Al Macc di Palermo, la mostra “SìMaranza. W la barba” di Alessio Falzone per la presentazione dell’associazione #NoMaranza

“NoMaranza, no alle barbe, alla collana d’oro e ai finti occhiali Cartier”: un divieto, in un video dello chef Natale Giunta, una provocazione verso chi esercita violenza all’uscita dei locali. Per alcuni una discriminazione estetica ma non per tutti. Per il fotografo palermitano Alessio Falzone, noto ritrattista quarantaduenne, figlio d’arte alla terza generazione, che da tempo racconta, rigorosamente in bianco e nero, i volti che passano dal suo atelier al Teatro Politeama, è stata la molla per iniziare un viaggio alla ricerca delle barbe più belle e delle loro storie. Un progetto che ha proposto proprio a Giunta, che l’ha voluto per la presentazione della sua Associazione #NoMaranza, che si terrà giovedì 5 marzo alle ore 17,00 al Marina Convention Center, al Molo Trapezoidale di Palermo in via Filippo Patti, 30. Ingresso libero.

Il progetto W la barba di Alessio Falzone

Tra i personaggi fotografati da Alessio Falzone, nella sua mostra dal titolo “SìMaranza. W la barba” quando l’abito non fa il monaco, il writer Igor Scalisi Palminteri, autore dei più importanti murales cittadini, il cuntista e attore Salvo Piparo, il podcaster Giuseppe Emanuele Cardinale, ma anche chi ha vissuto e conosciuto uno spaccato di violenza ma ha scelto di uscirne per vivere in pace con gli altri. “Ho capito subito che il cartello di #nomaranza non era riferito a tutte le persone con la barba – ha spiegato Alessio Falzone -. E ho colto l’occasione di valorizzare uno stile che viene dai secoli più lontani. Le barbe che ho fotografato non sono solo un elemento estetico, ma riflettono la creatività e il modo di esprimersi. Ogni barba ha una personalità unica e catturare queste sfumature è stato un vero piacere. Questo progetto sta diventando un viaggio infinito nella bellezza e nella diversità delle persone”.

Il commento di Natale Giunta, presidente dell’Associazione #NoMaranza

“Non ho nulla contro la barba, io stesso la porto – ha sottolineato Natale Giunta -. Chi ha voluto leggere nelle mie parole una critica estetica si sbaglia o lo fa in modo strumentale. Dietro certi simboli visivi, barbe, collane, un certo taglio di capelli, per la nostra esperienza nel mondo della notte, c’è spesso l’adesione ad uno stile di vita che è foriero di violenza e morte. Sono ben 8 le vittime di movida negli ultimi 10 anni, Aldo NaroPaolo La RosaLino CelesiaFrancesco BacchiSalvatore TurdoAndrea Miceli e Massimo Pirozzo nella Strage di Monreale e Paolo Taormina. Sono troppi. Non si può morire di movida in luoghi che devono essere deputati alla gioia e al divertimento. Dobbiamo fare qualcosa per noi e per i nostri giovani”.