“60 anni per la Natura”. È con questo messaggio che il WWF Italia vuole festeggiare il sessantesimo anniversario dalla sua fondazione.
La nascita dell’associazione nel nostro Paese risale infatti al 5 luglio 1966, quando un piccolo gruppo di visionari guidati da Fulco Pratesi decise di difendere la natura come bene comune, fragile e indispensabile. In quegli anni l’ambientalismo era quasi invisibile: parlare di biodiversità era come comunicare con una lingua ai più completamente sconosciuta.
Proprio in controtendenza, il WWF inaugurò una cultura nuova, capace di unire scienza, passione civile e partecipazione popolare.
Oggi, nell’era della crisi climatica e della perdita di biodiversità, quelle competenze rimangono una guida. Proteggere gli habitat, rigenerare i paesaggi degradati, riportare la natura al centro delle scelte pubbliche e private non è più un orizzonte ideale, ma una necessità civile. Qui la storia del WWF insegna che il cambiamento è possibile.

Dal cavaliere d’Italia a oltre 100 Oasi
Uno dei simboli che racconta la genesi della storia del WWF Italia è il cavaliere d’Italia: elegante trampoliere dal piumaggio netto, bianco e nero, con le lunghe zampe rosse. Nelle escursioni ornitologico‑protezioniste di Fulco Pratesi nella laguna di Orbetello, vicino all’Argentario, capitò la scoperta di un nido: un evento straordinario, perché quel trampoliere allora raro non nidificava in Italia da molto tempo. Quell’incontro divenne una rivelazione: o ci si batteva per salvare la palude dai cacciatori, oppure si sarebbe perso un frammento di futuro.
Da quell’urgenza nacque la scelta di fondare il WWF Italia nel 1966: in uno studio di architettura, attorno a un tavolo, una decina di amici e una visione per avviare la protezione della laguna di Orbetello e farne un laboratorio di conservazione. Non era solo un atto di tutela: era l’inizio di una cultura diversa, capace di riconoscere valore e diritti agli ecosistemi.
Il cavaliere d’Italia, dunque, è il simbolo di una determinazione che ha trasformato un’emozione in progetto, un progetto in rete, una rete in cultura nazionale.
Quell’idea diventa luogo nelle Oasi: aree di territorio protetto punti in cui la cura della natura si vede e si tocca. La prima, il Lago di Burano in Toscana, fu istituita nel 1967 trasformando un’ex riserva di caccia in un’area protetta pionieristica.

Da lì, un sistema di Oasi si è sviluppato lungo tutto il Paese: zone umide, boschi planiziali, coste e montagne, fino a comporre una rete che oggi supera le 100 aree protette, divenute case aperte della biodiversità, aule a cielo aperto per scuole e famiglie, laboratori per scienziati e volontari, per oltre 27.000 ettari di territorio protetto. È qui che il WWF ha costruito una grammatica condivisa: osservare, conoscere, proteggere, ripristinare. Ogni Oasi è un racconto di rinascita, un’alleanza tra persone e territori, un invito a ripensare il nostro modo di vivere gli spazi naturali.
Il messaggio “60 anni per la Natura” sintetizza questo spirito, riassume un percorso e insieme chiama all’azione: celebra un patrimonio di risultati e lo rilancia come bisogno collettivo. Racconta un impegno di anni e allo stesso tempo chiama ciascuno a farne parte. Perché la natura non è un patrimonio distante: è ciò che ci sostiene, ci unisce e ci fa prosperare.
Nel corso di tutto il 2026 saranno tante le iniziative speciali, per ripercorrere quanto è stato fatto e quanto resta ancora da fare per difendere la natura, partendo proprio dal ricordo del fondatore, Fulco Pratesi, che col suo coraggio e la sua lungimiranza è stato precursore di un movimento. Ripercorrere la storia del WWF in Italia è di per sé una celebrazione che conferma e proietta l’azione verso gli impegni per il futuro. Futuro in cui c’è bisogno dello stesso coraggio, oggi come allora, per affrontare le sfide che il contesto globale riserva.
