SONNO E GENERE: LE DONNE DORMONO PEGGIO

Dal workshop “Sogni d’oro” dell’Osservatorio MOHRE ai Sanidays: un’epidemia silenziosa che colpisce in modo diseguale…

Roma – Trascorriamo un terzo della vita a dormire. Una persona di 75 anni ne ha trascorsi circa 25 tra le braccia di Morfeo. Eppure, nonostante il sonno sia un bisogno primario e fondamentale per la salute fisica e psichica, il riposo degli italiani — e degli occidentali in generale — è sempre più compromesso. Il 16% della popolazione mondiale soffre di insonnia, il 60% degli americani e il 50% degli europei sembra non dormire a sufficienza. Una epidemia, con numeri che crescono e ricadute gravi sulla salute e che risentono di marcate differenze tra i generi. È quanto emerso dal workshop “Sogni d’oro”, organizzato dall’Osservatorio MOHRE nell’ambito dei Sanidays.

Uomini e donne: un sonno diverso

Non solo qualità, ma anche quantità: il sonno di uomini e donne si differenzia in maniera significativa. La durata del riposo femminile diminuisce con l’età, con un crollo dopo i cinquant’anni,  mentre gli uomini tendono a dormire di più.

Ma è nella qualità del sonno che le disuguaglianze di genere si fanno più evidenti e preoccupanti.

I risvegli dopo l’inizio del sonno interessano già il 15% delle donne sopra i quarant’anni, percentuale che sale al 35% a sessant’anni: più del doppio. Il tempo di addormentamento superiore a 30 minuti — tre o più volte a settimana — riguarda il 33% delle donne contro il 23% degli uomini. I risvegli notturni ricorrenti colpiscono il 31% delle donne e solo il 16,7% degli uomini. Non mancano le differenze anche sul fronte dei sogni disturbanti — 23% delle donne vs 10,3% degli uomini — e del dolore notturno: il 14% delle donne vs 4,3% degli uomini ne soffre tre o più volte a settimana.

Dormire male può costare anni di vita

“Consideriamo il sonno un fenomeno automatico e siamo poco consapevoli della sua complessità biologica” — spiega la Professoressa Carolina Lombardi, Direttore Unità “Centro Medicina del Sonno, Università Milano Bicocca, Istituto Auxologico Italiano, “Gli effetti di un sonno scarso e di cattiva qualità vanno dall’ipertensione all’obesità, dal diabete al declino cognitivo. Il sonno insufficiente è risultato il secondo fattore di rischio più potente per la longevità dopo il fumo, con un impatto superiore a dieta e sedentarietà. L’Oregon Health & Science University, pubblicato su SLEEP Advances [1] ha sottolineato che dormire meno di 7 ore per notte si associa sistematicamente a una minore aspettativa di vita. Il sonno si è classificato come uno dei più forti predittori di longevità tra tutti i fattori di stile di vita esaminati, superato solo dal fumo”.

Apnee notturne: le donne restano invisibili

“Tra i disturbi del sonno, le apnee notturne rappresentano un caso paradigmatico di disparità di genere in medicina” prosegue Lombardi “La prevalenza dei disturbi di respirazione nel sonno di lieve entità è dell’83,8% negli uomini e del 60,9% nelle donne. Nelle forme moderate (con più di 15 episodi/ora di sonno) gli uomini sono il 49% e le donne il 23,5%,  [2]ma queste ultime sono sistematicamente sottodiagnosticate. Il motivo? I sintomi femminili — insonnia, stanchezza, depressione, cefalea mattutina, incubi — sono spesso classificati come aspecifici, portando a diagnosi mancate o tardive”.

Le conseguenze sono gravi: le apnee notturne determinano una carenza di ossigeno intermittente con disfunzione del sistema nervoso autonomo, alterazione dell’architettura del sonno e cambiamenti delle strutture cerebrali. Ricerche recenti hanno dimostrato che le apnee aumentano il rischio di declino cognitivo del 12% e che una compromissione cognitiva è presente nel 55% dei pazienti con apnee moderate o severe. Esiste inoltre una relazione bidirezionale con la proteina beta-amiloide: l’ipossia cerebrale intermittente e la frammentazione del sonno favoriscono la neuroinfiammazione, il deposito di proteine tossiche nel cervello e uno stress ossidativo che determina un invecchiamento cerebrale accelerato. Viene inoltre compromessa la clearance delle cellule gliali — le “cellule spazzine” del cervello — che in caso di carenza di sonno risultano meno efficienti nell’eliminare le scorie accumulate.

Un problema di sicurezza pubblica

“I colpi di sonno sono responsabili del 22% degli incidenti stradali. Chi soffre di apnee notturne (OSAS) ha un rischio di incidente da 2 a 7 volte superiore rispetto a chi dorme bene. La sonnolenza è causa del 58% degli incidenti che coinvolgono un singolo camion, con il 17% dei camionisti che ammette di essersi addormentato alla guida. Sul fronte lavorativo, la stanchezza cronica raddoppia il rischio di infortuni, causando circa 1 infortunio su 5, attraverso cadute, scivolamenti e incidenti nell’uso di macchinari. Ecco perché dobbiamo considerare i disturbi del sonno come un problema di salute pubblica” conclude Johann Rossi Mason, Direttrice del MOHRE.

 

MOHRE è L’Osservatorio sulla Riduzione del Danno in Medicina che si occupa di prevenzione e strategie di salute pubblica per il recupero di una cultura della prevenzione che veda gli stili di vita al centro delle scelte consapevoli degli individui. Primo tra tutti, insieme all’alimentazione, l’abolizione del tabagismo, la riduzione del consumo di alcol, il movimento, il sonno e lo stress. www.mohre.it