Nota di Igor Boni e Federica Valcauda
L’attacco militare statunitense al Venezuela, annunciato e giustificato dall’amministrazione Trump come operazione di “stabilizzazione”, rappresenta una grave violazione del diritto internazionale e un precedente pericoloso per l’assetto globale costruito dopo la Seconda guerra mondiale.
Non può esistere pace senza diritto.
Non può esistere diritto se le democrazie accettano di smantellarlo quando è scomodo. Difendere l’ordine internazionale basato sulle regole non è idealismo: è oggi l’unica forma di lungimiranza e realismo politico.
Il regime di Nicolás Maduro è un regime autoritario e criminale, responsabile di gravi violazioni dei diritti umani, repressione politica e distruzione delle istituzioni democratiche venezuelane. Nulla di questo è in discussione.
Ma proprio per questo è necessario dirlo con chiarezza: gli obiettivi dell’amministrazione Trump non hanno nulla a che fare con la difesa della democrazia venezuelana, né con la tutela dei diritti del popolo venezuelano.
L’uso della forza contro un altro Stato, in assenza di un mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e fuori dai presupposti della legittima difesa previsti dall’articolo 51 della Carta ONU, configura un atto di aggressione che mina uno dei principi fondamentali dell’ordinamento internazionale: il divieto dell’uso unilaterale della forza.
I rapporti del Venezuela con il regime iraniano, la loro alleanza criminale, non costituiscono una base giuridica per un intervento armato. Siamo di fronte a una logica imperiale che il diritto internazionale aveva cercato di superare dopo il 1945.
Il quadro che si delinea è ancora più inquietante: mentre gli Stati Uniti colpiscono il Venezuela, si profila uno scenario di tacita spartizione delle sfere di influenza globali. La Russia rafforzerebbe il proprio controllo sull’Ucraina, senza una sufficiente opposizione occidentale, mentre la Cina potrebbe muoversi verso Taiwan contando sull’assenza di una risposta internazionale efficace.
Questa dinamica segna il ritorno di un mondo dominato dalle grandi potenze militari, in cui la sovranità degli Stati è applicata in modo selettivo e il regime change torna a essere uno strumento di politica estera. Un mondo in cui la forza prevale su tutto e prevale sul diritto.
Il risultato è il completo e definitivo svuotamento delle Nazioni Unite come sistema di garanzia collettiva della pace e della sicurezza internazionale. Quando anche una democrazia viola apertamente lo Stato di diritto internazionale, l’intero sistema di regole comuni entra in crisi.
Di Maduro non avremo certo nostalgia, è stato come Chavez, un dittatore spietato. Ma la politica deve tornare a fare la sua parte; per questo Europa Radicale ribadisce la necessità di avviare un processo per la costruzione di una Organizzazione Mondiale delle Democrazie, fondata sul rispetto dello Stato di diritto, sulla separazione dei poteri, sulla tutela dei diritti umani e su un sistema di sanzioni automatiche contro gli Stati che violano questi principi, indipendentemente dal loro peso geopolitico.
Gli USA, che erano un riferimento per le democrazie globali, con la guida di Donal Trump sono pienamente divenuti una parte del problema. I’Unione Europea e i Paesi europei dovrebbero essere apripista e promotori di questa nuova alleanza.
