Truffano anziana con la tecnica del “falso nipote”, due arresti a Gaeta

Ennesima truffa ai danni di persone anziane messa a segno da pendolari del crimine senza scrupoli che approfittano della fragilità emotiva delle vittime per depredarle dei risparmi di una vita.

Questa volta è accaduto ad Albano Laziale, un comune alle porte di Roma, dove una signora ha subito un raggiro con la tecnica del “falso nipote” da parte di due malviventi, un uomo e una donna, che alla fine sono stati arrestati.

Si tratta di un espediente che ha diverse varianti, ma il canovaccio è sempre lo stesso: i criminali si spacciano per un parente in difficoltà, figlio o nipote, che ha urgente bisogno di denaro per un finto problema, come per esempio un incidente o un acquisto urgente. Facendo leva sui sentimenti, sull’urgenza e sulla paura, il truffatore chiede di consegnare contanti o gioielli, che verranno ritirati da una persona di fiducia.

oggetti preziosi rubatiI poliziotti conoscono bene la problematica e, durante i servizi di controllo del territorio, prestano particolare attenzione a tutto ciò che potrebbe destare sospetti.

Qualche giorno fa gli agenti del commissariato di Gaeta hanno notato un’auto con a bordo una coppia che, alla loro vista, ha tentato di eludere il controllo con una manovra avventata e molto sospetta.

Il veicolo è stato raggiunto e fermato per un controllo. Nell’abitacolo gli agenti hanno trovato un sacchetto con numerosi oggetti preziosi, per un peso complessivo di circa 250 grammi e dal valore stimato di 17mila euro, oltre a un cacciavite di grandi dimensioni.

La successiva indagine ha accertato che i preziosi erano il provento della truffa messa a segno poche ore prima ad Albano Laziale. La signora vittima del raggiro ha formalizzato denuncia, riconoscendo sia i gioielli sia la donna che si era presentata presso la sua abitazione per il ritiro.

I due fermati sono stati arrestati per truffa aggravata in stato di quasi flagranza e al conducente dell’auto è stato contestato anche il porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere.

La donna era già stata destinataria di una misura cautelare per un’altra truffa, emessa dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria e non ancora eseguita, fino ad oggi, per irreperibilità.