A un anno e mezzo dalla sua nascita, l’avventura del Terzo Polo sembra essere arrivata al capolinea. "Una bella pietra sopra al Terzo polo e ognuno per la sua strada. ‘Quell’esperienza è stata importante per chiudere la stagione del berlusconismo, ma non è in grado di rappresentare la richiesta di cambiamento che arriva dagli italiani’. Queste le parole del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini riportate da LA REPUBBLICA. "Con Gianfranco Fini e Francesco Rutelli sono andati divisi piu’ che uniti (tranne a Genova dove giocheranno il ballottaggio), si sono misurati in proprio. Risultato? Non hanno raccolto il grande voto in uscita dal Pdl e dalla Lega. Insomma, non hanno riempito il vuoto dell’area moderata. Casini prende atto. Meglio cambiare subito passo che insistere con una squadra che non vince nemmeno nelle condizioni piu’ favorevoli. Adesso occorre ripensare l’area di centro. Magari ritrovarsi con condizioni diverse. Anche se Fli morde il freno, i suoi dirigenti sono in sofferenza e tornano a chiedere a Fini di scendere dallo scranno piu’ alto di Montecitorio per calarsi nelle piazze, incontrare gli elettori. Il leader dell’Udc non nasconde di essere deluso.
‘Questo esito impone anche una riflessione personale. Non e’ il momento di tirare delle conclusioni’. Poi pero’ decide che una mossa immediata e’ necessaria. Il futuro non aspetta. E dalle parole di Casini si capisce che i conti vanno fatti col Porcellum perche’ le condizioni per cancellarlo sfumano. I centristi possono lavorare nel campo moderato con un Pdl frantumato, ridotto all’osso, sconfitto. Senza Berlusconi ovviamente. Ma questa e’ la parte piu’ difficile. Pero’ i paletti di Casini non riguardano il partito di Alfano. ‘Non mi interessa entrare nella foto di Vasto ma nemmeno inseguire la Lega per le valli padane’. Messaggio bidirezionale". Per il Pd chiamato ad abbandonare l’alleanza con Sel e Di Pietro.
Per il Pdl che non puo’ pensare a un nuovo asse con il Carroccio. Ma oggi le condizioni di Casini e del Partito della nazione scontano una nuova debolezza e a scegliere da che parte stare saranno Alfano e Bersani a chiederlo all’Udc".
Sulla disfatta dei moderati si interroga anche la Conferenza episcopale italiana. Scrive Andrea Tornielli in un retroscena su LA STAMPA: "L’ analisi ragionata di quanto emerso dal voto amministrativo sara’ il cardinale Angelo Bagnasco a farla, nella prolusione che pronuncera’ aprendo i lavori dell’assemblea generale dei vescovi italiani il prossimo 21 maggio. Ma la liquefazione del Pdl, l’affossamento del Terzo polo, l’onda lunga dei grillini e la tenuta del Pd erano dati in qualche modo attesi dalle gerarchie cattoliche. I vertici della conferenza episcopale non hanno mai creduto a progetti terzopolisti: ‘L’idea di un terzo polo e’ definitivamente caduta e la Cei – spiega alla Stampa una fonte autorevole – da tempo ha compreso che ormai il bipolarismo e’ saldo nel Dna del nostro Paese’. Il Papa e lo stesso Bagnasco hanno continuato negli ultimi anni a invocare una nuova generazione di politici cattolici. Ora pero’ ‘serve una nuova generazione di politici, non soltanto cattolici. Il risultato delle urne e’ un giudizio preciso innanzitutto sul mancato rinnovamento del Pdl, un bagno d’umilta’ che dovrebbe far riflettere sulla necessita’ di volti e idee nuove’. Dopo mesi di segnali contrastanti e di ‘stop and go’, la Cei, piu’ che preoccuparsi di favorire la nascita di un nuovo soggetto politico cattolico, attira l’attenzione sul segnale rappresentato dall’astensionismo e dalla crescita dell’antipolitica’. Per quanto riguarda l’affermazione del movimento di Beppe Grillo, le gerarchie sembrano voler sospendere il giudizio, vogliono valutare le diverse situazioni, evitare letture sommarie e affrettate. ‘Il dato che emerge, nonostante tutto, e’ che i moderati nel nostro Paese sono ancora maggioranza e che i cattolici devono abituarsi a navigare in mare aperto insieme agli altri facendo valere le loro posizioni e difendendo i loro valori nei due schieramenti’".
Sul CORRIERE DELLA SERA, Pierluigi Battista ripercorre invece le difficolta’ di chi ha voluto negli anni passati costruire una "forza di mezzo".
"Passano le Repubbliche, la Prima e la Seconda, ma per il Terzo polo la vita e’ sempre in salita, in primis nelle cabine elettorali. La vita difficile della ‘terza forza’ sognata da Ugo La Malfa e’ nota a tutti: le due chiese principali, quella della Dc e quella del Pci, non si lasciarono suggestionare, anche in presenza di un sistema proporzionale favorevole alle piccole forze. L’unificazione socialista degli anni Sessanta ha fatto la fine ingloriosa raccontata dai manuali di storia italiana. E l’intera parabola del craxismo puo’ essere letta come un tentativo defatigante di rompere la tenaglia delle due forze maggiori, partiti potenti, ricchi di mezzi e di apparati, ramificati nel tessuto sociale. ‘Pigliatutto’ come dicevano i politologi dell’epoca. Ma dopo anni e anni, la fine del sistema fondato sui partiti storici dell’Italia repubblicana rese tutto vano.
Poi, con la Seconda Repubblica, l’ubriacatura bipolare. La ‘religione del maggioritario’, come ebbe a definirla lo stesso Berlusconi. Il sistema, pur con leggi elettorali diverse, ha tutto sommato retto per piu’ di un quindicennio: per tre volte ha vinto il polo del centrodestra, per due quello di centrosinistra, con una passabile applicazione dell’alternanza al governo che e’ il cuore del bipolarismo.
Il terzopolismo asfissiato. E’ proprio dal fallimento di un Terzo Polo, quello centrista, moderato e prevalentemente post-democristiano di Mino Martinazzoli e Mario Segni, che prese forma nel 1994, con l’impresa berlusconiana e nel deserto dei partiti tradizionali travolti da Tangentopoli, il bipolarismo italiano della Seconda Repubblica. Da ricordare che il ‘rassemblement’ guidato da Berlusconi non riusci’ a ottenere la maggioranza dei seggi in Senato e che il quorum richiesto per la fiducia fu assicurato da una piccola pattuglia che abbandono’ il Terzo polo di allora, a cominciare da Giulio Tremonti. Fatto sta che la ‘religione del maggioritario’, l’imperativo ‘o di qua o di la’, sembro’ diventare dal 1994 una fortezza inespugnabile. Il terzopolismo divento’ percio’ un sentimento crepuscolare di renitenti al bipolarismo destinato a non infiammare le grandi moltitudini di elettori. Un solo caso di terzo polo di successo si ebbe con le elezioni del 1996, quando la Lega, rotta l’allora precaria alleanza con Berlusconi, decise di attraversare solitaria la politica ‘romana’ e non solo ‘padana’ e, con le invettive bossiane contro ‘Roma Polo’ e ‘Roma Ulivo’, riusci’ a riscuotere un dividendo elettorale di prima grandezza rifiutando il ricatto del ‘voto utile’ per il governo nazionale. Per il resto, ogni tanto qualche fiammata di Dc mai in disarmo, qualche malinconia di nostalgici della Prima Repubblica e poco di piu’".
