CERTIFICATI PER PALESTRA, REFUSO CON POLEMICHE

Una norma comparsa a sorpresa, destinata potenzialmente a sconvolgere le abitudini di milioni di italiani, poi dichiarata ‘refuso’ dal ministero della Salute non prima di aver suscitato le polemiche dei medici di base. Questa la storia, breve ma intensa, di una norma contenuta nell’ultima bozza del ‘decretone’ sulla sanità che andrà in discussione nel Cdm del 31 agosto, che prevedeva anche per lo sport non agonistico, dalla palestra alla piscina, un certificato del medico sportivo. La prescrizione, recitava la bozza del decreto, era stata pensata "Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano un’attivita’ non agonistica o amatoriale", e ovviamente non era piaciuta ai medici di medicina generale, che finora erano i principali deputati a rilasciare il certificato: "Non condivido la decisione per due motivi – aveva spiegato Giacomo Milillo, segretario della Fimmg, il principale sindacato dei medici di base – da una parte ci sara’ un aumento dei costi per le famiglie, dovuta anche al fatto che ci sono molti meno medici sportivi rispetto ai medici di medicina generale, e quindi molti ricorreranno al privato. Dall’altra la maggiore spesa e i disagi inevitabili saranno un disincentivo all’attivita’ sportiva. La decisione e’ dannosa per la salute".
La possibile platea interessata dal cambiamento, afferma l’Istat nella sua indagine ‘Aspetti della vita quotidiana’, sarebbe stata di piu’ di 12 milioni di persone, circa il 22% della popolazione sopra i 3 anni, che pratica qualche forma di attivita’ in modo continuativo. L’ipotesi era invece piaciuta ai medici sportivi: "E’ senz’altro una novita’ positiva – aveva commentato Enrico Castellacci, il medico della nazionale italiana di calcio – visto che stiamo parlando di tutelare la salute, questo tipo di certificato e’ un passaporto per la vita".
Dopo qualche ora, pero’, a spegnere le polemiche e’ arrivato il dietro-front del ministero: la misura e’ un refuso che dovrebbe sparire dalla versione definitiva del provvedimento, anche perche’ l’intenzione, si apprende da fonti ministeriali, e’ di rafforzare i controlli ma sempre da parte dei medici di base. Il termine refuso era stato usato anche lo scorso aprile quando nel ddl lavoro era apparsa una norma che prevedeva lo stop alle esenzioni del ticket per i disoccupati. In quel caso pero’ la retromarcia era toccata al ministero del Welfare.