Solo contrastando la disparità e gli stereotipi di genere che ancora oggi penalizzano le donne nella società e nel lavoro, le bambine e le ragazze potranno immaginare, costruire e scegliere il proprio futuro, esercitando appieno i loro diritti. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, in occasione della Giornata internazionale della donna.
Oggi, le ragazze ottengono risultati migliori dei coetanei maschi nell’istruzione. La percentuale di studentesse in dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo di istruzione è pari al 6,7% nel 2025, contro una media del 10,7% tra gli studenti[1]. Più basso anche il tasso di abbandono scolastico femminile, con una differenza di ben 5 punti percentuali tra ragazzi (12,2%) e ragazze (7,1%) nel 2024. Quasi due donne su 5 (il 38%) tra i 25 e i 34 anni hanno una laurea o un titolo di studio terziario nel 2024, contro un uomo su 4 (25%) nella stessa fascia d’età[2].
Quando escono dal percorso di istruzione, la situazione cambia drasticamente: la percentuale di NEET[3], nel 2024, era di quasi 3 punti percentuali più elevata tra le femmine (16,6% contro il 13,8% tra i maschi)[4].
Il vantaggio si perde completamente nel mondo del lavoro, tanto che l’Italia occupa l’85° posto nella classifica del Gender Gap Index[5], ed in particolare, è al 99° posto su 146 Paesi in quanto a partecipazione femminile nel mercato del lavoro e al 114° per quanto riguarda la parità salariale. Più di una donna su dieci (13,7%) è occupata in un part time involontario, fenomeno che interessa meno di un uomo su 20 (4,6%)[6].
“Ridurre il divario retributivo di genere significa non solo promuovere equità e giustizia sociale, ma anche incidere su una delle principali cause della povertà minorile. Il reddito delle madri influisce direttamente sulle opportunità educative e di crescita di bambini e bambine, con conseguenze significative su istruzione, salute e benessere. Quando le donne vivono fragilità economiche, l’intero nucleo familiare diventa più esposto alla vulnerabilità. Agire sul gender pay gap significa quindi migliorare concretamente le condizioni di vita e il futuro dei e delle minori” dichiara Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children.
Gli stereotipi di genere, inoltre, limitano fin da subito le aspirazioni delle ragazze. Se bambine e adolescenti crescono in contesti in cui alcuni lavori sono connotati in base al genere, interiorizzano l’idea che alcuni percorsi siano meno accessibili per loro e che abbiano meno valore, condizionando così le loro aspettative e aspirazioni, nonchè le scelte formative e professionali. Da una recente ricerca di Save the Children[7], infatti, emerge che le adolescenti sono meno fiduciose dei coetanei di trovare un lavoro dignitoso e realizzare i propri desideri (46,1% contro 30,5%), temendo anche più dei ragazzi di non avere in futuro risorse economiche adeguate (35,5% contro 23,8%). Un divario che si riflette anche nei percorsi di studio e nelle prospettive lavorative. Non a caso, le giovani donne tra 25 e 34 anni con una laurea STEM in base agli ultimi dati disponibili, sono meno della metà rispetto agli uomini (rispettivamente il 16,5% e 38,1%). Anche tra i laureati STEM 25-64 anni, il tasso di occupazione femminile resta più basso: –7,4 punti nelle scienze e matematica (79,8% contro 87,2%). Il divario raggiunge –9,1 punti nelle aree informatica, ingegneria e architettura (81,7% contro 90,8%)[8].
“Il recepimento nell’ordinamento italiano della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva rappresenta un passaggio importante perchè rende visibile un fenomeno spesso invisibile: la sistematica svalutazione economica delle professioni a prevalenza femminile e del ruolo delle donne nel mercato del lavoro. Portare alla luce queste diseguaglianze significa intervenire non solo sulla condizione delle donne nel lavoro, ma anche sul benessere di bambine e ragazze e sulle opportunità e aspirazioni future. Tuttavia, per contrastare alla radice pregiudizi e stereotipi che accompagnano ancora bambine, adolescenti e donne lungo tutto il corso della loro vita è fondamentale introdurre nelle scuole percorsi strutturati di educazione sessuale e affettiva, capaci di promuovere il rispetto, la cultura del consenso e, in questo modo, contribuire a scardinare gli stereotipi di genere. Un passo necessario affinché bambine e ragazze possano crescere libere da condizionamenti, credere nelle proprie capacità e costruire il proprio futuro”, conclude D’Errico.
