ORSO M90, LEIDAA AMMESSA COME PARTE CIVILE, ON. BRAMBILLA: “ESECUZIONE CRUDELE E BARBARA”

Nell’udienza predibattimentale iniziata oggi, a Trento, la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla e difesa dal professor Mario Zanchetti, è stata ammessa come parte civile nel procedimento contro il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, chiamato a rispondere, in concorso con due funzionari dell’ente, di maltrattamento di animali per l’uccisione dell’orso M90, “morto – sostiene la deputata – tra atroci sofferenze che potevano e dovevano essere evitate. È stata un’esecuzione barbara e crudele”. La difesa di Fugatti ha chiesto al definizione del procedimento con il giudizio abbreviato, la discussione è stata fissata per il 18 marzo.

L’operazione di narcotizzazione – si legge nell’istanza della LEIDAA per la costituzione di parte civile – “avrebbe potuto essere effettuata in totale sicurezza evitando la lenta agonia provocata dai colpi d’arma da fuoco ad espansione che hanno attinto polmoni e fegato dell’orso M90” senza ucciderlo immediatamente. Ma la telenarcosi era espressamente esclusa nel decreto del presidente della Provincia. M90 era un orso giovane, di 2 anni e mezzo, che l’assenza dei cassonetti anti-orso aveva abituato a cercare cibo vicino a centri abitati. Nell’ottobre del 2023 era stato investito da un’auto ma era rimasto illeso. Nel gennaio del 2024 aveva seguito per un breve tratto due escursionisti. Tanto è bastato Fugatti per condannarlo a morte con un decreto emesso il 6 febbraio ed eseguito poche ore dopo la pubblicazione, senza lasciar tempo alle associazioni di ricorrere. Nel decreto non era prevista la telenarcosi e M90 è stato abbattuto con due proiettili nei polmoni e nel fegato, nessuno dei quali immediatamente letale ed è morto lentamente per emorragia interna.

“Dopo una prima richiesta di archiviazione – commenta la presidente di LEIDAA – nel novembre dell’anno scorso il gip ha finalmente deciso l’imputazione coatta di Fugatti e di due funzionari della Provincia sulla base del principio, introdotto dalla legge Brambilla, della tutela diretta degli animali, in quanto esseri senzienti, portatori di fondamentali diritti. Gli animali, compresi i selvatici, non sono cose, di cui si può disporre a piacimento. Non si può farli soffrire per negligenza o indifferenza. E il solo fatto che per questo sieda sul banco degli imputati il potentissimo presidente di una Provincia autonoma mostra quant’era giusto e necessario adeguare la legge penale ad una nuova sensibilità collettiva”.