I soldi dell’8 per mille

di ANDREA FILLORAMO

IMGpress, attraverso vari articoli, ha avuto sicuramente il merito di tener viva l’attenzione sui problemi dell’arcidiocesi di Messina, particolarmente nell’ultimo anno, quando, su segnalazione di molti, sono venuti alla luce “situazioni particolari” che si sono concluse con le dimissioni dell’arcivescovo Mons. Calogero La Piana, che si è voluto far credere fossero volontarie e, quindi, date per motivi di salute. Pochi hanno credutoalla volontarietà di tali improvvise dimissionie che adesso invitano al “parce sepultis”. E’ certo che il “lassezfaire – lassezpasser” sul caso La Piana rende tutt’oggi costante l’omertà di tutti “quelli che sanno” e impone il silenzio, per motivi di “consorteria”. Nessuno si meravigli del termine “omertà” che generalmente fa riferimento alla mafia e alla malavita ma che qui viene usato nel senso di omertà innata nel genere umano, che deriva dalla paura di ricevere un danno irrimediabile dall’esporsi, dalla denuncia di nomi o fatti, con conseguenze che potrebbero intaccare il quieto vivere. Ciò sicuramente non può valeresolo perMons. Antonino Raspanti, attuale Amministratore Apostolico,al quale tutti oggi riconoscono che è sicuramente un ottimo vescovo, capace di gestire in contemporanea due diocesi, alle quali nonfa mancare mai la sua presenza e i suoi carismi fatti di eloquio fluente, di intelligenza viva, di cultura teologica e, in modo particolare di capacità di ascolto, di cui particolarmente i preti di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela avevano bisogno. A tre mesi dal suo insediamento come Amministratore Apostolico nella città peloritana, chiunque, però, può nutrire dei dubbi sulla sua capacità di comprensione dei problemi più importanti dell’arcidiocesi di Messina e dell’urgenza di soluzioni. Le voci che egli abbia messo mano a situazioni lasciate in sospeso o aperte dalla precedente gestione si fanno insistenti come insistenti sono quelle, però, che stia operando con il sistema del rimando in attesa di tempi migliori, che saranno quelli del nuovo arcivescovo, che potrebbe essere anche lui. Certo che non soddisfano le risposte date a chi chiedeva a Mons. Raspanti chiarezza sull’eredità Bertolami, sulla transazione Arcivescovo- Rogazionisti per quanto concerne la Casa del Clero, su eventuali o presunti ammanchi iscritti al bilancio della diocesi, sugli appalti concessi sempre alla stessa ditta dall’arcivescovo La Piana, che appaiono perfette fotocopie giustificative di quanto precedentemente ha affermato il vescovo emerito. Nessuna carta, nessun documento, nulla di nulla ha esibito Raspanti per restituire alla trasparenza una gestione che per molti lasciava molto a desiderare. Eppure qualche “carta”, come quella che concerne i veri motivi delle dimissioni o della rimozione di Mons. La Piana, risulta che è stata consegnata “brevi manu” da qualcuno all’Amministratore Apostolico; quindi egli sa interamente la verità. Il comportamento dell’Amministratore Apostolico è stato dettato dalla prudenza, dal rispetto della “privacy” o di altro? Oggi con certezza sappiamo che finalmente anche nella Chiesa, come diceil Cardinale Angelo Bagnasco nella relazione letta a Firenze, per la conclusione del quinto Convegno ecclesiale nazionale, si desidera che ci sia "coerenza e trasparenza in una Chiesa che si trova a fare i conti con gli scandali che coinvolgono esponenti del mondo cattolico e figure ecclesiastiche e che però mostra un sussulto”. Il cardinale ancora aggiunge che non ci si può arrendere "alla mediocrità eretta a sistema" e ha invitato a non tacere davanti alle "situazioni penose" ma senza permettere che facciano ombra "alla luce dell’impegno di tanti religiosi".
Il “non tacere” di Bagnasco è un invito rivolto anche ai Messinesi. Certo che le situazioni penose alle quali faceva riferimento il Cardinale sono diverse. Fra queste, quelle dell’exabate di Montecassino per il quale: «Hotel di lusso ed ecstasy, viaggi con i soldi dell’8 per mille», 500 mila euro dai depositi dello Ior a quelli di altri istituti di credito per occultare provviste illecite nei conti. Altra situazione penosa è quella del vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, che in tre anni – come riporta Repubblica – si sarebbe appropriato di circa due milioni di euro provenienti dall’8 per mille destinato dalla fiscalità nazionale, tramite la CEI, alla diocesi siciliana. La Procura sarebbe ora in procinto di chiudere l’indagine, accusandolo di appropriazione indebita, malversazione, diffamazione e calunnia nei confronti del suo ex economo, don Antonino Treppiedi, verso il quale aveva cercato di stornare i sospetti per un misterioso ammanco nelle casse della Curia. Sarebbe interessante avere la rendicontazione dell’otto per mille assegnato alla diocesi di Messina nell’ultimo anno, che, per abitudine e per esigenze di trasparenze dovrebbe essere pubblicata sulla Rete, come avviene per tutti gli enti statali, scuole incluse, che ricevono risorse dallo Stato. Ciò anche per evitare che la “bufera giudiziaria” arrivi anchea Messina.