LETTERA APERTA P.CIVILE, PROCESSO AQUILA CI CONDANNA TUTTI

"L’intera Protezione civile" esce "condannata da questo processo. Condannata per il passato ma, soprattutto, nelle condizioni attuali, condannata a non avere presente e futuro, nonostante sia presa ad esempio in tutto il mondo". E’ quanto si legge in una lettera aperta firmata da 253 funzionari e collaboratori del Dipartimento nazionale della Protezione civile in seguito alla sentenza pronunciata dal Tribunale de L’Aquila lo scorso lunedí.
"Non è tra le nostre prerogative discutere una sentenza – si afferma in premessa -. Tuttavia, senza entrare in ambiti che non ci competono e senza perdere di vista il nostro ruolo e i nostri limiti istituzionali, non possiamo tacere quanto è nella nostra esperienza diretta". E da questa esperienza emerge che gli operatori della Protezione civile si sentono soli, perchè‚ quanto accaduto è grave dal punto di vista sistemico, e potrebbe segnare un punto di non ritorno". E "nei prossimi anni i funzionari di questo Dipartimento rischiano di essere soli nello svolgere il proprio lavoro, soli e indeboliti, senza il supporto della comunità scientifica. E nessuna imperfezione sarà ammessa: in una società imperfetta come è la nostra, nulla ci verrà concesso". Ma l’attività di protezione civile, avverte la lettera aperta, "puó essere svolta con il massimo della sua efficacia solo laddove ci sia serenità d’animo e possibilità di esprimere i propri pareri tecnici, senza il timore di essere rinviati a giudizio o, peggio, di essere addirittura condannati al carcere.
Deve essere chiaro, dunque, che d’ora in avanti il filo conduttore seguito da chi lavora nel campo della Protezione Civile, in contesti emergenziali e nelle attività di previsione, valutazione e prevenzione, potrebbe divenire quello della prudenza esasperata, eccessiva, al confine con il ‘procurato allarme’". "Quanto accaduto potrebbe far nascere la tentazione di tirare i remi in barca", dicono i firmatari. Ma aggiungono: "Noi non ci stiamo". Di qui, un appello affinch‚ "le istituzioni e i cittadini tornino a supportare il sistema di Protezione Civile ed i suoi operatori, riconoscendone e tutelandone il valore, che coincide con il valore della prevenzione da perseguire con rigore e costanza nel tempo. E non certo con il salvifico intervento all’ultimo minuto: se si confida in questo, la sfida è persa".