La gioia dell’amore

di ANDREA FILLORAMO

Papa Francesco ha diffuso un documento che chiarisce la sua posizione su diversi temi molto controversi all’interno della Chiesa: fra questi temi c’è il matrimonio. Il documento si chiama “Amoris Laetitia” (La gioia dell’amore). Esso non è un documento dottrinario ma un’esortazione apostolica post sinodale: cioè una specie di “lettera aperta” pubblicata in seguito alle discussioni dell’ultimo Sinodo sulla famiglia. Da evidenziare che il Papa, con questo documento, non modifica la dottrina della Chiesa.Per lui, fedele alla tradizione della Chiesa, il matrimonio è uno e indissolubile. Con questa esortazione, Papa Francesco non ha proposto, quindi, grandi cambiamenti, bensì ha promosso un atteggiamento genericamente più aperto nei confronti dei divorziati che si risposano – la cui nuova unione non viene assolutamente riconosciuta.Se sono tanti che applaudono a questo atto di coraggio del Papa, dall’altra parte ci sono alcuni che contestano questa apertura, come quei 45 teologi, di diverse nazionalità, dei quali molto si è parlato recentemente.Essi chiedono addirittura che il paparitiri o corregga le proposizioni ritenute da loro erronee del documento in cui, a loroparere, “una serie di affermazioni possono essere comprese in un senso contrario alla fede e alla morale cattoliche” e chiedono, perciò che vengano tolti “in maniera definitiva e finale” quelli che essi chiamano “errori elencati”. E’ questo, a mio parere, il solito “tiro al piattello”, che i tradizionalisti fanno ogni volta che la prassi ecclesiastica cede il passo al rinnovamento. Ciò e su altri argomenti è avvenuto, infatti,anche immediatamente dopo il Concilio Vaticano Secondo,quando diversi movimenti non avevano compreso cheIl Vaticano II era stato un aggiornamento nella continuità e che, quindi, per vivere in modo autentico la tradizione della Chiesa c’era bisogno di rinnovarsi. Quel che valeva allora, eravamo negli anni ‘ 60, vale anche oggi: il tesoro della Chiesa, come diceva sant’Ireneo, è un tesoro vivo che «ringiovanisce continuamente il vaso che lo contiene».Per i contestatori, inoltre, nell’AmorisLaetitia si riscontra tanta vaghezza e ambiguità di molte affermazioni che “permettono interpretazioni il cui significato naturale sembra essere contrario alla fede o alla morale”. Ma non è cosi. Occorre necessariamente dire che il linguaggio usato dal Papa, nei suoi discorsi e nei suoi scritti, talvolta non èpienamente compreso solo da chi è abituato a vedere tutto attraverso lo specchio d’ingrandimento della teologia e della dommatica. Il linguaggio pastorale papale – è vero- potrebbe sembrare anche vago e forse anche ambiguo, ma è per lo più provocatorio, didascalico ed ha il pregio dell’essere capito senza il ricorso ad idee astratte e metafisiche. Chi vive nella quotidianità e nella sofferenza del quotidiano, fatto anche di strappi affettivi dolorosi non ricorre a teorizzazioni e a dottrine e supera facilmente ogni presunta ambiguità.Certo che le “aperture” del papa nei confronti del matrimonio devono essere non solo condivise ma anche gestite dai preti e dai vescovi con molta intelligenza. Questo vale per tutti i vescovi e per tutti i preti. Vale, quindi, anche per il vescovo di Acireale, Mons, Raspanti, già amministratore apostolico di Messina, nella cui diocesi un prete,in un’elegante e sontuosissima villa dell’Ottocento, curata nei minimi particolari, con ambienti interni ed esterni esclusivi,celebra, con un rito molto simile a quello cattolico,molti pseudo- matrimoni per i divorziati. Benedice, quindi, le fedi, fa promettere fedeltà etc manon dà informazioni su quanto sta avvenendo; quindi che non è un vero matrimonio quello che sta celebrando, ma una semplice “sceneggiata”. Ad una di queste personalmente io ho assistito.Egli desta, così, grandemeraviglia in tanti che pensano che il papa abbia autorizzato il matrimonio ai divorziati. Quel che importa a lui è ricevere le sue spettanze previste nel “pacchetto” offerto agli sposi, dove c’è scritto: “per il prete celebrante Euro…” e chi gli fa osservare che potrebbe almeno avvisare che quanto sta facendo vestito con i paramenti sacri non è un vero matrimonio ma al massimo un “sacramentale”, risponde adirato: “non capisci nulla… Bisogna tener conto del contesto”. Cosa voglia dire nessuno riesce a capirlo. Si spera che il vescovo di Acireale intervenga duramente e non permetta che si ripetano tali abusi fatti da chi si serve delle aperture di papa Francesco,per avventurarsi in “esperienze” pseudo sacramentali, pur di fare soldi.