FLO 2023: Maurizio Bettini, Francesca Nodari, Isabella Guanzini, Stefano Zamagni

Le molteplici interpretazioni e dibattimenti sull’argomento “Osare“, in corso alla XVIII edizione del festival “Filosofi lungo l’Oglio”, che continua a registrare il tutto esaurito nei borghi e città del Bresciano e Bergamasco, nella prima settimana di luglio vedranno in cartellone nuovi filosofi e dissertazioni declinate in vari ambiti.

 

Si comincia lunedì 3 luglio a Chiari dove Maurizio Bettini parlerà della materia rapportandola a crimine e lavirtù. Secondo il filosofo osare è una parola ambigua, perché implica un “limite”: «Osare significa infatti trasgredire un confine, violare il precetto delfico “medén agan” ossia “niente di troppo”, e inoltrarsi in un territorio proibito, o che almeno sembrava tale. D’altra parte , se non si osa, neppure si progredisce, si resta per sempre prigionieri di quel “limite” spesso non tracciato da noi, ma da altri – la società, la tradizione, i buoni costumi, la natura …. E dunque che fare? Per provare a rispondere a questa domanda, possiamo partire dalle stesse radici etimologiche del verbo italiano “osare” e scoprire, in definitiva, che dietro questo impulso si cela qualcosa di insopprimibile nell’uomo: il desiderio».

 

La filosofa, direttrice scientifica del festival e presidente della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio Francesca Nodari sarà invece la protagonista dell’incontro di mercoledì 5 luglio a Credaro (BG)  sul tema Osare il proprio essere corporei: «ciò che intendiamo mostrare in questa nostra esposizione è proprio il fatto che il passaggio dell’umano, nella società dell’infocrazia e della tecnocrazia, alla sterilità della dimensione propria del phono sapiens di cui parla Byung-Chul Han, ci rende pericolosamente dimentichi della nostra dimensione costitutiva: non siamo tutto e non possediamo un tempo infinito. In questo senso, interrogarsi sull’intendimento ultimo della parole di Zarathustra “Io sono tutto corpo e nulla fuori di questo” significa prendere consapevolezza del fatto che il soggetto sia un homo indigens, del tutto dipendente da un fuori: l’acqua per dissetarsi, l’aria per respirare, il cibo per nutrirsi, soprattutto, l’Altro che non potrò mai ricondurre a me e che contesta levinasianamente “il mio potere di potere”.»

 

Giovedì 6 luglio, a Manerbio (Bs), arriverà Isabella Guanzini, che parlerà delle Pratiche della gioia: etica, politica e teologia. Secondo la filosofa «Parlare della gioia, oggi, significa parlare di qualcosa che non c’è o che fatica a essere detto e, soprattutto, a essere vissuto. Per interrogarsi sulla possibilità di un discorso filosofico sulla gioia in un tempo di crisi, occorre comprendere l’elemento di protesta che si iscrive in esso, per mostrarne gli effetti emancipativi. La gioia può infatti rappresentare un gesto di resistenza e di protesta contro il regime malinconico che stiamo patendo, come singoli, ma anche come collettività. Essa, infatti, corrisponde a una potenza che libera dalla soggezione e dall’oppressione del chiuso e nomina la possibilità di una vita che resta in contatto con ciò che può davvero essere. Perché la gioia nomina il passaggio da una vita come condizione alla vita come vocazione, in cui ciò che è dato si trasforma in qualcosa di desiderato.»

 

Infine, venerdì 7 luglio, a Dello, Stefano Zamagni converserà sul Perché e come osare la pace oggi. Dopo aver richiamato all’attenzione i caratteri di novità della guerra in corso tra Ucraina e Russia, si indicheranno le ragioni per le quali è doveroso osare una proposta di negoziato di pace tra i due paesi. Il fine del negoziato non può limitarsi a conseguire una pace negativa nel senso di J. Galtung (1975), ma deve mirare ad una pace positiva, che aggredisca cioè le cause della guerra. Verrà quindi avanzata una proposta concreta a tale riguardo, evidenziando le condizioni necessarie per il suo successo. La più rilevante di queste è il disegno di un ordine mondiale multilaterale capace di definire le regole della nuova geopolitica.