Benedetto XVI e Papa Francesco: un modo diverso di vivere la fede cristiana

di ANDREA FILLORAMO

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Sono un sacerdote. Seguo con molta attenzione i tuoi articoli su IMG Press, in cui con chiarezza fai conoscere le tue opinioni, che talvolta anche non condivido pienamente, ma che manifestano un modo di vivere la fede cristiana che merita di essere conosciuta per l’onestà intellettuale che in essi traspare. Siamo, come tu più volte hai fatto notare, in un momento molto difficile per la Chiesa, in cui si fa manifesta la corruzione ma anche la guerra fra forze opposte al suo interno, forze che sempre nella millenaria storia ci sono state ma che adesso si rivelano nelle due figure di Papi: Benedetto XVI e Papa Francesco.

Nel tuo articolo recente, con il titolo: “Benedetto XVI e Papa Francesco, due idee di Chiesa”, tu porgi la chiave di lettura di quello che sta avvenendo, quando un Papa si dimette e l’altro cerca di fare quello che il predecessore non è riuscito a fare. Allo Spirito Santo il compito di superare le controversie immancabili che ci sono e ci saranno sempre nella Chiesa…

Ringrazio dell’attenzione e del riconoscimento dell’onestà intellettuale che credo mi caratterizzi.

So chiaramente che l’onestà intellettuale altro non è che un approccio al pensiero, che non va confusa con l’umiltà o la mancanza di fiducia e/o autostima.

Chi è onesto intellettualmente non mette necessariamente in dubbio la sua opinione ma è disposto a farlo, quando vengono eliminate tutte le possibili alternative, ovvero fino a quando si troverà la risposta migliore ad un quesito. Significa acquisire come abitudine quella di considerare i propri limiti come parte in causa di un tutto.

Chi è onesto intellettualmente, ancora, sa che la chiave per la conoscenza è l’essere sufficientemente coraggiosi da dire “ho sbagliato”.

Questo, nella mia vita, è avvenuto se non frequentemente almeno più volte.

In tutti i miei scritti e, particolarmente quando scrivo della Chiesa, cerco di far comprendere e di far capire che occorre che ciascuno di noi segua un percorso di cambiamento mentale, che non è semplice ma è necessario.

Per farlo occorre che chi si accosta alle tematiche religiose in generale e in quella della Chiesa cattolica in particolare, deve spogliarsi da ogni genere di condizionamento o struttura mentale e da qualsiasi preconcetto mitico trasmesso ai bambini, oso dire: dogmatico.

Un processo questo che non solo è difficile da mettere ma soprattutto non è indenne dal causare sofferenza interiore, contraddizioni per chi si sente veramente cattolico.

È quasi come dire che non ci sarebbe alcuna alba se non ci fosse la notte: tutto, quindi, deve stare in un perfetto equilibrio armonico dove, la legge degli opposti si interseca per trovare un punto di contatto che funga da ago della bilancia tra l’eccessiva instabilità umana, sia sul piano emotivo quanto su quello, psicologico e razionale.

Intanto se non interviene, perché non richiesto, lo Spirito Santo con il suo “dono” che è “la Sapienza”, che ispira l’uomo ad agire e parlare in modo intelligente in situazioni concrete della sua vita personale e comunitaria, portandolo a decidere correttamente, secondo la volontà di Dio nella vita quotidiana, bisogna far fulcro sulla propria intelligenza.

Se, poi, qualcuno vede contrapposizione fra due idee di Chiesa, quella di  Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco, consulti i Decreti del Concilio Vaticano II e scoprirà che l’insegnamento ecclesiologico del Concilio trova sviluppo e applicazione nei Decreti su l’attività missionaria, l’Ufficio pastorale del vescovo, il ministero e la vita sacerdotale, l’apostolato dei laici, l’ecumenismo, il rinnovamento della vita religiosa; e nelle Dichiarazioni sull’educazione cristiana, le relazioni con le religioni non cristiane, la libertà religiosa.

Sembra proprio che dal Concilio Vaticano II non sia passato più di mezzo secolo.