Prima intesa su legge elettorale. Contrari Idv e prodiani

La maggioranza trova l’intesa sulla legge elettorale. Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini si sono riuniti ieri alla Camera e al termine del vertice hanno annunciato di aver raggiunto l’accordo per superare il Porcellum. Questi i pilastri sui quali si baserà la nuova legge: gli elettori sceglieranno gli eletti (nei collegi, senza ritorno alle preferenze), scompare l’obbligo di coalizione, soglia di sbarramento, diritto di tribuna, indicazione del candidato premier. Intesa di massima anche sulle riforme costituzionali: tra queste, riduzione del numero dei parlamentari e rafforzamento dei poteri del premier. Il pacchetto ha ottenuto l’apprezzamento di Giorgio Napolitano, che incoraggia i partiti: avanti su questa strada. In un’intervista al CORRIERE DELLA SERA Arturo Parisi (Pd) deplora l’accordo e lo definisce "un grande imbroglio".
"L’unica notizia nuova è che il vertice si è svolto nella stanza di Berlusconi. Il che rende evidente che il cosiddetto ABC non è altro che un BBC, Berlusconi-Bersani-Casini". Un "imbroglio", attacca, "nel contenuto". "Pensi al ritorno del nome del premier sulla scheda, in un sistema che escludendo l’indicazione della alleanza di governo, fa una promessa che sa di non poter mantenere". Perplessita’ anche dai "berlusconiani" che, come scrive LA REPUBBLICA, "temono la trappola": "L’Udc ci riporta la grande coalizione". "Una cosa deve essere chiara: non voteremo mai un sistema che porti all’opposizione chi vince e qui il rischio lo corriamo". Sono trascorse poche ore dal vertice "ABC" – convocato in fretta e furia dopo la velata minaccia di un forfait da parte del premier Monti – e Angelino Alfano consegna gia’ ai suoi dirigenti tutti i dubbi sulla soluzione che sta prendendo piede. Quella sorta di proporzionale spinto che assegnerebbe il premio ai partiti e non piu’ alle coalizioni, lasciando cosi’ le mani libere sui governi dopo le elezioni. E tanto basta – spiega Carmelo Lopapa sul quotidiano diretto da Ezio Mauro – a comprendere quanto la partita sia aperta, dall’esito tutt’altro che scontato, a dispetto dei comunicati ufficiali e delle ‘soddisfazioni’ di circostanza. Certo non sara’ un caso se Casini e’ il leader che, fra i tre, esce sorridente piu’ degli altri, al termine delle quasi due ore di partita a scacchi ad alta tensione, nella stanza di Berlusconi che ospita il vertice a due passi dall’aula di Montecitorio. Con la riforma elettorale che sembra prendere corpo, il Terzo polo e’ destinato a giocare il ruolo del jolly, dopo il voto. O comunque di far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, se Fini e Casini decideranno di allearsi col Pd o col Pdl gia’ in campagna elettorale".

E del ruolo fondamentale che ha assunto Casini al vertice di ieri parla anche LA STAMPA, che ricostruisce i retroscena dell’incontro. In particolare, il quotidiano torinese racconta di un litigio Bersani-Alfano, su legge elettorale e riforma del lavoro, prima della mediazione di Casini che ha sedato i bollenti spiriti. "Il capo dello Stato – scrive LA STAMPA – ci sarebbe rimasto malissimo e il premier Monti avrebbe avuto la conferma che la sua ‘strana maggioranza’ e’ in grado solo di tirare a campare, e allora meglio togliere il disturbo e se la sbrigassero da soli i partiti. Invece, alla fine senza grande convinzione si e’ deciso di provarci a riformare in parte le istituzioni e il sistema di voto, con il grande applauso di Casini, lo ‘sminatore’ sempre all’opera, che di una legge elettorale tendenzialmente proporzionale trarrà il maggior beneficio. Tra le ipotesi c’e’ infatti quella che prevede un premio di maggioranza al partito piu’ votato, ma si tratta di un piccolo premio di maggioranza non sufficiente per sostenere con la dovuta forza il governo. Allora gioco forza questo partito – presumibilmente il Pd o il Pdl – dovra’ rivolgersi al Terzo Polo e chiedere i suoi voti in Parlamento. Italo Bocchino, che ieri era presente alla riunione, osserva che anche con l’attuale legge nessun partito avrebbe una maggioranza al Senato: dovrebbe comunque imbarcare i centristi". IL GIORNALE titola invece sulla soddisfazione dell’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per il vertice di ieri: "Ho sempre avuto il timore che il problema non siano i governi che non fanno le riforme, quanto il Paese che non e’ ancora pronto a cambiare pelle. Qualunque sia la maggioranza che cerca di farlo, infatti, gli ostacoli sembrano insormontabili. Noi pero’ siamo pronti a fare il possibile e lo dimostreremo".

"Tre giorni fa – scrive il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti – nelle sue conversazioni private, Berlusconi lasciava trasparire piu’ d’una perplessita’ per lo scontro in corso sul­a riforma del mercato del lavoro. Lo stop arrivato dal Pd, infatti, aveva fatto dire al Cavaliere – durante una riunione serale a Palazzo Grazioli la scorsa settimana – che il rischio che Bersani facesse ‘saltare il banco’ iniziava in qualche modo a ‘prendere forma’. Un’eventualita’ che – seppure non dispiace a quel pezzo di Pdl che mai ha digerito Monti e mai ha smesso di sperare nelle elezioni anticipate ­ non rassicura per nulla un Berlusconi deciso a ‘sostenere il governo’ e ‘comportarsi in maniera responsabile’. Ragione per cui non solo il Cavaliere da’ il suo via libera al ve­tice ABC che di li’ a poche ore avrebbe puntellato il governo, ma mette persino a disposizione il suo ufficio personale di Montecitorio come teatro della tregua (à)". Il FATTO QUOTIDIANO parla infine della "rivolta degli esclusi (e dei prodiani): ‘Una vaccata’". "L’accordo sulla legge elettorale secondo il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, e’ un modo che permette ‘all’A B C dell’alfabeto politico di tenersi le mani libere’. E di ragionare non secondo accordi e programmi, ma secondo convenienze". Piu’ "corposa", scrive ancora il FATTO, "la resistenza all’interno del Pd: "Apprendiamo con sorpresa che il Pd rinuncerebbe al bipolarismo di coalizione l’unico bipolarismo possibile in Italia – scrivono i senatori "prodiani" Marina Magistrelli, Mauro Marino e Franco Monaco, componenti della direzione del partito – Una soluzione in contrasto con i deliberati formali del Pd e con la sua linea politica: quella del nuovo Ulivo aperto alle forze moderate di centro nitidamente alternativi al centrodestra nel quadro appunto di un sistema politico bipolare". A questi si aggiungono i "prodiani" alla Camera Albertina Soliani, Sandra Zampa, Mario Barbi, Antonio La Forgia, Fausto Recchia, Giulio Santagata: "Ci chiediamo quanta resistenza abbia opposto Bersani a chi gli chiede di dare seguito alle proposte di D’Alema e Violante. Non possiamo avallare l’idea di ridurre ulteriormente la possibilita’ degli elettori di scegliere parlamentari e governi".