A Vittoria il richiamo del nome Orfei riporta alla memoria la magia del tendone, ma oggi la domanda non è se il circo debba esistere, è quale circo vogliamo sostenere, quello dell’arte umana fatta di trapezisti, clown, acrobati, equilibristi e giocolieri oppure quello che continua a presentare animali come attrazione.
La promozione dello spettacolo in città parla di due ore di show, numeri di acrobati e artisti e una presenza dichiarata di cento animali, con specie come tigri, leoni, zebre, cavalli, giraffa, elefante, ippopotamo, lama e cammelli. È qui che si apre una frattura culturale netta, perché l’arte circense non ha bisogno della cattività per restare arte, anzi cresce quando investe su creatività, tecnica, rischio calcolato e meraviglia prodotta dal corpo e dall’immaginazione umana. Anche all’interno del mondo Orfei si registra un cambio di sensibilità, con scelte raccontate pubblicamente come orientate a spettacoli senza animali e più vicine al circo contemporaneo, segno che evolvere è possibile senza perdere identità.
Un animale che esegue un gesto non recita come un attore, non sceglie e non comprende il senso della scena, e molte specie esotiche hanno bisogni etologici e ambientali incompatibili con la vita itinerante, fatta di rumori, luci, contatti forzati, routine artificiali e spazi limitati, elementi che da anni alimentano critiche su detenzione e addestramento coercitivo. Il tema del viaggio non è un dettaglio, perché il trasporto di animali vivi è riconosciuto come fase delicata in cui durata e condizioni ambientali incidono sul benessere, nel quadro di norme come il Regolamento CE 1/2005 richiamato nelle indicazioni istituzionali.
Se esistono linee guida e controlli specifici per la detenzione nei circhi è perché la gestione presenta criticità strutturali, e gli stessi documenti tecnici riconoscono che anche la semplice esposizione al pubblico può diventare fonte di stress e che gli animali dovrebbero poter sottrarsi alla vista. In Italia, inoltre, il percorso verso il superamento dell’uso di animali nei circhi resta rallentato da rinvii attuativi fino alla fine del 2026, creando un limbo che penalizza sia il cambiamento sia la chiarezza per il pubblico.
Il punto decisivo è etico e culturale insieme, il divertimento non può poggiare sulla sofferenza e sulla perdita di libertà di esseri viventi, mentre il circo che merita futuro è quello che mette al centro gli artisti e restituisce alla città una meraviglia pulita, fatta di talento, disciplina e immaginazione, non di gabbie.
Salvatore Alfieri – Portavoce Giovani Comuniste/i provincia di Ragusa
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
