di EveryOne Group
Si è svolta oggi presso il Tribunale di Pesaro la prima udienza della causa civile promossa da Fox Petroli S.p.A. contro Roberto Malini e Lisetta Sperindei, esponenti del Comitato “PESARO: NO GNL” ed EveryOne Group, con una richiesta risarcitoria di due milioni di euro per presunta diffamazione.
Il procedimento è stato indicato da osservatori e organizzazioni internazionali come un caso riconducibile al fenomeno delle SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), ovvero azioni giudiziarie che, pur assumendo forma legale, vengono spesso utilizzate in modo intimidatorio per limitare o scoraggiare la partecipazione civica, la libertà di espressione e la denuncia pubblica su temi di rilevante interesse collettivo, come ambiente, salute e sicurezza.

In concomitanza con l’udienza, numerosi cittadini hanno presidiato in modo pacifico l’area del Tribunale, manifestando solidarietà e chiedendo che la tutela dell’ambiente e della sicurezza pubblica non diventi oggetto di pressione giudiziaria.
Malini e Sperindei hanno inoltre esibito un assegno gigante simbolico da due milioni di euro, per sottolineare pubblicamente la sproporzione della richiesta e ribadire che occorre un impegno concreto contro le SLAPP: azioni legali che, di fatto, possono ridurre drasticamente l’attivismo, scoraggiare giornalisti e cittadini e ostacolare l’opera di chi continua a difendere diritti fondamentali e beni comuni.
“Le SLAPP — dichiarano Malini e Sperindei — non colpiscono solo chi viene trascinato in tribunale: colpiscono la società civile e il diritto delle comunità a essere informate e a partecipare, in modo pacifico e democratico, alle scelte che incidono su salute, sicurezza e ambiente. In una democrazia non è tollerabile che la pressione economica e giudiziaria diventi un modo per spegnere voci critiche e richieste di trasparenza”.
Gli attivisti ricordano che la mobilitazione cittadina ha avuto un ruolo determinante nel sollecitare controlli, analisi e interventi istituzionali riguardo al progetto di impianto GNL nella zona industriale della Tombaccia, progetto poi decaduto dopo il diniego del Nulla Osta di Fattibilità (NOF) espresso dal Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco delle Marche, a tutela della sicurezza della comunità. Sottolineano inoltre come una campionatura del sito, che ha ospitato decenni di attività legate agli idrocarburi e che presenta dati di contaminazione, sia necessaria in previsione di una auspicabile bonifica.
Il caso Malini–Sperindei è seguito con attenzione da una rete internazionale di protezione dei difensori dei diritti umani e dell’ambiente. Dopo i messaggi di solidarietà e sostegno ricevuti da personalità come Grazia Francescato e da difensori internazionali come Pablo Fajardo e l’attenzione di importanti organizzazioni che tutelano i diritti umani e la libertà di partecipazione pubblica, Malini e Sperindei annunciano di aver ricevuto anche una lettera ufficiale di supporto dalla Direzione nazionale di Legambiente.
“Il sostegno di Legambiente nazionale — dichiarano — rappresenta per noi un ulreriore segnale di grande rilevanza civile. È la conferma che la battaglia contro le SLAPP non riguarda un singolo caso, ma il futuro della partecipazione democratica e la possibilità di difendere l’interesse pubblico senza subire ritorsioni economiche”
Il procedimento proseguirà con le successive fasi istruttorie. Malini e Sperindei, assistiti dall’Avv. Pia Perricci — esperta in materia di tutela dei difensori dei diritti umani, referente per le Marche dell’Hub di Protezione e collaboratrice di Ossigeno per l’Informazione — ribadiscono di voler affrontare il processo con determinazione e trasparenza, fiduciosi che la giustizia saprà distinguere tra la diffamazione e l’esercizio legittimo del diritto di parola, critica e partecipazione civica su questioni di evidente interesse pubblico.
Il caso di Pesaro si inserisce in un quadro più ampio: l’Italia è tra i Paesi europei dove le azioni legali temerarie risultano più frequenti e nel 2026 dovrà recepire la Direttiva europea anti-SLAPP, pensata per impedire che l’uso distorto del contenzioso diventi una forma di censura indiretta.
“Difendere chi parla — concludono Malini e Sperindei — significa difendere tutti. La storia si scrive anche rischiando, facendo da scudo ai diritti e alle conquiste civili. Noi non arretreremo”.
