RISERVE CHIUSE, TERRITORIO CHE BRUCIA: IL PARADOSSO SICILIANO DELL’EMERGENZA INCENDI

Ma siamo davvero sicuri che la chiusura di zone verdi e costiere sia il provvedimento più opportuno anche di fronte a all’emergenza climatica e agli incendi?

Sulla base di quali dati e valutazioni si decide di chiudere un’area protetta? Che il visitatore causi un incendio? Che il visitatore sia intrappolato in un incendio, magari fra i muretti e le recinzioni costruite attorno alla Riserva di Vendicari per fare pagare il biglietto d’ingresso? Il ragionamento appare debole: un’area aperta, ventilata e accessibile offre condizioni di sicurezza superiori a un ambiente urbano congestionato.

Certo, Cavagrande è presa di mira dai roghi. Ma è tutto il territorio siracusano ad essere interessato da incendi, la maggior parte dei quali sono dolosi. Allora, per estensione, se c’è un’emergenza non bisogna uscire di casa? Un’assurdità repressiva non una soluzione.

Mentre una parte della società civile reagisce con movimenti locali, come il M.A.I. – Movimento Antincendio Ibleo, nato nel 2020 dal basso per monitorare il territorio e affiancare efficacemente Vigili del Fuoco, Forestale e Protezione Civile, le istituzioni che ne hanno la responsabilità istituzionale sono invece carenti in prevenzione, organizzazione e strutture, nonché nella lotta a fenomeni criminali come quello degli incendi.

E non vedono, o fingono di non vedere, che l’ultima ratio non può essere: chiudere, persino un luogo all’aperto e nella natura, che permette invece a chi lo frequenta con comportamento corretto di affrontare meglio la calura estiva.

Il triste paradosso è che proprio domenica 30 agosto, mentre le riserve “gestite” venivano chiuse “per precauzione”, la Riserva naturale del Ciane e delle Saline di Siracusa, chiusa e senza cure da anni, è stata devastata da un vasto incendio doloso.

Disastro annunciato, come denuncia il ben documentato articolo della Civetta di Minerva.

Emerge così la schizofrenia di una classe dirigente e di una classe politica incapace di evitare l’incuria e il degrado del patrimonio pubblico, e che, quando finalmente interviene, non sa fare altro che cancellare il diritto di fruire un bene pubblico, che per i cittadini diventa sempre più condizionato, inaccessibile, negato.

La vera emergenza, allora, non è soltanto l’incendio. È l’assenza di una politica seria di prevenzione, di manutenzione e di presidio del territorio. È l’incapacità di proteggere i beni comuni prima che arrivino le fiamme e, contemporaneamente, la facilità con cui si sceglie di impedire ai cittadini di accedervi.

Riserve chiuse, territorio che brucia. È questo il paradosso siciliano: quando il territorio avrebbe bisogno di più attenzione, più presenza, più cura e più controllo, troppo spesso la risposta delle istituzioni arriva sotto forma di divieti e cancellazione della fruizione pubblica. Ma chiudere un cancello non significa fare prevenzione. E lasciare una riserva nell’incuria non significa proteggerla.

Lorenzo Perrona – Cobas Scuola Siracusa

Nicola Candido – Circolo PRC “La Borgata” Siracusa