Lega contro Imu e governo: Alfano stacchi la spina

Va in scena a Verona il "No Imu Day" della Lega, e si parla di nuovi contatti con i vecchi alleati del Pdl.

La cronaca della giornata è di LA REPUBBLICA: "Quella della Lega è ‘una guerra istituzionale contro l’Imu’, dice il segretario in pectore Bobo Maroni dal palco di Verona, dove il Carroccio ha chiamato alla mobilitazione i suoi sindaci e amministratori contro la ‘tassa centralista’ imposta del governo Monti. Ma non si tratta esattamente di un invito ala rivolta fiscale, e a scanso di equivoci lo ricorda il sindaco di Verona Flavio Tosi, fresco di incoronazione alla guida della Liga veneta: ‘L’invito all’obiezione fiscale lo fai se hai gli strumenti per difendere i cittadini: mandarli allo sbaraglio sull’Imu sarebbe scorretto’. Battaglia politica, dunque. Basta la denuncia, bastano le fasce tricolori da restituire ai prefetti: Tosi lo ha fatto ieri". Poi "ecco l’annuncio forte di Maroni, che indica un obiettivo da raggiungere in autunno: ‘Far saltare il patto di stabilita’, invitare i nostri sindaci, e anche quelli di altre liste e di altri partiti, a violarlo’. Ma attenzione: ‘Con la copertura delle Regioni della Padania’, che starebbero studiando come tutelare i primi cittadini disobbedienti con una specie di ombrello legale, e magari anche di tipo economico. Altro annuncio: Lombardia, Veneto e Piemonte che marciano insieme per tentare di risolvere in qualche modo il problema degli esodati (da queste parti sono 330 mila): ‘Parte la macroregione padana’, esagera Maroni, promettendo che a Milano, a Torino e a Venezia ci si dara’ da fare per istituire ‘un fondo di solidarieta’ sovra-regionale finalizzato al sostegno diretto degli esodati’. Formigoni, che non sa piu’ che cosa inventarsi per uscire dall’angolo, conferma a meta’: ‘Ne ho parlato con Zaia, Cota e Maroni; noi certamente non abbiamo fondi, ma ci faremo carico della vicenda con iniziative politiche’. Spiragli di pace tra Lega e Pdl? Forse, ma il Carroccio, sempre con Maroni, mette il suo pesantissimo paletto: ‘Se Alfano voterà contro il decreto sviluppo, che contiene 80 miliardi di balle, noi riprenderemo il dialogo con il Pdl; prima stacchi la spina al governo, poi ne parliamo’. Ma lo dice senza troppa convinzione".

E’ il CORRIERE DELLA SERA a rincarare la dose in un "Dietro le quinte" di Monica Guerzoni sulla riforma della legge elettorale: "Si parte domani, in un clima nervoso. Gli emendamenti del Pdl sul semipresidenzialismo cominciano a intimorire il Pd, che si oppone alla svolta ‘francese’. I due ex alleati hanno ripreso a parlarsi, a Palazzo Madama si racconta di incontri riservati tra i capigruppo di Pdl e Lega e di una bozza di intesa gia’ siglata, lo scambio tra elezione diretta del capo dello Stato e Senato federale.
Maurizio Gasparri non si sbilancia, pero’ ci spera e azzarda: ‘Se passa e’ una svolta storica per la vita democratica’. In realta’, dietro l’ottimismo di facciata, c’e’ riserbo e prudenza al vertice del Pdl. L’incitazione di Roberto Maroni ad Alfano (‘Stacchi la spina al governo e poi ricominciamo a parlare’) e’ stata letta da molti come un’apertura sulle riforme, ma Ignazio La Russa, che tratta col Carroccio, ondeggia tra ottimismo e cautela: ‘Stiamo lavorando. Non è che siamo proprio a zero… Anzi, posso dire che siamo piuttosto avanti’. Lo portate a casa, il presidenzialismo?
‘Se la Lega vuole fare le riforme e mettere in difficoltà la sinistra prepari due o tre emendamenti accettabili – suggerisce La Russa -. Sul Senato federale ci sono delle proposte di legge firmate da Bossi e Berlusconi, quindi votarlo non sarebbe una sconfitta per nessuno’. Nel quartier generale della Lega, pero’, i piu’ premono per votare contro. Un’idea rafforzata dalle parole di Maroni ieri a Verona: ‘Chi scende in piazza contro Monti non può andare a braccetto con Alfano’. Eppure nel Pd si guarda con un filo di malcelata preoccupazione alle manovre nel centrodestra".