Balneari che occupano spiagge. Ingresso gratuito se manca la concessione

Una nuova sentenza, l’ennesima, della Corte di Cassazione, la n. 3657 del 29 Gennaio 2026, ritorna su un argomento che possiamo definire scottante ovvero quello delle spiagge, delle concessioni date ai lidi e i diritti dei cittadini. Nel corso della scorsa estate sono state innumerevoli le polemiche scaturite quando il gestore di un lido aveva impedito ad una famiglia di consumare del cibo che non avevano acquistato nel lido. In quell’occasione si è parlato molto a lungo dei diritti dei cittadini e delle enormi problematiche connesse alle concessioni balneari.

Nella sentenza la Corte affronta l’annosa questione della legittimità automatica delle concessioni balneari e spiega anche cosa accade alle aree demaniali occupate in assenza di un titolo legittimo. Il caso. A seguito di alcuni controlli il Giudice delle Indagini Preliminari di Teramo disponeva il sequestro preventivo di uno stabilimento balneare che risultava occupato in assenza di un valido titolo concessorio. Nonostante in passato fossero già stati emessi provvedimenti amministrativi, il gestore del lido aveva continuato ad utilizzare l’area e, quindi, impediva il libero accesso ai cittadini, riscuoteva le somme per i lettini e compiva tutte le tipiche attività connesse ai lidi balneari.

Secondo il GIP, la predetta condotta configurava il reato di occupazione abusiva di area demaniale. La difesa del gestore del Lido, di converso, sosteneva che la concessione, a suo tempo concessa, fosse da ritenersi valida ed efficace in virtù delle ormai innumerevoli proroghe legislative e che il sequestro fosse illegittimo per mancanza dei presupposti previsti dalla legge. Il Tribunale del riesame confermava il sequestro poiché riteneva che il sistema delle proroghe automatiche utilizzato nel nostro Paese fosse, di fatto, incompatibile con il diritto dell’Unione Europea.

Il gestore decideva, quindi, di rivolgersi alla Corte di Cassazione che confermava la decisione del Tribunale del Riesame. Non solo, la Corte di Cassazione spiegava che la proroga automatica prevista dalla normativa italiana non può applicarsi a quelle concessioni che sono prive di un atto di rinnovo che deve essere espresso dopo la scadenza originaria. In questi specifici casi, infatti, siamo innanzi ad un’occupazione sine titulo, a nulla rilevando i pagamenti effettuati in favore dell’Amministrazione o che questa abbia tollerato determinati comportamenti.

E ancora la Corte ha dichiarato sussistenti i requisiti previsti dalla legge che erano stati posti a fondamento del sequestro, poiché il mancato sequestro avrebbe determinato la prosecuzione dell’occupazione illegittima del bene demaniale. Non effettuare il sequestro avrebbe significato omettere di tutelare l’interesse pubblico alla fruizione del demanio, ovvero consentire ai cittadini di utilizzare liberamente la spiaggia. Perché la sentenza assume importanza? La stessa conferma un orientamento che non solo può dirsi consolidato ma che diviene sempre più rigido. Non va solo tutelata la concorrenza garantendo un ricambio dei gestori ma va messa fine alle proroghe automatiche per tutelari i cittadini che così potranno sia godere di più spazi ma anche e soprattutto di vedere, si spera, finalmente abbassati dei costi assolutamente spropositati per i servizi offerti.

Sara Astorino, legale, consulente Aduc