79° Commemorazione Annuale della liberazione del lager di Flossenbürg

Venerdì 19 aprile una delegazione rhodense, guidata da Carmen Meloni di ANED Milano e composta dalle docenti della scuola primaria Grazia Deledda Fulvia Sciascia e Lucia Zuccalà e da alcuni cittadini, è partita alla volta del campo di concentramento di Flossenbürg per assistere alla 79° Commemorazione Annuale della liberazione del lager da parte delle truppe americane.

La mattinata di sabato è stata dedicata alla visita del campo. Nel pomeriggio, nel bunker del lager, si è svolta l’inaugurazione della mostra sul Trasporto 81, alla presenza di tantissime persone, associazioni e visitatori provenienti da diverse parti d’Europa e persino dagli Stati Uniti. Presenti anche i sei studenti dell’ Istituto Mattei Melissa Faraci, Alice Guerrini, Tommaso Grammatica, Dario Tommasella, Emilio Serra e Chiara Zainaghi accompagnati dalla loro insegnante Emma Auriello con le delegazioni di studenti ungheresi e tedeschi che hanno partecipato per una settimana al meeting youth. Ha seguito la delegazione rhodense anche Jonathan Zeitler, il ragazzo tedesco che si è laureato con la tesi sui “Documenti di deportati italiani nel lager nazista di Flossenbürg – Analisi di lettere e considerazioni per la loro integrazione in mostre tematiche”.

Il direttore del Memoriale Jorge Skriebeleit, visibilmente commosso, ha ringraziato più volte Carmen Meloni per la collaborazione fitta e fattiva con il Memoriale e tutto il folto gruppo di italiani presenti e gli studenti rhodensi. Ha rimarcato con grande riconoscenza che non si era mai vista prima una presenza così numerosa di italiani a Flossenbürg, un segnale della maggiore conoscenza di questo campo che ha visto tantissimi detenuti italiani.

Friedo Peterhans, che ha accompagnato la delegazione italiana, ha dato un contributo prezioso per la traduzione dal tedesco in italiano.

 

Carmen Meloni, anche lei molto commossa, ha letto un comunicato in inglese e in italiano sui contenuti della mostra. Una mostra che per la prima volta viene esibita in Germania e che è stata prima presentata ai cittadini rhodensi. La sua peculiarità è quella di essere dedicata interamente ai deportati italiani tutti oppositori politici: i triangoli rossi.

Domenica 21 aprile si è svolta all’interno di una tensostruttura dedicata la commemorazione ufficiale alla presenza di tutte le autorità della Baviera. Grande è stata la partecipazione con oltre 600 persone e, ancora una volta, il direttore del Memoriale ha ringraziato tutti gli italiani presenti e ha menzionato la città di Rho.

Da non dimenticare la presenza di tre sopravvissuti, che nonostante la loro età, non mancano mai di venire a Flossenbürg e contestualmente è giusto ricordare chi non è riuscito a ritornare dal campo tra cui i rhodensi Pietro Meloni e Gaetano Bellinzoni.

Toccante la narrazione del nipote di un deportato che dall’Olanda è arrivato fino a Flossenbürg per consegnare il numero di matricola che suo nonno era riuscito a strappare dalla giacca zebrata ed è stato gelosamente conservato dal nipote.

Purtroppo causa il tempo inclemente, freddo glaciale e neve, non si è potuto effettuare il corteo con le corone portate dai ragazzi dalla piazza dell’appello fino alle lapidi poste nella valle della morte. Proprio il clima inclemente ha creato una maggiore consapevolezza sul rigore delle temperature che i detenuti hanno dovuto affrontare.

 

La consigliera Clelia la Palomenta ha letto prima una sua riflessione e poi la lettera che il sindaco Andrea Orlandi le aveva consegnato. Anche questo momento è stato caratterizzato da forti emozioni da parte di tutto il gruppo italiano che ha lungamente applaudito al termine delle  due letture.

 

L’ impegno di Carmen Meloni sarà quello di incrementare il numero di rhodensi per la Commemorazione del prossimo anno che sarà l’80° e di coinvolgere ancora le scuole.

Queste le parole lette da Carmen Meloni durante l’inaugurazione della mostra:

La memoria non deve essere o rimanere un insieme statico di ricordi e nulla più. Mi rivolgo ai ragazzi qui presenti esortandoli a diventare “staffette della Memoria”, studenti che hanno accolto l’invito di far parte della Storia, la più tragica che il secolo scorso abbia mai conosciuto. Una pagina di storia per lo più dimenticata dai libri di testo; mi riferisco alle deportazioni di coloro che pagarono a caro prezzo , con le sofferenze e con la morte, la concentrazione nei lager del III Reich dopo l’8 settembre.

La Storia, quella con la S maiuscola, può incontrare la storia di ciascuno di noi perché è seme di speranza, perché può far crescere i ragazzi come autentici cittadini del mondo, capaci di trasformare l’essere umano in un individuo fondante per una società democratica del nostro Paese.

Questo periodo storico che noi divulgatori stiamo portando avanti nelle scuole è emblematico per far capire la scelta ed educare le generazioni future a non limitarsi a una conoscenza passiva, ma soprattutto per far comprendere la necessità dell’impegno di non rimanere indifferenti, non solo per quello che è stato, ma anche per quello che è oggi e che sarà in futuro”.