È trascorso già un anno da quando Fulco Pratesi (1934- 2025) ci ha lasciato.
Di lui sappiamo tutto (o quasi): giornalista e scrittore dallo stile inconfondibile, straordinario disegnatore, architetto negli anni giovanili, ambientalista appassionato, grande divulgatore con una profonda conoscenza di animali e piante, dispensatore di saggi consigli di ecologia domestica, precursore dei tempi. Questa è l’occasione per raccontare cose meno conosciute o addirittura insolite di Fulco, rileggendo i suoi scritti. Ad esempio: Fulco è stato una guardia ambientale, ha ricevuto minacce e intimidazioni nei primi anni di militanza ambientalista (“mio padre mi consigliò di andarmene in Svizzera”), e amava la musica classica. Ai suoi lettori consigliava di tenere un diario dove annotare esperienze e viaggi e di camminare, anzi bighellonare. Per non perdere nulla delle meraviglie del Creato.
WWF, 60 anni per la Natura. Nell’ambito delle iniziative per il 60° anniversario della nascita del WWF in Italia (qui l’area del sito dedicata ), ci sarà la messa in onda, il primo marzo alle ore 12.00 su Sky Documentaries e Sky Nature, della lunga intervista rilasciata da Fulco Pratesi in occasione dei suoi 90 anni, nel settembre del 2024. «Per me la natura è tutto. È la vita che ci salva in questo pianeta oggi purtroppo danneggiato dall’uomo, la specie più dannosa». Con queste parole si apre “Fulco Pratesi. Nel nome della Natura”, ultimo autoritratto di Fulco Pratesi, pioniere della conservazione della natura in Italia. Il documentario sarà nella piattaforma Sky on demand per tutto il mese di marzo.

La mostra. Inoltre, dal 3 al 12 marzo sarà possibile ammirare i suoi splendidi acquerelli grazie alla mostra organizzata da Francesco Pratesi e Alessandra Fenizi nella Biblioteca “Nilde Iotti” della Camera dei Deputati.
Inoltre, nel 2026 la rivista di cui è stato fondatore e per quasi 40 anni direttore, “Panda”, ripubblicherà in ogni numero un suo articolo, scelto tra i più significativi.
“Non è stato facile abituarsi alla sua assenza. È stato, per tutti noi del WWF, un riferimento insostituibile fino all’ultimo giorno della sua vita. Ma ci ha lasciato una eredità talmente vasta e profonda, dal punto di vista umano e professionale, che i suoi insegnamenti e il suo esempio sono perennemente presenti e vivi nel nostro impegno quotidiano. Quest’anno il nostro “60 anni per la natura” è anche un tributo a Fulco, e una promessa a perseguire con sempre maggiore forza e impegno la nostra mission: costruire un mondo in cui l’uomo viva in armonia con la natura” ha detto Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Italia.
Le mille anime di Fulco-Un passato da ranger. “Negli anni immediatamente successivi alla mia “redenzione” da un passato di cacciatore – scrisse anni fa su Panda magazine -, mi chiesero di diventare Guardia Zoofila dell’Ente Nazionale Protezione Animali, un corpo allora assai attivo in tutta Italia, anche per i poteri assegnati ai suoi agenti da un tesserino del ministero dell’Interno che li autorizzava, con compiti di Agenti di Pubblica Sicurezza, a operare in tutta Italia”. La fase di formazione fu molto rigida, e prevedeva anche prove di tiro con la pistola. “Naturalmente, forte della mia esperienza di ex cacciatore, venivo incaricato, da solo o con altri più esperti, di attività antibracconaggio. Ma le missioni più tristi erano quelle dedicate al maltrattamento degli animali. Come i poveri pony che trascinavano carrettini carichi di bambini a Villa Borghese, i cui zoccoli, privi di ferri, avevano sviluppato gravi e dolorose deformazioni senza che i gestori se ne curassero. Per non parlare di un orrido allevamento di polli vicino Tivoli che mi costrinse a viaggi nella locale Pretura per seguirne il processo”.
Fulco Pratesi amava anche la musica. Non quella bombardante che piace ai giovani. “La musica oggi non ci accoglie. Ci sovrasta. Consideratemi pure un matusa, ma io per lavorare ho bisogno di una musica che mi blandisca, non mi frastorni. In un ristorante nel Parco d’Abruzzo che frequentavo, le musiche di fondo erano sempre le stesse, “moderne”, cioè ritmate e strillate. Così regalai ai proprietari delle cassette di Mozart e Bach. E appena mettevo piede nella sala, venivo accolto da queste sublimi armonie”. Fulco propone “brani sconosciuti ma stupendi” come i “Sei Concerti a Pìsendel” di Vivaldi, uno dei tanti concerti di Baldassarre Galuppi, le suites 2 e 3 di Bach, “o altre divine armonie che riconciliano con la vita”.

Elogio del bighellonare. Fulco era un grande camminatore (ma mal sopportava le “forme compulsive” odierne che richiedono di essere super accessoriati). “Mi riferisco solo quell’attività di girellare, andare a zonzo, vagabondare, bighellonare, girovagare, passeggiare e altre, che un tempo erano accreditate di giudizi dispregiativi e ingenerosi”. Se alzeremo gli occhi al cielo – scriveva – anche in città, ignorando le lusinghe delle vetrine, potremo godere di meravigliosi spettacoli. “E oltretutto (lo so per esperienza diretta) camminare a passo lento fa bene a tutto il corpo, dalle articolazioni alla digestione. Gli antichi della Scuola Medica Salernitana consigliavano infatti post prandium aut stabis aut lento pede deambulabis (anche se per me rinunciare alla pennichella pomeridiana può essere un sacrificio)”.
Fulco e le formiche. Tra i fiori preferiti di Fulco vi erano i bucaneve, che con successo trapiantò nei suoi terreni dell’Oasi di Pian Sant’Angelo, nel viterbese. Anni dopo, vedendo spuntare a poche decine di metri altri ciuffi di bucaneve, si interrogò sul fenomeno. Per poi scoprire, dopo attente letture e ricerche, che alla base della misteriosa “migrazione” dei bucaneve c’erano… le formiche. Questi minuscoli insetti, infatti, ghiotti dei frutti di questa pianta, ne portavano in giro i semi, disseminandoli nei terreni. Ma non finisce qui. Perché c’era anche una formica con la quale aveva cominciato a familiarizzare nella sua casa romana. Fulco se la ritrovava spesso sulla tastiera del computer. Proveniente dal vicino terrazzo, sempre fiorito e frequentato da passeri, fringuelli e cince. Alla domanda: “Qual è il suo animale preferito?” in una delle sue ultime interviste rispose: “Per me ogni creatura, come la microscopica formichina che visita la mia tastiera”. Il suo riferimento, non a caso, era sempre il Santo di Assisi, S. Francesco, col quale condivideva l’amore per la natura e il rispetto per tutte le altre creature.
