Con la sconfitta alle amministrative nella Lega si attende con trepidazione il congresso federale di fine giugno. "Bobo Maroni sta decidendo in queste ore se – e soprattutto in che modo – ufficializzare la sua candidatura a segretario – scrive LA REPUBBLICA -. Ma prima vuole incontrare Bossi. Dal presidente del Carroccio, il triumviro si aspetta parole chiare, e da quel che bolle nel pentolone leghista, ci si attende l’annuncio al massimo per la prossima settimana. ‘Entro venerdi’ – ha confidato l’ex ministro ai fedelissimi – si chiarira’ tutto’. Il che autorizza a pensare che il Senatu’r stavolta potrebbe dare un via libera – vero e definitivo, non come la finta incoronazione di Besozzo, che poi Bossi si è rimangiato annunciando la ricandidatura a segretario – a Maroni. I suoi "Barbari sognanti" ci sperano molto. Confidando in quel che è successo tra domenica e lunedì: Lega ridotta ai minimi storici anche nelle roccheforti del Nord, sull’onda degli scandali che hanno travolto famigli del Capo, badanti, tesorieri collegati alla ‘ndrangheta e quant’altro. ‘Grazie a Maroni e all’operazione di pulizia da lui avviata – e’ il ritornello – abbiamo limitato i danni’. Si fa anche notare che dove il Carroccio ha perso di piu’, e’ in quei comuni dove i suoi candidati erano piu’ legati alla vecchia nomenklatura bossiana (à). In questo quadro, e confidando nella rinuncia definitiva dell’uomo di Gemonio alla leadership, si rincorrono le voci piu’ disparate. Come quella, riportata ieri dal sito del Sole 24 Ore, che la Lega si starebbe preparando a togliere il nome di Bossi dal suo simbolo. ‘Non l’abbiamo ancora deciso, se ne parlera’ al congresso’, si lascia scappare un maroniano di ferro, ammettendo che nel movimento si sta pensando a qualcosa di inimmaginabile solo fino a qualche mese fa. Mentre altri fanno spallucce, e attribuiscono ai resti del Cerchio magico – o a quello nuovo in cui sembra avere un ruolo di primo piano Roberto Castelli – la paternita’ della notizia: ‘Lo dicono per provocare la reazione di Bossi, per indurlo a ricandidarsi’. Comunque sia, per "Bobo" il tempo stringe. E’ sembra ormai imminente un faccia a faccia con Bossi con all’ordine del giorno il congresso federale".
Sul CORRIERE DELLA SERA Gian Antonio Stella svolge una lunga analisi sulla sconfitta leghista alle amministrative soffermandosi sulla vittoria di Flavio Tosi e la debacle di Umberto Bossi. "Aveva mostrato perfino il dito medio, il Senatur, al sindaco. Lo aveva bacchettato, insultato, minacciato di espulsione… ‘Comando io’. Bel problema, ora, festeggiare il ribelle. Tanto piu’ che il trionfo di Flavio Tosi, al di la’ delle frasi di rito sul ‘successo dell’intero partito’, getta sale sulle ferite di Bossi e della Lega ‘bossiana’ qua e la’ bastonata a sangue. Ci sono immagini che dicono tutto. Di qua l’irruzione di Bobo Maroni in tivu’ un secondo dopo la certezza che a Verona, la roccaforte dei ‘barbari sognanti’, aveva stravinto il ‘suo’ sindaco. Di la’, ora dopo ora, il cupo e interminabile silenzio del vecchio leader. Appeso al paradosso di avere vinto solo la’ dove, dentro il partito, aveva perso. Le tappe dei comizi elettorali del Senatur, a rileggerle oggi, sono le tappe di una disfatta. Era andato a Parma (perso malissimo), Alessandria (malissimo), Asti (malissimo), Cassano Magnago (malissimo), Monza (male) Thiene (male) e perfino a Besozzo, dove aveva girato il mestolo dentro un surreale risotto verde ricavato, spiego’ il cuoco, mischiando il giallo dello zafferano al blu metilene, un disinfettante intestinale. Quasi che la Lega sentisse inconsciamente il bisogno, ride il ‘leghista sciolto’ Bepi Covre, di ‘una bella e salutare purga’. Sconfitte del Carroccio a ripetizione. E a Verona dove non ha messo piede? Un trionfo. Anche i numeri dicono tutto, nella citta’ scaligera. Lega Nord: 10,73%, un punto meno che cinque anni fa. Lista Tosi: 37,26%. Piu’ dei voti del Carroccio, del Pd (14,82), dell’Idv (1,76), di Sel (2,67), del Pdl (5,29) e dell’Udc (3,32) messi insieme. Ma non e’ tutto: ricordate che Bossi aveva vietato al sindaco uscente di presentare liste personali? Bene: oltre alla civica gia’ citata, appoggiavano il primo cittadino leghista-democristiano le liste ‘Pier Alfonso Fratta Pasini per Tosi sindaco’, ‘Pensionati con Tosi’ e ‘Giovani punto!
Con Tosi’. Per un totale ‘tosista’ del 43,32%. Con il risultato che il vincitore al primo turno puo’ gongolare per il trionfo personale non solo alla faccia di quanti gli gufavano contro accusandolo di avere occupato ogni fessura del potere cittadino ma anche di quello che per un paio di decenni e’ stato il Ras del ‘suo’ partito. All’inizio, in realta’, i rapporti tra il leader leghista e il giovane rampante scaligero erano buoni. Al punto che in un’afosa giornata di luglio del 2008, al congresso della Liga Veneta, dando una fitta al cuore a Luca Zaia, allora ministro dell’agricoltura, il Senatur si sbilancio’ in favore del veronese: ‘A me piacerebbe come governatore, poi sara’ il segretario Gobbo e il consiglio nazionale dei veneti a decidere. Pero’ io Tosi lo vedo bene in Regione. L’uomo e’ abbastanza "politico" e come sindaco e’ bravo’. Via via, pero’, i rapporti si sono deteriorati. Prima la scelta di puntare su Zaia per la poltrona di presidente regionale, poi l’irritazione crescente per una catena di prese di posizione tosiste assai poco ‘ortodosse’ sul tricolore, l’inno di Mameli, la secessione. Finche’ nell’ottobre scorso, dopo una chiacchierata in diretta a La Zanzara di Giuseppe Cruciani su Radio24, il sindaco si avventuro’ a dire, in polemica con la scelta di appoggiare sempre e comunque Silvio Berlusconi, che ‘molti deputati in certe votazioni hanno avuto il voltastomaco’ e che sarebbe stato meglio ‘un cambio della leadership’ per fare le riforme e ‘vincere anche alle prossime elezioni’. Apriti cielo! ‘E’ uno stronzo!’, lo fulmino’ il Senatur la sera stessa. E tanto per essere ancora piu’ esplicito mostro’ alle telecamere, idealmente rivolto a Tosi, il dito medio. Non bastasse ancora, attacco’ il ‘suo’ sindaco, reo di avere imbarcato nell’equipaggio anche alcuni personaggi di estrema destra, con parole pesantissime: ‘E’ uno che ha portato nella Lega un sacco di fascisti, cosa che non potra’ essere sopportata per molto’. Pochi giorni dopo, a Legnago, nella Bassa veronese, una docente di italiano in un istituto professionale assegnava agli alunni un compito da fare: ‘Bossi ha dato dello stronzo a Tosi. Che pensate dell’uso di questo linguaggio in politica?’. Stizzita la risposta di Alessandro Montagnoli, vicecapogruppo vicario alla Camera: ‘E’ grave che un’insegnante abbia dato un tema su questioni interne a un partito’. Insomma, i panni sporchi ce li laviamo noi… Ma non era finita. A gennaio di quest’anno, stufo del tira e molla dentro il Carroccio e delle resistenze interne contro la sua idea di andare al voto alla testa di una lista civica a lui intestata, Tosi spiegava che non mollava d’un centimetro: ‘Lei ha detto che se non le permetteranno di presentare la sua lista, la Lega dovra’ cercarsi un altro candidato. Conferma?’ ‘Assolutamente si’.
Peggio, butto’ la’ l’ipotesi di un complotto interno, ‘ad personam’ per impedirgli di scalare la segreteria regionale: ‘Difficile negarlo. C’e’ anche il tentativo di evitare il confronto tra i miei consensi personali e quelli di altri’.
Pochi giorni dopo, Roberto Calderoli lo defenestrava dal ruolo di ‘vicepresidente del parlamento della Padania’.
Spiegazione della deputata bossiana Paola Goisis: ‘Piu’ volte Tosi ha definito la Padania una categoria filosofica, contravvenendo all’articolo 1 dello statuto della Lega Nord che recita: "Il fine della Lega Nord e’ l’indipendenza della Padania". Quindi, non capisco come si possano conciliare certe affermazioni con il suo ruolo’. Poche settimane dopo a Collegno, al congresso della Lega piemontese, una mano maliziosa metteva sotto il naso di Bossi una pagina de La Stampa con un’intervista in cui Tosi insisteva sulla lista personale e una foto del sindaco ritoccata con le corna e le orecchie da somaro e la scritta a caratteri cubitali: ‘Traditore della Padania!’. Al che il vecchio e ammaccato leader, agli sgoccioli della sua monarchia assoluta, sentenzio’: ‘Se Tosi fa una sua lista e’ automaticamente fuori dalla Lega’. Espulso. Era la fine di marzo. Poco piu’ di un mese fa. Il sindaco non ha detto ‘obbedisco’, non e’ stato espulso, ha fatto la sua lista, ne ha avvallate altre tre col suo nome, ha vinto contro tutto e tutti, ha umiliato nel confronto la lista con l’Alberto da Giussano. E adesso l’Umberto e’ li’, col cerino in mano…".
