondo. «Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione» di cui noi siamo al contempo pietre e carpentieri. Spesso il volto della Chiesa è corrugato dal peccato dei suoi membri, ma «la sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza.

La nostra gratitudine diventa allora impegno, mentre cooperiamo al progetto di Dio, cioè alla costruzione cui Egli stesso ci chiama. Poiché siamo tempio dello Spirito Santo (cfr 1Cor 6,16-19), quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio pensa come un capolavoro da realizzare insieme» a Lui e tra di noi. Allora, «ammirando la torre di Gesù Cristo, alziamo a Lui lo sguardo, a Lui che solo ci svela la verità di Dio e la verità di noi stessi. Guardando a Cristo possiamo vedere il mondo con occhi rinnovati: la torre della Croce diventa allora vessillo di carità, perché Dio ci ama così, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza. Nella Croce di Gesù la nostra fede raggiunge il vertice, come professa l’iscrizione che è posta alla base della guglia: “Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus”. Questa Croce brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo».

Leone XIV ha più volte richiamato il venerabile Antoni Gaudì, grande architetto ardente di fede, che pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: “in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi”. Le tre facciate della Sagrada Familia sono dedicate proprio alla Natività, alla Passione e alla Risurrezione, rendendo la basilica un’eloquente «catechesi fatta di pietre, di colori e di luce. Nella sua saggezza, la Chiesa rinnova così la Biblia pauperum delle antiche cattedrali, che sono in sé stesse ricchissimi messaggi di evangelizzazione. In questo tempio d’immagini appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione» (Michele Brambilla, Siamo tutti una cattedrale in costruzione, 11.6.26, alleanzacattolica.org)

Sulla celebrazione del Papa alla Sagrada Familia è intervenuto anche Stefano Chiappalone (Il Papa alla Sagrada Familia: “La fede dà forma alle pietre”, 11.6.26, lanuovabussola) “La Torre benedetta ieri sera è immagine plastica della centralità della Croce di Cristo. La Sagrada Familia è «molto più di un monumento», aveva detto il Papa all’inizio dell’omelia, ed è anche molto più di un cantiere: essa è «un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi». In questo tempio d’immagini appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione», e proprio in quella Spagna che da Zapatero a Sanchez ha accelerato la secolarizzazione ma che ha accolto il successore di Pietro con un calore andato ben oltre le attese. Un paradosso, come lo stesso cantiere della Sagrada Familia dove la persecuzione antireligiosa degli anni Trenta non risparmiò neanche i disegni di Gaudí, distrutti da un incendio appiccato dagli anarchici, ma dove oggi sulla Torre di Gesù Cristo svetta una croce altissima davanti alla quale non si può fare a meno, come recita il motto del viaggio apostolico, di «alzar la mirada».

DOMENICO BONVEGNA