Arrestato e torturato, Roberto Lordi fu esempio nobilissimo di dedizione alla causa della libertà

Tra le Storie della Memoria non dimentichiamo la vicenda del generale Roberto Lordi (1894-1944), pioniere dell’aviazione, medaglia d’oro al valor militare, martire alle Fosse Ardeatine. A ricordarlo è l’Illustrissima Casa Jantus Lordi de Sobremonte (www.icjlds.org), organizzazione senza fini di lucro fondata per volontà di donna Emilia Lordi-Jantus per conservare la memoria storica di famiglia mantenendone vivi i valori, favorire la vera cavalleria e la fratellanza Cristiana e conseguire finalità di solidarietà sociale ispirate dai più alti valori della cultura Cristiana.

Il generale Roberto Lordi nacque a Napoli l’11 aprile 1894. Dopo gli studi presso il Collegio Militare della Nunziatella, partecipò alla Prima Guerra Mondiale meritando due medaglie al valor militare —d’argento e di bronzo— diventando sottotenente osservatore e quindi tenente pilota.

Si laureò in Ingegneria Aeronautica e ricevette i gradi di capitano, operando poi nel I Stormo Aeroplani da Bombardamento di Milano. Con la nascita della Regia Aeronautica lasciò l’esercito per entrare in Aviazione nel 1923. Fu comandante di squadriglia e poi capitano dell’Arma Aeronautica con ruolo combattente. Venne quindi assegnato al XIII Stormo Aeroplani da Bombardamento e poi promosso maggiore.

Dal 15 dicembre del 1927 viene posto a capo della Divisione Operazioni dell’Ufficio di Stato Maggiore presso l’Aeroporto di Ciampino Sud e nel 1928 diventa tenente colonnello. Partecipa anche ad alcuni pionieristici eventi aeronautici, partecipando anche alla prima trasvolata al mondo del Tibesti, la più elevata catena montuosa del deserto del Sahara.

Il 2 ottobre 1933 Roberto Lordi arriva a Shanghai, in Cina, capo di una missione aeronautica. Riesce a diventare un fiduciario di Chiang Kai-shek e dal 18 maggio 1934 diventa capo di Stato maggiore dell’Aeronautica cinese, facilitando a favore dell’Italia una serie di vantaggiose commesse di aeroplani Fiat C.R. 32 e Caproni Ca.111.

Roberto Lordi venne quindi promosso generale di brigata aerea. Ma il 20 aprile 1935 spedì al capo del Governo una relazione sfavorevole sulle commesse gestite dal regime ed a seguito della sua denuncia venne richiamato in Patria alla fine dell’agosto 1935 con il pretesto di relazionare sull’andamento della missione. Una volta a Roma venne posto agli arresti, estromesso dall’Arma e privato del trattamento economico. Rilasciato, divenne sorvegliato speciale della polizia segreta “Ovra” e gli venne imposto il divieto di parlare con le autorità cinesi.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione di Roma da parte dei nazisti, il generale Roberto Lordi aderì al Fronte Militare Clandestino guidato dal colonnello di stato maggiore Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Il 12 dicembre 1943 il fronte militare sottrasse al Poligrafico dello Stato, in piazza Verdi, una notevole riserva di carta filigranata del tipo impiegato per stampare carte annonarie, quanto mai preziose per la crescente fame in Città.

Vennero così realizzate clandestinamente mezzo milione di tessere contraffatte, distribuite a migliaia di individui bisognosi di aiuto: ebrei, soldati che avevano smesso la divisa, prigionieri di guerra alleati fuggiti dai campi di internamento e ricercati politici.

Per l’operato a sostegno della Resistenza, il generale Roberto Lordi venne arrestato nel 1944 dal tenente colonnello Herbert Kappler e detenuto in via Tasso dove venne sottoposto a torture per poi essere ucciso alle Cave Ardeatine.

La motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare fu la seguente: «Dedicatosi senza alcuna ambizione personale e per purissimo amor di Patria all’attività partigiana, vi profondeva, durante quattro mesi di infaticabile e rischiosissima opera, tutte le sue eccezionali doti di coraggio, di intelligenza e di capacità organizzativa, alimentando di uomini e di rifornimenti le bande armate, sottraendo armi ed esplosivi destinati ai tedeschi, fornendo utili informazioni al Comando alleato, sempre con gravissimo rischio personale. Arrestato e lungamente torturato, nulla rivelò circa i propri collaboratori e la propria attività ed affrontò serenamente la morte. Esempio nobilissimo di completa e disinteressata dedizione alla causa della libertà del proprio Paese».