La burocrazia è una vera e propria ‘tassa occulta’ che grava sulle piccole e medie imprese, che costa al sistema 26,5 miliardi di euro e che pesa su ciascuna azienda 6.000 euro l’anno. Rispetto a poco più di un anno fa questa i costi della burocrazia sono aumentati di 3,4 miliardi di euro (+14,7%). E’ quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre sul mondo delle pmi italiane (imprese con meno di 250 addetti).
Analizzando i dati nel dettaglio, il settore che incide maggiormente sui bilanci delle pmi è quello del lavoro e della previdenza: la tenuta dei libri paga, le comunicazioni legate alle assunzioni o alle cessazioni di lavoro, le denunce mensili dei dati retributivi e contributivi, l’ammontare delle retribuzioni e delle autoliquidazioni costano al sistema complessivamente 9,9 miliardi all’anno (6,9 mld in capo al lavoro, 3 miliardi mld alla previdenza e all’assistenza). La sicurezza nei luoghi di lavoro pesa per 4,6 miliardi di euro. La valutazione dei rischi, il piano operativo di sicurezza, la formazione obbligatoria del titolare e dei dipendenti sono solo alcune delle voci che compongono i costi di questo settore.
L’area ambientale, invece, pesa sul sistema delle pmi per 3,4 miliardi l’anno. Le autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue, la documentazione per l’impatto acustico, la tenuta dei registri dei rifiuti e le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera sono le voci che determinano la gran parte degli oneri di questa sezione.
Il costo amministrativo cper far fronte agli adempimenti in materia fiscale (dichiarazioni dei sostituti di imposta, comunicazioni periodiche ed annuali Iva, etc) costano complessivamente 2,7 miliardi. Gli altri settori che incidono sui costi amministrativi delle pmi sono: la privacy (2,6 mld), la prevenzione incendi (1,4 mld), gli appalti (1,2 mld) e la tutela del paesaggio e dei beni culturali (0,6 miliardi).
