Votata alla Camera la spending review e rinviata al 29 agosto al Senato la riunione del Comitato ristretto per la riforma della legge elettorale, il Parlamento da oggi è in ferie. Scrive LA STAMPA: "Ferie d’agosto con il contagocce per il premier, ‘solo sei giorni e spero non saltino’, una decina di giorni per i ministri, sotto la spada di Damocle di un richiamo nella Capitale se necessario. E quattro settimane per le Camere, che chiuderanno da domani fino al 5 settembre. Con la dovuta eccezione delle commissioni economiche, sempre pronte a riaprire se la situazione dovesse richiederlo, come annunciato da Fini e Schifani urbi et orbi. Ma a fare le pulci al calendario, risulta evidente come la paura di finire sotto il fuoco dell’antipolitica spinga a qualche escamotage per dare l’impressione che il periodo di riposo sia più corto. E’ vero, come precisano ai piani alti, che i 27 giorni del 2012 sono il periodo più breve degli ultimi anni (38 giorni di pausa nel 2007, 35 nel 2008, 38 nel 2009, 33 nel 2010 e 31 nel 2011). Ma è vero pure, come ammettono in camera caritatis diversi deputati, che la Camera la scorsa settimana avrebbe avuto il tempo per procedere al voto di fiducia sulla spending review, ma tutti hanno preferito tornare al lavoro ieri per ritardare la chiusura. E stessa cosa in Senato, dove i voti sui decreti del governo si sono conclusi il 3 agosto ma l’aula e’ rimasta aperta pure questa settimana per ratifiche e interpellanze. ‘Qualcuno ha fatto i conti di quanto costa tenere aperti i due palazzi per fare questi giochetti?’, chiede polemico il Pdl Osvaldo Napoli.
‘Cosi’ facendo si da’ la sensazione di avere la coda di paglia e chi si vergogna delle sue ferie pensa in cuor suo di non aver lavorato abbastanza, mentre per molti di noi non e’ cosi’, fa notare il braccio destro di Casini, Roberto Rao.
Vero e’ che l’agenda dei lavori induce a pensar male: mercoledi’ 5 settembre in aula a Montecitorio è previsto solo il question time e una serie di ratifiche; ‘interpellanze e interrogazioni’ invece per i senatori convocati giovedì 6 settembre. E’ lecito prevedere dunque che, tranne i piu’ volenterosi che si presenteranno puntuali in commissione il 3 settembre, solo martedi’ 11 si potra’ registrare il pienone di presenze. Sempre che i senatori, solo per fare un esempio, decidano partecipare in massa ai voti in agenda quella settimana: riforma dell’ordinamento portuale, bonifica di ordigni bellici, trapianto parziale di organi. E in ogni caso, la carne al fuoco in settembre sara’ tanta: delega fiscale, spending review 4 e legge di stabilita’ alla Camera, dove arriveranno al pettine anche i nodi delle intercettazioni e dell’anti-corruzione. E legge elettorale in Senato". Questa la cronaca de LA REPUBBLICA: "Come scolari impazienti all’ultimo giorno di scuola, alle cinque del pomeriggio, approvata la spending review e onorata la memoria di Renato Nicolini, i deputati raggiungono di corsa i trolley stipati nella zona guardaroba accanto al ristorante, tra baci, abbracci, ‘ci sentiamo! ‘, e infine sgattaiolano via, verso la stazione Termini e l’aeroporto. Il Parlamento chiude per ferie. Anche se in realta’ l’ultimo atto formale va in scena oggi, in un’aula verosimilmente deserta: la comunicazione del presidente dell’arrivo del decreto Ilva. La Camera riaprira’ i battenti il 3 settembre con i primi lavori delle commissioni, l’aula schiudera’ le sue porte il 5; il Senato il 4 settembre ripartira’ con le commissioni, mentre la prima seduta si terra’ giorno 6, tra 29 giorni. Sono, statistiche alla mano, le vacanze piu’ corte degli ultimi anni, forse di sempre, ma e’ comunque quasi un mese di riposo: 27 giorni a Montecitorio, quattro giorno in meno rispetto all’anno scorso. Erano 31 nel 2011, 33 nel 2010, 40 nel 2009, 38 nel 2008 e nel 2007; addirittura 47, dal 3 agosto al 18 settembre, nel 2006. Ma era davvero un altro mondo. La crisi morde e impone al Parlamento vacanze vigilate (del resto il premier Mario Monti a Der Spiegel ha detto che fara’ sei giorni in tutto), al punto che ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini ha specificato che tutti i gruppi parlamentari hanno dato la loro disponibilita’ ad assicurare la reperibilita’ dei deputati entro 24 ore nel caso la situazione finanziaria precipitasse, rendendo necessaria l’approvazione urgente di provvedimenti economici.
Insomma, meglio evitare i viaggi all’estero. ‘La Camera restera’ comunque attiva’, ha precisato Fini. Infatti, ‘alla luce della perdurante instabilita’ ‘, l’ufficio di presidenza della Commissione Bilancio – ha messo nero su bianco il presidente Giancarlo Giorgetti – ‘ha unanimamente condiviso l’esigenza di mantenere, durante l’intero mese di agosto, i contatti anche di tipo informale, tra i rappresentanti del governo e la commissione, al fine di garantire che le Camere tempestivamente informate in merito ad ogni circostanza rilevante per la finanza pubblica’. Uguale preallerta vige anche a Palazzo Madama, dove il presidente Renato Schifani ha spiegato che ‘l’aula potra’ essere convocata in qualsiasi momento’". E intervistato dal quotidiano di Ezio Mauro, il deputato Api Pino Pisicchio spiega: "Piu’ stiamo a casa e meglio e’ per il Paese". In Parlamento, aggiunge, "produciamo parole, pero’ se gli italiani vanno in ferie possiamo farlo anche noi". Ma Pisicchio evidenzia pure: "Non e’ vero che non si lavora: si firmano anche 200 mozioni ma non se le fila nessuno".
