I dipendenti pubblici costano 2.849 euro a ogni italiano

Sergio Rizzo firma oggi sul CORRIERE DELLA SERA un’analisi dedicata alla spesa pubblica. Risultato: per gli stipendi pubblici ogni italiano spende ogni anno 2.849 euro. Ma il vero problema, spiega, è il rapporto fra costo ed efficienza. "Se si misura il costo degli stipendi pubblici in rapporto ai cittadini, noi italiani spendiamo decisamente più dei tedeschi: 2.849 euro ciascuno, contro 2.830 euro in Germania. Ovvio. Meno ovvio, forse, che la nostra spesa procapite sia superiore anche a quella di Grecia (2.436) e Spagna (2.708). Va detto che ci sono Paesi anche più generosi dell’Italia. Per esempio il Regno Unito (3.118) e l’Olanda (3.557). Per non parlare della Francia (4.001), dove peraltro dovrebbe salire quest’anno ancora di 4 miliardi. Il vero problema non è però il livello della spesa, peraltro perfettamente allineato alla media europea dell’11,1% del Prodotto interno lordo (anche se di ben 3,2 punti superiore alla Germania dove in dieci anni è calato dello 0,3% mentre da noi è salito dello 0,6%). Piuttosto, la sua efficienza, e qui sta il vero problema della pubblica amministrazione made in Italy. Lo dice senza mezzi termini un rapporto della Corte dei conti: ‘In un contesto caratterizzato dalla perdita di competitività del sistema Italia preoccupanti segnali riguardano la produttività del settore pubblico’. In quella relazione appena sfornata dalla magistratura presieduta da Luigi Giampaolino c’è un grafico che mostra come proprio la produttività, cresciuta nel 2010 di oltre il 2%, sia tornata lo scorso anno a zero, ricominciando nel 2012 perfino a scendere ‘in linea con le stime dell’andamento del Pil’. Dunque, il costo del lavoro per unità di prodotto riprende a salire. Di chi la colpa? L’assenza della meritocrazia. La relazione spiega che il blocco della contrattazione deciso nel 2010 per tamponare le spese ha ‘comportato il rinvio delle norme più significative in materia di valutazione del merito individuale e dell’impegno dei dipendenti contenute nel decreto legislativo n. 150 del 2009’. Ma ha pure ‘impedito l’avvio del nuovo modello di relazioni sindacali delineato nell’intesa del 30 aprile 2009 maggiormente orientato a una effettiva correlazione tra l’erogazione di trattamenti accessori e il recupero di efficienza delle amministrazioni’. Musica per le orecchie dell’ex ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, artefice di quella operazione. Mentre il successore Filippo Patroni Griffi, che era stato anche capo di gabinetto dello stesso Brunetta, non ha resistito: ‘Premiare i migliori e aumentare la produttivita’ sono le nostre priorità. Bisogna metterle in pratica’. Anche se i magistrati non ne sembrano proprio convinti, a giudicare dalle ‘perplessità sul ‘contenuto della recente intesa fra Governo, Regioni, Province, Comuni e sindacati’ manifestate nel rapporto. La Corte dei conti dice che quell’accordo, ‘azzerando il percorso’ della riforma Brunetta, rischia di lasciare tutto com’è: consentendo cioe’ che nel pubblico impiego si privilegi la ‘distribuzione indifferenziata dei trattamenti accessori al di fuori di criteri realmente selettivi e premiali’. Intanto pero’ gli effetti del giro di vite deciso un paio d’anni fa si sono fatti sentire, eccome. Basta dire che per la prima volta, da quando e’ stata introdotta una specie di ‘privatizzazione’ del rapporto di lavoro, il costo del personale pubblico nel 2010 e’ diminuito. Esattamente dell’1,5%, per un esborso complessivo di 152,2 miliardi. Niente di eclatante, ma per un Paese come l’Italia e’ un fatto storico. I dipendenti pubblici a fine 2010 erano 3 milioni 458.857. Ovvero, 67.174 in meno rispetto a un anno prima. Si e’ sforbiciato dappertutto, con un paio di eccezioni. Come le solite Regioni e Province a statuto speciale, che neppure nel 2010 hanno voluto rinunciare ad accrescere gli organici: anche in un comparto come la scuola. Mentre nel resto d’Italia il personale scolastico diminuiva di circa 32 mila dipendenti, negli istituti di Trento e Bolzano si gonfiava di 441 unità. E poi c’è Palazzo Chigi. Nell’annus horribilis del pubblico impiego, mentre scattava quel giro di vite senza precedenti, era l’unico posto dove paghe e dipendenti continuavano ad aumentare a ritmi forsennati. Alla presidenza del Consiglio dei ministri, nel 2010, si spendevano per gli stipendi al personale 198 milioni e 700 mila euro: l’11,2% in piu’ in un solo anno. Depurando la cifra degli arretrati, si arriva addirittura al 15,5%. Semplicemente pazzesco l’aumento dell’esborso per le retribuzioni dirigenziali, cresciuto del 20%. Con punte astronomiche del 35,5% e del 57% rispettivamente per i dirigenti di prima e seconda fascia a tempo determinato. Il tutto mentre anche il numero dei cedolini saliva senza sosta. Alla fine dell’anno raggiungeva le 2.543 unita’ con un aumento del 7%, che toccava l’8,9% considerando il solo personale non dirigente. Motivo, la stabilizzazione di ben 142 precari. (à)".

Intanto il governo lavora sul problema dei debiti della Pa con le imprese e il titolare di Palazzo Vidoni, Filippo Patroni Griffi, annuncia verifiche a sorpresa per le consulenze d’oro nelle amministrazioni pubbliche. Scrive il CORRIERE DELLA SERA: "L’annuncio dovrebbe arrivare giovedi’ fatto direttamente dal premier Mario Monti in occasione della prevista visita a Equitalia. E prima di partire per il G8 a Camp David. La notizia riguarda l’arrivo dei tre decreti ministeriali sui quali costruire il meccanismo che portera’, dopo l’estate o comunque entro l’anno al massimo, l’amministrazione pubblica a saldare i debiti con le imprese private. E a introdurre il sistema della compensazione crediti-debiti fiscali. Intanto sul fronte della spesa pubblica oggi e’ il giorno dell’incontro tra il commissario per la spending review, Enrico Bondi, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Sul tavolo, anche un severo controllo delle consulenze. Su quello della crescita, ieri il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera ha annunciato che nel pacchetto di misure che riguardano le imprese start-up in Italia, le Srl (societa’ a responsabilita’ limitata) semplificate, quelle che costano un euro per gli under 35, potrebbero ‘essere estese a tutte le nuove imprese’. Domenica scorsa Passera e il viceministro per l’Economia Vittorio Grilli si sono incontrati per mettere a punto gli ultimi dettagli sui pagamenti alle imprese. Ieri ne hanno riferito a Monti che oggi sara’ a Bruxelles per l’Ecofin insieme a Grilli. Sicuramente ne parleranno con i commissari per gli Affari monetari e per la Concorrenza: un modo diplomatico per affrontare con assoluta trasparenza l’iter giuridico escogitato dagli esperti italiani con il metodo del ‘pro-solvendo’ che, almeno nella fase iniziale, non dovrebbe far impattare sulla contabilita’ nazionale i miliardi di euro che verranno ‘sdoganati’ verso le stanche borse delle aziende. La novita’ di queste ore, che ancora pero’ deve essere messa a punto, riguarda lo strumento di pagamento: dovrebbe essere lo ‘sconto fattura’, un antico e collaudato metodo col quale l’imprenditore può ottenere subito dalla banca una percentuale di circa il 70% dell’imponibile delle fatture emesse. Se non ci sono stop da Bruxelles, entro questa settimana o al massimo la prossima, quando Monti tornerà dagli Usa, i tre decreti diventeranno operativi. Nel frattempo si sarà andati avanti sulla spending review, dove sembra fare scuola il ‘modello Cortina’: i controlli a sorpresa contro gli evasori fiscali che molto hanno fatto discutere negli ultimi mesi. ‘Stiamo ragionando con la Guardia di finanza e la Corte dei conti per fare verifiche ispettive un po’ a sorpresa sulle consulenze’ dice il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, in un’intervista ad Agorà, la trasmissione di Raitre. I controlli – spiega – serviranno per gli enti coinvolti ma soprattutto per gli enti che da un momento all’altro potrebbero essere soggetti all’ispezione".