Legge elettorale: si lavora all’accordo ma senza fretta

Il Comitato ristretto della commissione Affari costituzionali ha in calendario due convocazioni: mercoledì 29 agosto e mercoledì 5 settembre. Carlo Vizzini, presidente della commissione, ex Pdl e ora esponente del Psi, già segretario del Psdi nel 1992, si è dichiarato più volte in sintonia con i richiami che su questo tema sono venuti dal presidente Giorgio Napolitano. Dopodomani toccherà ai relatori Lucio Malan (Pdl) ed Enzo Bianco (Pd) fare il punto sulla situazione. Data l’importanza della riforma elettorale, sulla questione trattano però da tempo direttamente i cosiddetti ‘sherpa’ dei partiti di maggioranza (Maurizio Migliavacca per il Pd, Lorenzo Cesa per L’Udc, Gaetano Quagliariello per il Pdl). L’intesa sarebbe solo questione di dettagli. Ma sono proprio i particolari non risolti a tenere alta la tensione e a rendere incerta la mediazione finale. Il Pdl, inoltre, vorrebbe che l’intesa non fosse raggiunta in tempi rapidi. Una riforma elettorale approvata entro settembre dai due rami del Parlamento potrebbe far riaffiorare la tentazione di elezioni anticipate a novembre.
Angelino Alfano ha chiarito la sua posizione ieri in una intervista al ‘Corriere della Sera’: ‘Non vedo nessun automatismo tra approvazione della legge elettorale ed eventuali elezioni anticipate’.
Il segretario del Pdl invita piuttosto ad approvare la riforma elettorale e a usare il tempo che resta della legislatura per operare una positiva svolta economica. Quanto a prospettive da ‘grande coalizione’, Alfano smentisce questa possibilita’: ‘Noi corriamo per vincere e governare.
Io credo che gli elettori debbano avere chiara l’ alternativa tra due modelli, senza trucco e senza inganno’. Intanto, dietro le quinte, l’accordo di massima tra Pdl, Pd e Udc prevede un ritorno al proporzionale (quindi il superamento di un sistema in cui si incentivavano le coalizioni). Primo tema irrisolto resta il premio di maggioranza da assegnare al partito (come vorrebbe il Pdl) o alla coalizione (come vorrebbe il Pd), oltre alla sua entita’.
Se il Pd cede sul soggetto a cui attribuire il premio, il Pdl premerebbe per abbassare la quantita’ del premio sotto la soglia del 15% che piacerebbe al partito di Pier Luigi Bersani.
Ipotizzando una mediazione a favore del Pd sul premio di maggioranza, il Pdl potrebbe rifarsi sull’altro problema irrisolto: le preferenze. Per la loro reintroduzione sono schierati Pdl, Udc e Lega Nord. In caso di voto su questo tema in Parlamento, la maggioranza sulla carta e’ a favore del loro reinserimento. Il Pd, viceversa, insiste perche’ la maggior parte dei deputati vengano eletti in collegi uninominali (come avveniva con il Mattarellum), a cui potrebbero aggiungersi le liste bloccate di partito a livello regionale: l’elettore voterebbe cosi’ il candidato di collegio e automaticamente il partito di cui è espressione in modo da rendere possibile l’elezione, a scalare, dei candidati nei listini e il conteggio proporzionale di lista. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, in una intervista al ‘Mattino’ pubblicata sabato, ha spiegato la sua posizione: ‘Un terzo dei parlamentari va scelto con i listini bloccati. Senza di essi una serie di parlamentari di alto livello non entrerebbe in Parlamento. Serve equilibrio, non demagogia’.
Stesso problema del resto hanno tutti i partiti, se si dovesse optare per le preferenze senza collegi e listini bloccati: i candidati meno noti, meno radicati sul territorio o con meno risorse finanziarie a disposizione per la campagna elettorale verrebbero penalizzati.
Tra i democratici, il vicesegretario Letta sarebbe disposto a cedere sulle preferenze pur di cancellare il Porcellum in vigore. Non la pensano cosi’ ne’ Dario Franceschini, capogruppo alla Camera, ne’ Rosy Bindi, presidente del Pd.
Nel Pdl a favore delle preferenze, oltre agli ex An, punta i piedi pure Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia.
Accordo gia’ raggiunto sulla soglia di sbarramento per accedere in Parlamento fissata al 5%, con l’eccezione – pensata ad hoc per avere il si’ della Lega Nord – delle liste che in almeno tre Regioni raggiungono l’8%. Il sistema elettorale del Senato dovrebbe poi essere omogeneo a quello della Camera per evitare eventuali ‘pareggi’ con due differenti maggioranze (eventualita’ possibile con la legge in vigore). Il senatore Stefano Ceccanti, Pd, componente del Comitato ristretto che si riunisce mercoledi’, dichiara all’Asca: ‘E’ del tutto naturale che per Palazzo Madama ci si orienti per una legge fotocopia di quella della Camera per assicurare maggioranze certe. Il problema, se mai, e’ evitare che i collegi si disegnino su base provinciale. In quel caso, con il Provincellum, non ci sarebbe connessione tra consenso ed elezione. In un collegio può esservi più di un eletto, in altri nessuno. In altri ancora puo’ risultare eletto un candidato con meno voti di un altro’. A opporsi a parte delle proposte di riforma emerse fin qui restano Lega Nord, Idv (chiede una discussione trasparente in Parlamento ed è contro il premio di maggioranza) e Sel. Nichi Vendola, in particolare, vorrebbe che il premio di maggioranza andasse alla coalizione in modo che il suo partito non rischi di essere eccessivamente penalizzato dall’ alleanza con il Pd. I bookmakers parlamentari scommettono su una riforma elettorale che abbia collegi piu’ liste bloccate e premio di maggioranza al 12% come mediazione finale tra Pdl, Pd e Udc.