Dietro un corteo funebre non ho mai visto un camion da trasloco

di SILVANA PARATORE

Chiedere a Dio la grazia di un cuore che sappia amare e non si lasci sviare da cose inutili. Questa è la sostanza dell’omelia tenuta dal Pontefice a Casa S. Marta, qualche giorno fa: "Ci sono tesori rischiosi che dobbiamo lasciare, quelli accumulati durante la vita e che la morte vanifica. Ma ciò che abbiamo dato agli altri, lo portiamo. “Il sudario non ha tasche". La caccia all’unico tesoro che si può portare con sè nella vita dopo la vita è la ragion d’essere di un cristiano. Gesù ha spiegato ciò ai suoi discepoli dicendo loro: "Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore". Quello che il Signore ci lascia portare è l’amore, la carità, il servizio, la pazienza, la bontà, la tenerezza che sono tesori bellissimi: quelli portiamo. Gli altri no!". Ben si comprende come il senso degli ideali e dei valori della vita è ben lontano dall’accumulare ricchezze materiali. Occorre scommettere sempre sui grandi ideali e anche vivere con magnanimità e libertà le piccole cose quotidiane. Libertà vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ciò che è bene e ciò che è male, e quindi quelli che sono i comportamenti che fanno crescere. La novella di Giovanni Verga “La roba” è espressione di riprovazione per l’avarizia del protagonista il contadino Mazzarò, per la sua aridità sentimentale, per la sua brutalità nei confronti dei lavoranti, per la disumanità verso i fittavoli rovinati dalla sua avarizia di usuraio. La ricchezza di Mazzarò, difatti, non serve al miglioramento sociale, non serve a creare una vera classe borghese soddisfatta di sé e dei propri valori. Questo contadino non forma una famiglia, non crea una nuova dinastia di proprietari perché per lui l’unico valore è la roba, che non può portare con sé nell’aldilà: per questo si dispera e vuole che la roba muoia con lui. Considerazioni ci portano a ritenere come il denaro è un valore e ha un peso grande nella vita umana, ma non è e non deve diventare il valore principale né unico né sommo dell’uomo, che deve evitare in ogni modo di farsi schiavo di esso. I beni materiali sono mezzi, non sono il fine del vivere dell’uomo; vanno usati per le spese obbligate, per ciò che è indispensabile, necessario; per le esigenze discrezionali; per la necessità del risparmio in vista di necessità future; per i bisogni degli altri, soprattutto di quanti sono addirittura privi del necessario e indispensabile per vivere. Il denaro può diventare un modo che schiavizza la persona, e ciò avviene quando diventa fine e padrone, anziché essere mezzo e servo; un modo per dare la prevalenza all’avere, prima e più che all’essere della persona; un criterio decisivo, o addirittura esclusivo, per determinare il valore di sé e dell’altro: un individuo vale tanto quanto possiede; una causa di continua insoddisfazione, infelicità, soprattutto quando nella persona prevale la logica dell’accumulo; un motivo di molte costrizioni. Si perde la vera libertà quando si è ossessionati dalla sua acquisizione, dal suo possesso, dalla sua custodia, difesa ed amministrazione, tanto da esserne schiavi. Se invece è acquisito e usato onestamente, il denaro può essere fonte di libertà e serenità. Vivere la vita con amore ed in trasparenza di intenti; viverla con onestà e rettitudine e nel rispetto degli altri. Interessante quindi l’appello del Papa Francesco che induce a fermarsi ed a riflettere sul modus vivendi da adottare in una vita che vale la pena essere vissuta nel migliore dei modi e nella consapevolezza che nessuno è immortale.