Il 2025 e il 2026 sono anni di proiezione internazionale per Bambinisenzasbarre con la partecipazione alla Conferenza della nostra rete europea COPE (Children of Prisoners Europe) a Malta (11-12 giugno), alla Conferenza del Consiglio d’Europa a Cracovia (24-25 settembre 2025), e con l’organizzazione della Sessione internazionale di training a Milano (25-26 novembre) del progetto europeo Erasmus+/Child Trust che ha aperto i lavori (la cronaca degli eventi più avanti).
Il progetto Child Trust – dove Bambinisenzasbarre è capofila, con i partner di Francia, Croazia e Polonia* – ha l’obiettivo di creare e diffondere in tutta Europa un modello standardizzato di formazione del personale degli istituti penitenziari che lavora a contatto con i genitori detenuti e i loro figli e mira a implementare cambiamenti sistemici all’interno degli ambienti carcerari.
Dopo la prima parte del progetto, che ha visto Bambinisenzasbarre attuare e completare un intenso programma di formazione con 8 corsi nazionali (presenza media di 35 operatori penitenziari) si è aperta la fase transnazionale con le giornate di training internazionale a Milano, a cui farà seguito una analoga sessione a Cracovia (16-17 marzo), organizzata dal partner polacco Probacja, dove l’Italia sarà presente con due rappresentanti del Prap Lombardia e tre della Polizia penitenziaria. Convergeranno in Polonia anche cinque operatori penitenziari della Croazia e della Francia che a loro volta attueranno queste sessioni di training transnazionale rispettivamente in aprile e maggio. Si tratta di un processo di interscambio delle migliori pratiche di training che si sta dimostrando unico ed efficace, creando un modello codificato, obiettivo concreto finale del progetto Child Trust. Azione conclusiva del progetto sarà una conferenza internazionale di esposizione e analisi dei risultati che si terrà a Milano nel mese di ottobre 2026.
Milano, inizia la fase transnazionale del progetto
Il 25 e 26 novembre a Milano, nella sede di Bambinisenzasbarre, un bene confiscato alla criminalità organizzata, il progetto europeo Child Trust – con Bambinisenzasbarre capofila – ha segnato una tappa di consolidamento e trasferimento del modello italiano di formazione alla Polizia Penitenziaria, con particolare attenzione agli operatori che presidiano accoglienza, uffici colloqui e gestione delle visite di bambini e famiglie.
In sessione comune hanno lavorato 15 agenti da Croazia, Francia, Italia e Polonia, insieme agli operatori delle ONG partner di progetto, con la partecipazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – rappresentata al massimo livello dal Vice Capo del DAP Massimo Parisi, dalle direzioni degli istituti milanesi e con 83 istituti italiani collegati via Zoom.
La “Carta” come testo di riferimento (e leva di allineamento europeo)
Tutte le azioni presentate e discusse nelle due giornate hanno un riferimento comune: la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, redatta e sottoscritta nel 2014 da Bambinisenzasbarre con il Ministero della Giustizia e l’Autorità Garante per l’infanzia e per l’adolescenza, divenuta nel tempo il riferimento per l’operatività di Bambinisenzasbarre negli istituti penitenziari. Nel lavoro europeo del progetto Child Trust, la Carta rappresenta anche un punto di riferimento condiviso per le ONG partner che operano sui diritti dei figli di genitori detenuti, come base per armonizzare pratiche e standard tra contesti diversi.
Il tema centrale: l’art. 4 della Carta e la formazione “strutturale”
Il fulcro dei lavori è stato l’art. 4 della Carta: la formazione come competenza professionale, non come iniziativa accessoria. L’esperienza italiana, iniziata nel 2016, è stata discussa come modello perché ha reso la formazione progressivamente più strutturale e integrata nel percorso professionale, con l’obiettivo di sostenere una prassi che tenga insieme sicurezza, comunicazione, organizzazione delle procedure e tutela del minore durante l’accesso in carcere.
Un’alleanza istituzionale che qualifica il lavoro
Il Vice Capo del DAP Massimo Parisi ha richiamato il valore della giornata formativa come leva di miglioramento dell’azione amministrativa: “La formazione ha proprio questo obiettivo.” E ha collocato la Carta nel perimetro di un’attenzione istituzionale esplicita verso i figli delle persone detenute. “Come Ministero abbiamo stipulato, insieme a Bambinisenzasbarre, la Carta, a simboleggiare e testimoniare l’attenzione che c’è verso i loro diritti.” Ha poi ampliato la prospettiva a livello internazionale “Due mesi fa, a Cracovia si è tenuta una riunione di tutte le amministrazioni penitenziarie del Consiglio d’Europa. Una delle esperienze più importanti e innovative presentate è stata quella di Bambinisenzasbarre…. Il fatto che ora queste esperienze siano metabolizzate, al punto da potersi esportare e confrontare con altri Paesi, è un segnale importante.”
Lia Sacerdote, presidente e fondatrice di Bambinisenzasbarre, ha dato la misura del passaggio (istituzionale e di sistema) che Child Trust intende consolidare: “La Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, chiede esplicitamente formazione al personale penitenziario sul tema della genitorialità. Il suo articolo 4 ha consentito di avviare la formazione nazionale che non si è più fermata e ora si estende anche ai Paesi europei. Non dobbiamo fermarci. Si è costruito un gruppo molto impegnato a proseguire, e credo sia necessario arrivare a una formazione che diventi permanente in tutta Europa.”
Sul versante delle direzioni, Maria Piteniello (CC Milano San Vittore) ha evidenziato la continuità storica di questo lavoro e la funzione trattamentale della genitorialità: “Nel corso degli anni la genitorialità è diventata… uno degli strumenti principali di aggancio della persona detenuta.”
Giorgio Leggieri (CR Milano Bollate) ha ribadito la centralità operativa: “La tutela del minore è fondamentale ed è al centro della nostra azione.”
E Silvana Resta (Area trattamentale, Milano Opera) ha sottolineato l’impatto organizzativo della formazione condivisa tra funzioni diverse: “Un enorme arricchimento” quando l’apprendimento è congiunto e orientato a procedure e linguaggi comuni.
Voci europee: obiettivo comune, strade parallele
I partner europei hanno riportato bisogni e traiettorie complementari. Alain Bouregba (Relais Enfant Parents IdF) ha rimesso al centro la finalità: sostenere il bambino nel momento della visita.
Dal lato polacco, Agnieszka Szeliga-Żywioł (Probacja) ha esplicitato l’aspirazione a un documento condiviso “sul modello” italiano.
Il contributo del partner croato (RODA), con Smiljka Barancek, ha fornito un elemento utile per la lettura dei cambiamenti organizzativi post-pandemia, evidenziando la crescita delle videochiamate e il ruolo delle ONG nel portare raccomandazioni europee dentro sistemi fortemente orientati al risk management.
Proprio sul piano europeo, Carla Ciavarella (PC-CP, Consiglio d’Europa) ha ricordato il ruolo delle Raccomandazioni come cornice di responsabilità e continuità, evidenziando come “non sempre il quadro normativo nazionale consente interventi strutturati, ma esistano comunque spazi di azione rilevanti nel rapporto tra carcere e comunità.”
Riguardo al progetto Child Trust, motore delle due giornate di lavoro a Milano, ha ricordato che “è importante che questo progetto vada avanti e si chiuda con successo, e che si provi ad agganciare con responsabilità, consapevolezza e anche con umiltà le amministrazioni dei vari paesi, che sono le interlocutrici naturali. Solo così questi diritti, questi principi, questa metodologia — ormai diventata un modello organizzativo anche a livello europeo — potranno avanzare anche in Croazia, Francia Polonia e in altri paesi.”
Reti territoriali: dalla pratica al sistema
Il confronto ha valorizzato anche la dimensione di rete. Martina Gallon, coordinatrice rete nazionale di Bambinisenzasbarre, ha incorniciato il progetto Child Trust come sviluppo di linee guida per la formazione ma anche oltre questo ambito, mantenendo però l’art. 4 come asse portante.
Marta Ghironi, coordinatrice della Rete lombarda, ha descritto gli “interventi in carcere” che rendano sostenibile la tutela della relazione figli-genitori detenuti nel tempo.
La memoria organizzativa e standard che restano
In chiusura della mattinata, Massimo Parisi ha offerto una lettura “di percorso” – utile per chi lavora su policy e procedure – che collega evoluzione normativa, organizzazione dei colloqui e tutela del minore. Di seguito un passaggio esteso, per la sua chiarezza operativa e storica: “Venivamo da un sistema in cui anche le sanzioni disciplinari incidevano sui colloqui e che considerava pochissimo l’interesse del minore… Questa è la grande novità: non soltanto aver fatto una Carta, ma aver piantato un seme, perché ha messo oggettivamente al centro il bambino.”
Dal training in aula al “training on the job”: Opera come laboratorio
Il secondo giorno si è tradotto in training sul campo alla Casa di Reclusione di Milano Opera, con un percorso guidato tra spazi e procedure dedicati alle visite e creati da Bambinisenzasbarre: dallo Spazio Giallo (accoglienza, preparazione e sostegno), all’Area Verde stagionale, fino alle sale colloqui e alle aree dedicate ai colloqui con figli, oltre ad attività strutturate (palestra, teatro, area pedagogica).
In questa dimensione pratica, Maria Visentini già Ispettore Superiore, referente carceri di Bambinisenzasbarre, ha sintetizzato l’approccio professionale richiesto a chi è in prima linea: “la parola, lo sguardo e l’ascolto come strumenti di lavoro quotidiano, dentro procedure sicure e coerenti.”
In sintesi, il progetto Child Trust sta costruendo un linguaggio comune europeo a partire dall’asset più strategico e misurabile: la formazione (art. 4 della Carta italiana, come riferimento primario), capace di trasformare principi e diritti in prassi organizzative stabili, replicabili e verificabili nei punti dove l’esperienza in carcere del minore in visita “inizia davvero”: ingresso, attesa, colloquio e uscita.
* I quattro partner del progetto Child Trust (vinto il bando di Erasmus+) sono l’Associazione Bambini senza sbarre Ets (Capofila – Italia); Małopolska Probation Association (Polonia), ONG attiva nella protezione dei diritti dei minori con genitori in detenzione; Relais Enfants Parents (Francia), la prima associazione in Francia per aiutare i figli di genitori detenuti a mantenere i rapporti con loro; Roditelji u Akciji (Roda) (Croazia), attiva nella genitorialità e nell’advocacy per i diritti di genitori e figli.
A Cracovia si rinforzano i diritti e si allontana l’uso eccessivo delle pene
Bambinisenzasbarre ha partecipato alla 30a Conferenza dei direttori dei servizi penitenziari e di libertà vigilata (CDPPS) del Consiglio d’Europa che si è concentrata sul ripensamento delle sanzioni penali e sul miglioramento delle condizioni delle popolazioni vulnerabili, con un particolare focus sui figli di genitori detenuti (Cracovia, 24-25 settembre, 2025). L’evento ha messo in evidenza la volontà collettiva di umanizzare i sistemi giudiziari.
La 30a CDPPS ha riunito oltre 150 partecipanti di alto livello provenienti da tutta Europa e oltre, tra cui direttori dei servizi penitenziari e di libertà vigilata, rappresentanti dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite, di EuroPris, ICPA, CEP e ricercatori di spicco. Il tema generale – “Possiamo allontanarci dall’uso eccessivo delle sanzioni penali?” – ha fatto da cornice a due giorni di sessioni plenarie e quattro workshop mirati.
Plenaria di apertura: un appello alla riforma
La conferenza è stata aperta dal direttore generale del Servizio Penitenziario polacco colonnello Renata Niziołek, che ha sottolineato l’importanza della dignità umana e dell’innovazione nei sistemi penali.
Il ministro della Giustizia polacco Waldemar Żurek ha proseguito sottolineando l’evoluzione della filosofia della giustizia in Polonia e indicando anche una filosofia di fatto universale: “La giustizia deve essere riparativa, non solo punitiva. Siamo qui per ripensare il ruolo della detenzione nelle nostre società”, dando il tono a una conferenza che ha cercato un equilibrio tra sicurezza e umanità, dati ed empatia, politica ed esperienza vissuta.
Particolare attenzione da parte di tutti i convenuti è stata riservata al workshop “Bambini con genitori detenuti”, co-moderato da Danijela Mrhar Prelič (Slovenia) e da Carla Ciavarella (Italia).
Ciavarella ha affrontato le conseguenze spesso trascurate della detenzione sui bambini, affermando fra l’altro che “Il genitore detenuto attraverso l’esperienza dell’incontro con i propri figli, può trovare elementi utili, fattori di spinta, per il suo percorso di recupero sociale. Il carcere acquista così anche un tratto più umano, uno degli elementi fondanti del proprio compito istituzionale, che contamina anche il personale penitenziario.”
È questa la prima volta, nei trent’anni di conferenze CDPPS, che i figli di genitori detenuti diventano tema di riferimento, col loro diritto al mantenimento del legame genitoriale, un diritto da rispettare e gestire anche in carcere.
La sessione ha presentato le opinioni di ONG, psicologi ed esperti di politica, tra cui: Edoardo Fleischner, dell’Associazione Bambinisenzasbarre Ets, che ha presentato la Carta italiana dei diritti dei figli di genitori detenuti, in atto dal 2014, firmata col Ministero della Giustizia e l’Autorità garante per l’infanzia e per l’adolescenza, citando le molte azioni dell’associazione portate avanti nelle carceri italiane secondo le linee guida della Carta. Rodrigo J. Carcedo González, professore associato all’Università di Salamanca, ha condiviso le sue ricerche sull’impatto del carcere, sul trauma emotivo e sullo sviluppo delle politiche carcerarie. Paula Akyol, direttrice dai progetti della rete Children of Prisoners Europe (COPE), ha sostenuto la necessità di standard paneuropei e di raccolta dati.
Il workshop ha evidenziato l’urgenza di un cambiamento sistemico. I figli di genitori detenuti spesso devono affrontare stigma, disagio emotivo e interruzione dell’istruzione.
I relatori hanno sintetizzato come obiettivi primari: politiche carcerarie sensibili alle esigenze dei bambini, compresi diritti di visita flessibili; formazione per il personale penitenziario per riconoscere e sostenere le esigenze dei bambini; collaborazione intersettoriale tra giustizia, istruzione e servizi sociali.
In risposta ai risultati del workshop, il colonnello Renata Niziołek è tornata durante la sessione di chiusura per ribadire l’impegno della Polonia: “Non possiamo permettere che le mura della prigione diventino barriere tra i bambini e i loro genitori. Le nostre strutture devono evolversi per soddisfare le esigenze emotive e di sviluppo dei bambini. Stiamo sperimentando sale di visita a misura di bambino e formando il personale per sostenere i legami familiari.”
Altri workshop e temi
Mentre il Workshop 3 era incentrato sull’impatto sociale dei figli dei genitori detenuti, le altre sessioni hanno affrontato le riforme strutturali e strategiche.
Il Workshop 1 ha esplorato l’uso dei dati e degli strumenti di valutazione del rischio per creare informazione sulle politiche penali. Il Workshop 2 si è concentrato sull’assistenza informata sul trauma e sulla salute in carcere. Il Workshop 4 ha affrontato la gestione delle crisi nei servizi penitenziari e di libertà vigilata.
Ogni workshop ha contribuito al tema più ampio della riduzione della dipendenza dalla detenzione.
Plenaria di chiusura: uno sguardo al futuro
La sessione finale ha visto un’interessante presentazione della dott.ssa Hope Kent (Università di Exeter) sulla neurodiversità nel sistema di giustizia penale. La dottoressa ha sostenuto la necessità di interventi personalizzati e pratiche inclusive e ha sottolineato che “Abbiamo anche imparato che, sebbene non possiamo impedire la carcerazione dei loro genitori possiamo lavorare con le famiglie per rafforzare i legami figlio-genitore durante la detenzione, che è un fattore protettivo chiave. Altrettanto importante è rendere meno traumatica l’esperienza delle visite in carcere. Vorrei ringraziare le organizzazioni che lavorano in diversi sistemi carcerari per raggiungere questo obiettivo, come Bambinisenzasbarre in Italia e COPE in Europa.”
Laura Negredo López, presidente del Consiglio per la cooperazione penologica (PC-CP), ha riassunto i workshop e proposto alcune direzioni future, tra cui ampliare le sanzioni comunitarie; migliorare la cooperazione transfrontaliera; dare priorità alle popolazioni vulnerabili nella riforma penale.
