Il premier Mario Monti, dalla Russia dove ieri era in visita ufficiale, in una intervista ha confermato che il suo governo andrà avanti fino al 2013. Nella primavera dell’anno prossimo – ha precisato al quotidiano Rossiyskaya Gazeta – ‘si terranno le nuove elezioni che determineranno la formazione del nuovo governo. Auspico che in quel momento – ha continuato il premier – i partiti politici sappiano assumersi tutta la responsabilità. Speriamo che una buona legge elettorale possa facilitare la vita politica. Monti ha fatto un accenno pure al suo futuro: ‘A fine del mio mandato di premier io rimarro’, come lo sono adesso, un senatore a vita. E’ stata la decisione del presidente Napolitano. Grazie a questo incarico potrò osservare la vita del paese e continuerò a lavorare per il suo bene’. Mentre Monti ribadiva dalla Russia la sua posizione ufficiale per la fine naturale della legislatura, a Roma continuavano ad accavallarsi indiscrezioni sulla possibilità di un voto anticipato per cui ci sarebbe perfino una data possibile dal forte significato simbolico: il prossimo 4 novembre, festa delle Forze armate e dell’unità nazionale.
Secondo questa ipotesi, il presidente Giorgio Napolitano scioglierebbe le Camere a settembre in modo che si possa andare alle urne almeno quarantacinque giorni dopo, come prevede la legge. A favore delle elezioni anticipate sono ufficialmente solo Idv e Lega Nord, che chiedono un governo politico in grado di affrontare meglio di quanto farebbe l’attuale esecutivo tecnico il ciclone speculativo che domina sui mercati e che ieri ha riportato lo spread dei titoli italiani oltre quota 500. Per Angela Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato: ‘L’andamento dello spread e le sue conseguenze sul debito, la gravita’ della situazione economica del paese imporrebbero alle forze politiche, soprattutto a quelle che sostengono il governo Monti, una responsabilita’ ben diversa rispetto a una discussione sulla data delle prossime elezioni che è pericolosa e surreale’. Stessa posizione illustrata da Maurizio Lupi, Pdl, vicepresidente della Camera: ‘Mi sembra assolutamente fuori luogo parlare di elezioni anticipate a ottobre. In un momento delicatissimo per il paese, con una drammatica crisi economica, si rischia la destabilizzazione. E’ meglio essere cauti, assumersi le proprie responsabilità, nell’interesse dei cittadini e del bene comune’. Gli ex An del Pdl, come per esempio Ignazio La Russa, sono piu’ propensi al via libera per le urne mentre gli ex di Forza Italia vorrebbero dare piu’ tempo a Silvio Berlusconi per riorganizzare il partito e decidere definitivamente sulla propria ricandidatura a premier. Mentre oggi il governo chiederà un nuovo voto di fiducia a Montecitorio sul decreto sviluppo, e’ intanto ripreso, seppure in modo non ufficiale, il confronto sulla riforma elettorale senza la quale e’ improbabile lo scioglimento anticipato delle Camere da parte di Napolitano che piu’ volte e’ intervenuto sul tema. L’Udc chiede al piu’ presto un incontro formale con Pdl e Pd per verificare ancora una volta le posizioni in campo.
Pier Ferdinando Casini, che si e’ detto favorevole al voto anticipato a condizione di un accordo trasversale, ribadisce: ‘E’ necessario approvare la riforma elettorale in almeno un ramo del Parlamento entro il 10 agosto’. La riforma potrebbe essere cosi’ completata a settembre sgombrando il campo da possibili impedimenti per un voto anticipato all’ inizio dell’autunno.
Secondo alcune indiscrezioni, nel caso di varo della riforma elettorale entro settembre, Monti farebbe un passo indietro per evitare una campagna elettorale della durata di sette-otto mesi che potrebbe favorire ulteriori attacchi speculativi contro l’Italia. Altrimenti il suo governo sarebbe inevitabilmente costretto a rimanere in carica fino alla prossima primavera.
Sul merito della riforma elettorale, il ritorno a un sistema proporzionale sembra scontato. Le divergenze piu’ forti vertono sulle preferenze (sponsorizzate dal Pdl ma non dal Pd), sulle dimensioni dei collegi elettorali e sull’entita’ del premio di maggioranza per il partito che primeggia nel voto in modo da assicurare – come chiede soprattutto il Pd – la governabilita’. Un ritorno al proporzionale, attutendo i contraccolpi per vincitori e vinti, potrebbe tuttavia favorire un ritorno di Mario Monti nel ruolo di premier di un governo politico, ipotesi auspicata sia da Casini sia dall’ala del Pd che fa riferimento a Enrico Letta e Walter Veltroni ma non dal segretario Pier Luigi Bersani. A mezzogiornoè’ intanto fissato l’incontro a Palazzo Chigi tra Monti e Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, per fare il punto sulla situazione finanziaria dell’isola.
Lombardo ha confermato la sua intenzione di dimettersi il prossimo 31 luglio in modo che in Sicilia si possano tenere elezioni anticipate entro ottobre. Prospettiva quest’ultima che potrebbe spingere in direzione dello scioglimento anticipato delle Camere, perchè una campagna elettorale in Sicilia avrebbe inevitabili riflessi sul dibattito politico generale.
