CARLO ACUTIS UN TESTIMONE DI CRISTO A SOLI 15 ANNI

Riprendo a scrivere dopo qualche settimana di pausa. Mentre scrivo da Parigi arrivano notizie terribili di attacchi terroristici. Intanto per ora provo a raccontarvi la storia di un giovane adolescente di 15 anni morto improvvisamente per una leucemia fulminante. E’ la storia di Carlo Acutis, che riprendo dalla biografia di Nicola Gori, “Eucarestia. La mia autostrada per il cielo”, Edizioni San Paolo (2007). “Che cosa può offrire alla nostra frenetica esistenza un adolescente che a soli 15 anni muore improvvisamente? Qual è il messaggio che egli ha lasciato a tutti nel corso della sua breve esistenza? Che cosa è rimasto impresso nel cuore di coloro che l’hanno conosciuto?” Sono domande che si è posto nell’introduzione lo scrittore Nicola Gori. Carlo era un ragazzo intelligente, geniale, che amava i computer e i programmi informatici. Potremo scrivere che era come tanti altri ragazzi della sua età, amava i cartoni animati, i film, i giochi. Ma gli piacciono anche gli animali, in casa teneva sia i cani che i gatti. Perchè è importante raccontare la vita di questo ragazzo? Perché ci lascia una testimonianza concreta di un giovane che nonostante tutto può vivere nella normalità amando totalmente una Persona speciale; Gesù Cristo. Coglie bene monsignor S. E. Michelangelo M. Tiribilli, Abate generale dei Benedettini di Monte Oliveto, nella presentazione del libro: “questo ragazzo sociologicamente uguale ai suoi compagni di scuola, è un autentico testimone che il Vangelo può essere vissuto integralmente anche da un adolescente”. A questo proposito, scrive Gori: “senza la presenza di Gesù nel suo vivere quotidiano, non si potrebbero comprendere il comportamento e il modo di essere di questo ragazzo, in tutto simile ai suoi amici, ma che conserva dentro di sé un segreto incorruttibile”.
Certo Carlo è cresciuto in una famiglia cristiana, è vissuto in un ambiente cristiano, frequenta la chiesa di Santa Maria Segreta a Milano e quindi anche le scuole elementari e medie presso le Suore Marcelline di Milano.
Carlo è un ragazzo che si trova a testimoniare i valori evangelici che in tanti hanno smarrito e dimenticato. “Egli non ha timore di presentarsi come un’eccezione o di andare controcorrente, contro la mentalità imperante nel suo ambiente o nell’opulenta società”.
Il Gori inserisce la figura di Carlo Acutis in quella moltitudine di piccoli santi che con la loro esistenza hanno reso gloria a Dio. I modelli a cui fare riferimento sono San Domenico Savio, San Luigi Gonzaga, i pastorelli di Fatima, i beati Giacinta e Francesco. Ma poi anche i Martiri, tra i quali S. Tarcisio, martire per l’eucarestia, Sant’Agata, S. Agnese, S. Maria Goretti.
La scelta di Carlo è quella di scommettere tutto su Cristo in modo coerente e non un fuoco passeggero. I due pilastri fondamentali su cui fonda la propria vita spirituale sono l’eucarestia e la la Vergine Maria. La vita di Carlo . Scrive Gori – è interamente eucaristica, nel senso che non solo ama e adora profondamente il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo, ma ne assume l’aspetto oblativo e sacrificale”.
Carlo ha scelto di aiutare soprattutto le persone che vivono lontane da Gesù, immerse nel peccato. Spesso prega e si offre in riparazione dei peccati e delle offese compiute contro l’amore divino. E’ devoto al Cuore di Gesù e confida nel suo amore misericordioso. Ogni giorno partecipa alla Santa Messa e si comunica tutti i primi venerdì del mese per riparare gli oltraggi e i peccati che offendono il Cuore eucaristico. Recita quotidianamente il Santo Rosario.
Carlo non vive fuori dal mondo, “non è un alieno – scrive Gori – è solo una persona consapevole di avere incontrato Gesù e per rimanergli fedele è pronto a sfidare l’opinione comune e le abitudini della maggioranza”.
Il giovane non perde mai occasione di fare evangelizzazione, anche nei momenti di gioco, quando opera con il computer. “Carlo ha capito che occorre un grande sforzo missionario per annunciare il Vangelo a tutte le creature”, per questo apprezza molto lo slancio del beato Giacomo Alberione, il fondatore delle Paoline. Carlo ha piena fiducia nei mezzi di comunicazione, “nei mass media che, se ben utilizzati, sono un ottimo strumento di diffusione e di conoscenza della Parola di Dio e della persona di Gesù”. La passione del ragazzo di far conoscere a più gente possibile la figura di Gesù, lo fa assomigliare al grande apostolo delle Genti, a Paolo di Tarso.
Carlo Acutis era molto devoto del Papa, è rimasto colpito dalla sua prima visita in Vaticano, in occasione del grande Giubileo del 2000, quando San Giovanni Paolo II, insieme ai Vescovi, fecero la consacrazione del millennio alla Madonna di Fatima.
Oltre al Papa e alla Chiesa Carlo era molto devoto alla Madonna, a lei affida completamente la sua vita. A lei ricorre nei momenti più bui e di bisogno. In particolare rimane colpito dai racconti delle Apparizioni di “Lourdes e di Fatima e vuole seguire i messaggi e le raccomandazioni fatti dalla vergine per mezzo dei veggenti”.
Molto legato ai messaggi di Fatima, in particolare, il ragazzo resta molto impressionato dal racconto della visione dell’Inferno come riferito da Lucia. Infatti l’autore di questa biografia, non manca di sottolineare l’importanza di ricordare i novissimi, gli elementi ultimi della fede. “In un mondo in cui, ormai, parlare delle ultime verità della fede sembra diventato un anacronismo, una remora del passato, un discorso superato dalla civilizzazione e dal progresso, Carlo scuote le coscienze e invita a guardare oltre il limitato orizzonte terreno”.
Pertanto per monsignor Tiribilli la vita esemplare del giovane Carlo non interroga solo i giovani, che hanno molto da imparare da Carlo che si è lasciato sedurre dall’amicizia per Cristo, ma i laici, la Chiesa stessa: “la testimonianza evangelica del nostro Carlo non è solo di stimolo per gli adolescenti di oggi, ma provoca i parroci, i sacerdoti, gli educatori a porsi degli interrogativi sulla validità della formazione che essi danno ai ragazzi delle nostre comunità parrocchiali e come rendere questa formazione incisiva ed efficace”.
Infatti nonostante la giovane età Carlo ha maturato una fede talmente viva e gioiosa che può essere descritto come un vero “paladino dell’ortodossia della fede [che] difende con forza il Magistero e gli insegnamenti dei Papi davanti alle critiche e alle interpretazioni personali. Basandosi sul Vangelo e sulla Tradizione della Chiesa, Carlo riesce a maturare un’esperienza di fede non comune per un giovane della sua età”. Dalle numerose testimonianze che il libro racconta, siamo certamente di fronte a un’anima nobile, immersa nel mistero di Dio. L’esempio di Carlo è contagioso, il giovane ci provoca, vuole che il nostro impegno sia duraturo e motivato dall’amore a Cristo e non compiuto per pura filantropia.

Domenico Bonvegna
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