Spicola (PD): Rimpasto storia infinita: proponiamo il sorteggio e corriamo ad aiutare la Sicilia

Sono ore agitate da sentimenti contrastanti per noi dirigenti regionali e, nello stesso tempo, nazionali del PD. Da un lato il vento del rinnovamento renziano che, in particolare nel settore di cui mi occupo da sempre, la scuola, sta marciando a grandi passi e con risultati: dai due miliardi per l’edilizia scolastica, alla decisione presa ieri del piano di stabilizzazione dei docenti, fino ai due obiettivi per i quali ho premuto personalmente, la questione degli scatti stipendiali e il pensionamento dei docenti ostaggio della legge Fornero. Per non parlare del Jobs act, delle riforme costituzionali, dell’aumento degli stipendi bassi e della stangata su quelli dei supermanager. Parliamo sia di azioni simboliche sia di provvedimenti di sostanza. Una politica che, oltre che per il protagonista, si sta affermando per le proposte e le cose fatte e da farsi. Una politica che lascia esterrefatti non solo gli italiani.
Sul piano regionale lo stesso non può dirsi. Perché a una solita politica dei nomi e dei tatticismi non fa seguito una politica delle proposte e dei fatti.
Anzi, un giorno siamo in prima pagina per un scandalo, un altro per sempre più incomprensibili “trattative”, sia che si tratti del rimpasto, sia che si tratti delle candidature alle europee, sia che si tratti di altro, si mettono in campo dinamiche così impazzite e farraginose che vien quasi da pensare sarebbe meglio un sorteggio. Facciamo così nelle classi impossibili quando gli alunni sono inconciliabili su giocattolo o su un’azione di responsabilità.
Eppure il partito democratico siciliano è molto altro: è l’esercito dei suoi militanti, dei suoi amministratori, dei suoi iscritti. E costoro agiscono in altro modo e pretendono altri modi.
Alcuni di noi, quanti credono che la politica debba essere altro, che debba essere quella attuata da Renzi, assistiamo basiti, vorremmo rimanere fuori da questo mercato del pesce, ma come si può rimanere zitti di fronte a tutto ciò? Il partito democratico siciliano avverte un senso di straniamento e di lontananza da tali dinamiche.
Non voglio essere sessista proprio io, ma auspicherei quasi un buon senso femminile, perché quello a cui assistiamo è una dinamica vecchia e che democratici e democratiche volevamo morta e sepolta, una dinamica maschile nel senso deteriore, non me ne abbiano gli iscritti uomini, ma maschile è stata la politica nei decenni che ci precedono, ed è in Sicilia ancora tutta da rottamare, non fa presagire nulla di buono e non fa intravedere nessun rinnovamento, se è vero che il rinnovamento inizia dal cambio di passo, di metodo e di pratiche.
Manca una politica che non faccia pensare solo a brame di possesso o di Potere, e ci sentiamo portatori e portatrici di una politica che si imponga per il potere, minuscolo ma grande, di fare e di fare bene. Di fare e di fare presto. Di fare e aiutare.
Eppure qualcosa si inceppa. Dico io, ma è possibile passare mesi e perdere tutto questo tempo prezioso sulla questione del rimpasto? Se ne parla da settembre. Settembre. Ma siamo ammattiti?
“Due assessori, no tre, non quattro, uno mio, no, due tuoi, uno in quota costui e l’altro in quota quest’altro. Uno da Roma uno da questo partito e uno da quest’altro”..Ok, ok, va bene tutto, ma fatelo! Nemmeno all’asilo pinocchio si assiste a questo spettacolo scoraggiante di incapacità di prendere decisioni definitive. E poi… Cos’è? Dov’è il progetto? Dov’è la visione? Non è possibile impantanarsi in un momento gravissimo come quello attuale in dinamiche di contrapposizione tra governo e partiti, tra governo e Aula.
L’unico abisso insanabile lo stiamo scavando tra questa politica e gli elettori. Dico di più, tra i rappresentanti istituzionali nel governo regionale e i nostri stessi iscritti e i nostri stessi elettori. Tremo all’idea dell’astensionismo che potrebbe verificarsi alle prossime europee.
Possiamo pretendere da chi è chiamato a cariche istituzionali di praticare una dinamica di collaborazione, di condivisione e di costruzione e non di imposizione e di forza fine a se stessa? Le riforme di cui la Sicilia ha bisogno sono profonde ed epocali e devono recare il segno della condivisione per poterle imporre, elaborare e costruire al meglio. E non è retorica, è l’ultima zattera della Medusa a cui aggrapparci.
La politica per come è stata, tatticismo, strategia, conservazione di potere e di persone, non può esistere più, è passato il tempo dei piazzamenti, dei giochi, delle mediazioni al ribasso. Perché poi si giunge a effetti peggiori. Una politica nota per assenza di politiche. O mediocrità di politiche. S’è visto nella Formazione, ma lo si vede nell’agricoltura, nelle politiche industriali (quali?), nel turismo (quale?), nella gestione della macchina amministrativa e burocratica. Crediamo che le dinamiche in quegli ambiti siano state tanto diverse da quelle della Formazione? Vantiamo il risparmio e il riordino nella Sanità. Però com’è possibile che la sanità siciliana abbia più medici che posti letto e se si solleva il coperchio questa assurdità sembrerà un’inezia di fronte al resto? E così in ogni ambito.
Se qualcuno parla di commissariamento, di collasso, di pericolo, di crisi di liquidità, è nostro dovere mettere in campo le forze migliori per poter porre un freno.
E allora, piuttosto che un assessore, un candidato, un dirigente, le forze di partito in campo, propongano ciascuna delle forze partitiche una riforma, un profondo mutamento, in ogni ambito. E a quella riforma accompagnino la faccia di una persona che la sappia portare avanti. Potremmo suggerirne più di una. Abbiamo vinto un congresso con ben dieci idee di riforme.
Piuttosto che un candidato in ogni lista si dica prima cosa quel candidato andrà a fare.
Che non sia però la vuota formula “dell’innovazione e dello sviluppo per il bene della Sicilia e dei Siciliani”.
Sono in grado questi grandi uomini di navigatissime storie politiche di far ciò? Di fare oggi quello che non hanno fatto in passato? Siamo in grado noi uomini e donne di rinnovata classe dirigente in grado di imporlo? Oppure dobbiamo inventarci un’agibilità politica diversa e al di fuori da quelle rotte? E le donne del PD? Siamo in grado di considerare finalmente le donne soggetti politici e non quote? Soggetti politici di qualità o di non qualità, ma soggetti e non riempiposto. Oppure anche questa volta, per le europee andremo a pescare la "quota donna" altrove, fuori dal PD, mi raccomando, che sia "quota simbolo" al punto giusto.
Tutti diciamo che si devono spendere i fondi comunitari, da anni. Qualcuno dice che è importante capire dove e come spenderli sì o no? Sinceramente a ogni tornata elettorale, candiderei anche hansel e gretel, non ho il veto preventivo, purchè mi convincano prima che il loro progetto sia il fine del loro far politica e non se stessi. E mi convincano dopo coi fatti.
Non ho veti sui nomi ma sulle dinamiche sì, tante. E il veto lo pone l’assenza di fatti o di politiche efficaci. La politica è degna quando si misura coi fatti efficaci.
Il fatto ad oggi, al di là dei provvedimenti messi in campo, è una regione con i conti sull’orlo del collasso, per decenni di malapolitica e antichi mali, e ci vogliono coraggio, competenza e forza per prenderseli in carico. Non dinamiche di posizionamento e balletti di nomi e numeri che durano mesi e mesi. Coraggio, competenza, forza e tempismo. Ci vuole competenze nel portare avanti azioni strategiche efficaci e non azioni che per quanto apprezzabili non hanno esiti ampi. E tempismo. Mi pare che di tutto si parli in queste ore che di ciò che va fatto e subito per cambiar verso.
Io una priorità l’avrei: l’asilo per ogni bambino e bambina e il tempo pieno alle elementari. Non esiste un solo deputato e un solo rappresentante istituzionale in grado di difendere i bambini e le bambine siciliane offese ogni anno dalle prove invalsi che certificano non il loro essere somari ma l’incapacità di tutta la classe politica siciliana di metterli nelle stesse condizioni di partenza dei coetanei di altre regioni.
Inizia tutto lì il dramma dell’economia siciliana. Non esiste nessun deputato o rappresentante istituzionale in grado di capire che asili e tempo pieno portano via dalla strada i bambini nei quartieri a rischio e che è l’unica e vera arma contro la criminalità? E che i dati della povertà, della disoccupazione, della criminalità e della dispersione scolastica coincidono? E’ retorica? E’ narrazione teorica? E’ oggetto di convegno?
No, è l’antimafia dei fatti e non delle parole o delle passerelle. Concordo con quanti dicono che l’antimafia è politica di sviluppo, ma la si fa portando all’asilo tutti i bambini siciliani e annullando i gap cognitivi di partenza.
Tutto il resto, l’antimafia giudiziaria, è triste cura di metastasi. Necessaria ma non risolutiva. Di cosa parlo?
No, non parlo di poltrone, parlo di cose da farsi, forse per questo tra le righe dei giornali e tra i banchi dell’ars, non desta lo stesso interesse e la stessa priorità del dibattito delle poltrone e delle liste e delle contrapposizioni, parlo di bambini e di bambine e di futuro.
Io credo che gli iscritti e le iscritte del partito democratico vogliano interessarsi di politiche e non di minuetti. Qualcuno di noi fa politica per cambiare la Sicilia, ma credo che per prima cosa la politica siciliana debba cambiare se stessa. Abbiamo il dovere di essere credibili per i fatti, per le dinamiche diverse e non per le parole. Se ci permettete qualcuno di noi ci crede a quel che fa, lasciateci dire che lo spettacolo a cui stiamo assistendo, il minuetto dei rimandi e dei vertici riaggiornati per mesi e mesi (!!) con tutto il rispetto e con tutta la stima dovuta a ciascuno,ripeto, con tutto il rispetto e con tutta la stima, non fa bene a nessuno, nemmeno ai protagonisti e da uno spettacolo indegno della politica ai siciliani. Chiediamo decisione. Non altro. Propongo il sorteggio. Decisione e subito dopo politiche strutturali e di qualità. Ecco, iscritte e iscritti, elettori ed elettrici, volevo solo comunicarvi, in tutta umiltà ma in modo fermo la mia opinione,

Mila Spicola
Vicesegretario del PD