L’autolesionismo nell’era digitale: uno strumento di comprensione e una guida per genitori

Autolesionismo è una parola difficile da pronunciare, soprattutto, quando a farsi del male intenzionalmente e da soli sono i giovanissimi alle prese con il loro dolore. È un fenomeno estremamente diffuso nel nostro Paese, sono oltre 2 adolescenti su 10, che a partire dagli 11-12 anni di età si tagliano, si graffiano, si bruciano, danno pugni al muro, si creano contusioni e scarificazioni. Il corpo diventa per loro un mezzo su cui scaricare tutte le emozioni negative, che non si riescono a gestire in altro modo. Il 50% degli adolescenti autolesionisti è anche vittima di cyberbullismo e il 32% di bullismo. Sono ragazzi presi sistematicamente di mira dai compagni, si sentono incompresi, vengono denigrati, provano la sensazione di esplodere e decidono di farsi del male.
Viviamo in una società che non è pronta a contenere il dilagare di questo problema, la scuola non è in grado di cogliere i segnali e di accogliere questi ragazzi e le famiglie non conoscono la vera entità del problema, e quando scoprono il disagio del figlio, non hanno gli strumenti giusti per parlare con loro e per gestire in maniera efficace la situazione. È inaccettabile per un genitore che un figlio si autolesioni, che non abbia altre risorse per elaborare la quotidianità e che sfoghi tutto sul suo corpo, senza parlare, nascondendo le ferite dietro maniche lunghe, braccialetti, graffi del gatto, cadute accidentali e altre bugie.
Sono ragazzi che si vergognano profondamente, vivono con i sensi di colpa e hanno paura di essere stigmatizzati, considerati “pazzi” e si chiudono ancora più a riccio nel loro dolore. Nei loro comportamenti non c’è un intento suicidario, i tagli sono fatti in modo che non si muoia dissanguati, ma che si scarichi solo tutta la sofferenza interna, che non si riesce a gestire con una modalità più adattiva.
L’AUTOLESIONISMO NELL’ERA DIGITALE è il nuovo libro della dott.ssa Maura Manca edito da Alpes, unico in Italia ad approfondire il ruolo della rete e dei
rifugi virtuali nell’autolesionismo, in grado di essere una chiara e valida guida per genitori ed insegnanti e fornire gli indicatori per riconoscere precocemente il problema e i consigli su come intervenire in maniera efficace.
Oggi non si può più prescindere dalla tecnologia, gli adolescenti veicolano tutte le loro azioni e relazioni attraverso chat e social, che diventano spesso i luoghi in cui condividono anche il loro dolore e la loro sofferenza. Ci sono anche tante app e chat che gli adulti non conoscono, utilizzate come mezzo per condividere i comportamenti autolesivi di nascosto dagli adulti. Dietro l’hashtag #cut, #selfharm, #cutting, si cela un mondo sommerso che deve assolutamente emergere. Sono decine di migliaia i video su YouTube e centinaia le comunità online in cui vivono questi ragazzi. A volte sono una via d’uscita, un conforto, un luogo protetto, altre, luoghi di rinforzo, di esaltazione di questi comportamenti e di emulazione. Il rapporto tra social media e autolesionismo è molto stretto e rischia di condizionare la vita di questi ragazzi, soprattutto dei più giovani e di coloro che sono più vulnerabili.
Non solo autolesionismo, nel testo si parla anche di body modification e di tutti quei fenomeni che si diffondono a macchia d’olio nella rete, come le “challenge” o “sfide social”, in cui si è disposti a modificare il proprio corpo pur di apparire più belli e riuscire a fare il selfie perfetto, e del fenomeno delle “bambole umane” o “living doll”, in cui i giovanissimi decidono di modificare chirurgicamente il proprio corpo rinunciando alla propria identità per diventare una bambola.

Osservatorio Nazionale Adolescenza
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