Nel 2011 le esecuzioni capitali al mondo sono state almeno 5.000 a fronte delle 5.946 del 2010, delle 5.741 del 2009 e delle 5.735 del 2008. Sono 43 i paesi boia dello scorso anno, di cui 36 sono Stati dittatoriali, autoritari o illiberali. La Cina si conferma in cima alla lista tra i paesi che hanno condotto il maggior numero di pene capitali: nel 2011 il governo di Pechino ne ha effettuate circa 4.000, l’80% del totale mondiale; segue l’Iran con almeno 676 esecuzioni e l’Arabia Saudita con 82 condanne a morte. E’ quanto emerge dal Rapporto 2012 di ‘Nessuno tocchi Caino, la pena di morte nel mondo’, presentato oggi dalla stessa associazione del Partito Radicale italiano, alla presenza, tra gli altri, del vicepresidente del Senato, Emma Bonino, del presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini e del ministro degli Esteri, Giulio Terzi.
Secondo il Rapporto, sono 7 i paesi che ‘possiamo definire di democrazia liberale’ ad aver effettuato pene capitali: nel 2011, in particolare, sono 2 gli Stati che hanno effettuato il tutto 48 esecuzioni, ovvero l’1% del totale mondiale: Stati Uniti (43) e Taiwan (5). In Indonesia il 2011 e’ stato il terzo anno consecutivo senza esecuzioni dal 2004, mentre l’India – conclude il Rapporto – non ha eseguito condanne a morte per il settimo anno consecutivo.
