ISTAT, IL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE DEI TERRITORI: MALE LA REGIONE SICILIA

Le province siciliane hanno livelli di benessere relativo più bassi rispetto sia al complesso dei territori del Mezzogiorno sia all’Italia. Classificando le province italiane in 5 classi di benessere relativo (bassa, medio-bassa, media, medio-alta e alta) sul complesso degli indicatori disponibili per l’ultimo anno di riferimento (2020-2022), il 26,1 per cento delle misure colloca le province siciliane nelle due classi di benessere relativo più elevate (la media delle province del Mezzogiorno è pari al 26,4 per cento, quella dell’Italia al 42,7 per cento).

Le misure che indicano uno svantaggio sono molto più frequenti. Il 53,7 per cento delle misure relative alle province siciliane si concentra nella coda della distribuzione nazionale, ovvero nelle due classi di benessere relativo medio-bassa e bassa. Se si considera soltanto la classe di benessere bassa, l’incidenza degli svantaggi nella regione (31,8 per cento) supera di 8,4 punti percentuali quella del Mezzogiorno (23,4 per cento) e di 16,7 punti percentuali quella dell’Italia (15,1 per cento).

Nell’ultimo anno i livelli di benessere relativo più elevati si osservano nelle province di Messina (28,8 per cento degli indicatori nelle classi di benessere relativo alta e medio-alta), Ragusa e Enna (rispettivamente con il 27,9 e 27,8 per cento). I domini Sicurezza e Politica e istituzioni rappresentano gli ambiti nei quali le province siciliane detengono i livelli più elevati di benessere relativo, con quote pari rispettivamente al 33,3 per cento e 20,5 per cento di posizionamenti nella classe alta e al 25,9 e 38,6 per cento in quella medio-alta.
Anche per gli indicatori relativi all’Ambiente le province siciliane riportano discreti risultati, con il 36,5 per cento delle misure nelle classi alta e medio-alta, a fronte tuttavia di un 39,4 per cento di posizionamenti nelle due classi di coda.

Le province più svantaggiate della regione sono Siracusa e Agrigento, che nell’ultimo anno si trovano nelle due classi di coda della distribuzione nazionale per il 61,7 per cento e per il 60,6 degli indicatori, seguite da Catania (55,8 per cento). Nel dominio Lavoro e conciliazione dei tempi di vita il 75,9 per cento degli indicatori ricade nelle due classi di benessere più basse (la metà in quella di coda) e nessun indicatore si riscontra nelle classi alta e medio-alta. Nel dominio Benessere economico il 75,0 per cento degli indicatori è nelle due classi di coda.
Anche nel Paesaggio e patrimonio culturale le province siciliane si posizionano prevalentemente su livelli di benessere relativo bassi e medio-bassi (74,1 per cento), come del resto la maggioranza delle province italiane (75,1 per cento) e del Mezzogiorno (86,0 per cento). Infatti, a livello nazionale, tutti e tre gli indicatori considerati per misurare questo dominio si distribuiscono in maniera fortemente asimmetrica, con poche province su livelli molto elevati e a notevole distanza da tutte le altre.

Le differenze tra i livelli di benessere delle province con i risultati migliori e quelle con i risultati peggiori sono significative in tutti i domini, a eccezione del dominio Benessere economico, dove gli indicatori denotano divari più contenuti. Nel dominio Innovazione, ricerca e creatività la larga maggioranza dei risultati (94,4 per cento) colloca le province siciliane nelle due ultime classi, con Palermo che, tuttavia, si inserisce in testa alla distribuzione nazionale per quota di addetti nelle unità locali delle imprese culturali e creative.
I maggiori squilibri si osservano nei profili della provincia di Caltanissetta, che presenta la più alta percentuale di indicatori nelle due classi estreme.
La Sicilia si colloca ultima tra le regioni europee per due dei nove indicatori BesT disponibili per il confronto:
• Giovani che non lavorano e non studiano nel dominio Istruzione e Formazione (228°posto su 228 regioni, anno 2022);
• Tasso di occupazione (20–64 anni) nel dominio Lavoro e conciliazione dei tempi di vita (234° posto su 234 regioni per cui il dato è disponibile, anno 2022);
A eccezione dei Rifiuti urbani prodotti nel dominio Ambiente (66° posto su 139 regioni) e della Speranza di vita alla nascita nel dominio Salute (109° posto su 234 regioni) i restanti indicatori nei domini Salute, Istruzione e formazione, Politica e istituzioni, Innovazione, ricerca e innovatività si mantengono su livelli decisamente inferiori alla media Ue27.
Il territorio siciliano, al 1° gennaio 2023 comprende 391 Comuni, 6 Province e tre Città metropolitane. Il 10,1 per cento della popolazione vive in zone rurali, il 57,2 per cento in piccole città e sobborghi e la restante parte (32,7 per cento) in città. Al 1° gennaio 2023 la popolazione regionale supera i 4,8 milioni di abitanti e rappresenta l’8,2 per cento della popolazione italiana. La dinamica demografica resta moderatamente negativa (-1,5 per cento dal 1° gennaio 2020, -1,3 la variazione a livello nazionale).
L’economia regionale mostra una modesta vocazione industriale nel settore manifatturiero e una marcata specializzazione nel settore agricolo e nei servizi: gli occupati nell’industria in senso stretto sono l‘8,5 per cento (16,9 per cento la media nazionale), e quelli del settore agricolo il 7,8 per cento (3,6 per cento il dato italiano). Il valore aggiunto complessivo generato dal sistema produttivo regionale nel 2020 è di 75.958 milioni di euro correnti (15.647 euro per abitante), il 5,1 per cento del valore aggiunto nazionale.