Un bambino ha diritto a conoscere il padre

di ANDREA FILLORAMO

Caro professore, mi chiamo………….. ho 47 anni e abito a ………….., tel………., le sono grato per quanto da lei scritto nell’articolo su Imgpress del 18 dicembre sui figli dei preti, dei quali poco si parla e si scrive. Richiamare l’attenzione sulla sofferenza di quanti hanno avuto la sorte di avere un padre sacerdote, credo che sia un dovere al quale non si può e non si deve venir meno. Appartengo anch’io a questi desaparecidos della Chiesa, con un padre fantasma che quando ero bambino e adolescente si faceva vedere una volta l’anno alla vigilia di Natale presentandosi non da prete o come padre ma come un’appartenente alla S. Vincenzo. Mi portava il regalo e poi scompariva. La verità l’ho saputa solo due anni fa da mia madre moribonda che prima di morire mi ha raccontato tutta la sua storia e mi ha fatto conoscere il nome del prete che con difficoltà dico che è mio padre. Ho tanta rabbia addosso. Mia madre mi ha cresciuto con tanti sacrifici, non ha avuto mai un uomo, nascondeva, per vergogna l’identità di quel prete che l’ha resa madre, dicendo che era vedova. Ho saputo che quel prete, ancora vivo, ha fatto carriera e va per la maggiore. Vorrei far qualcosa per tutti quelli che come me hanno avuto la sorte di avere per padre un sacerdote ma non so come fare. Forse questo mio scritto, tolti però il nome e l’indicazione dell’indirizzo, potrà servire a far nascere la sensibilità che manca su questo problema che ha per vittime migliaia di persone. Distinti saluti.

Sono stato in dubbio se pubblicare questa email che potrebbe far pensare che mi servo per scrivere i miei articoli anche di email di sconosciuti, ma non è così. Ho passato un’intera serata al telefono con questo signore, dopo aver verificato attraverso facebook e altri strumenti la sua reale esistenza. Mi sono trovato a parlare con una persona desiderosa soltanto di poter chiudere definitivamente con il passato e poter dare inizio, anche con molto ritardo, al rapporto con il padre al di là del fatto che quello sia un prete. Ho suggerito di prendere contatti con il vescovo e di raccontargli tutto, dato che, secondo l’episcopato irlandese, che ha approvato le linee guida su quello che i sacerdoti dovrebbero fare quando sono padri di bambini, devono essere i vescovi ad affrontare i problemi denunziati dai figli dei preti, anche per evitare lo scandalismo costruito ad arte. E loro così appaiono come “nemici della chiesa”. Bisogna avere delle linee di condotta chiare e trasparenti valevoli per tutti i casi che si presentano o si presenteranno, che sono, secondo alcune indagini, molto numerosi. Inoltre, la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori del Papa sta rivedendo la questione. Presumibilmente, la Commissione offrirà delle raccomandazioni a Papa Francesco ad un certo punto, in futuro. Il vescovo dovrebbe accogliere il suggerimento di Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, che scrive: “I vescovi possono richiedere ai preti di onorare i propri doveri finanziari ed emotivi nei riguardi dei loro figli – e anzi dovrebbero, perché” – spiega il prelato – “un bambino ha diritto a conoscere il padre e il padre ha obbligazioni fondamentali riguardo al proprio figlio o alla propria figlia”. Un’altra osservazione vorrei fare: essendo quel prete anziano, si dovrebbe fare in modo di evitare la prevedibile lotta di quanti fin’ora si ritengono i legittimi eredi e non tollerano che altri, a loro parere, possano aspirare ad una eredità, alla quale non mi risulta che il mittente dell’email intenzionalmente tenda. Non mi resta da dire e mi si permetta ai preti che si avventurano in esperienze amatorie – al di là che ciò non è consentito dal loro status – con avventatezza, di usare tutte le precauzioni se non vogliono accettare le responsabilità della paternità che da esse possono derivare.