Digitale, educazione affettiva e stop agli smartphone: cosa chiedono alla scuola le famiglie italiane

“Teniamo banco! Famiglia e scuola di fronte alla sfida educativa”, è il titolo del nuovo report del Centro Internazionale Studi Famiglia: il 70% delle famiglie italiane promuove il divieto di smartphone in classe; 8 italiani su 10 chiedono più educazione affettiva e digitale, ma anche il riconoscimento della famiglia come primo soggetto educativo. Oltre la metà sceglierebbe la scuola paritaria se avesse le stesse condizioni di accesso della scuola statale. Tutti i dati e l’analisi del direttore Francesco Belletti. 

 

Come si pone, oggi, la famiglia rispetto al compito educativo? Quanto costa l’istruzione? Come è visto il sistema scolastico e che rapporto ha con le famiglie? Da queste domande è partito il nuovo CISF Family Report 2026, indagine annuale del Centro Internazionale Studi Famiglia, realizzato in collaborazione con la società Eumetra e con il patrocinio di Fondazione Cariplo, su un campione di 1.627 nuclei familiari.

 

Attraverso le risposte e un confronto con questo campione, rappresentativo a livello nazionale (per tipologia, genere, età e area di residenza), è stato possibile indagare, in modo capillare e senza precedenti, aspetti della vita quotidiana degli italiani in relazione con la scuola: «Dal report emerge con chiarezza l’inevitabile relazione tra famiglia e scuola: non sempre virtuosa, non sempre perseguita intenzionalmente, non sempre sintonica, ma che può sempre “fare la differenza”» spiega Francesco Belletti, sociologo e direttore CISF. “Il tema centrale dell’indagine si muove tra alcuni aspetti fondamentali: l’educazione delle nuove generazioni è – e deve restare – una responsabilità condivisa tra famiglia e società: non può essere una “delega in bianco” né una trincea di costante conflitto. L’educazione, inoltre, si trova in perenne equilibrio (e lo sbilanciamento è sempre dannoso) tra lo sviluppo della libertà dei ragazzi e l’insegnamento delle responsabilità. L’educazione, infine, si fonda su una relazione sfidante: chiama gli adulti a essere testimoni credibili, a dare significato a ciò che insegnano”. 


I costi della scuola e responsabilità dei genitori

Il Report 2026 parte da una fotografia della condizione economica delle famiglie: se il 30% del campione dichiara di non aver avuto, nell’ultimo anno, “mai” problemi ad arrivare a fine mese, il 45,5% evidenzia una certa vulnerabilità economica (divisa tra chi dichiara di aver avuto “spesso” difficoltà economiche (12,2%) e chi “a volte” (33,3%).

 

Tra i costi che ogni famiglia deve sostenere la scuola occupa un notevole spazio: il 37,1% delle famiglie ha sostenuto spese legate ad attività di potenziamento dei figli (lingue, coding, musica…), il 32,1% per le ripetizioni, il 44,3% per l’acquisto di strumenti digitali o didattici. Per il 44,8% del campione la spesa varia tra i 500 e i 1500 euro.

Dato estremamente rilevante da osservare riguarda la scuola paritaria: il 50,8% degli intervistati iscriverebbe il proprio figlio in una scuola paritaria se, in termine di costi, fosse accessibile come la pubblica.

Un ulteriore iniziale aspetto di indagine ha riguardato le responsabilità e preoccupazioni che interessano le famiglie: sul totale delle famiglie prese a campione, il 31,5% vede nella modalità di uso delle tecnologie un fattore di difficoltà nell’adempiere al proprio ruolo; seguono le relazioni conflittuali con i figli (28,4%) e la gestione dei soldi 25,4%. Al quinto posto il rendimento scolastico dei figli (21,3%). Infine, sul totale delle famiglie che hanno figli a scuola, il 14,4% ha dichiarato di avere almeno un figlio “con una condizione certificata” di disagio/disabilità.

 

L’immagine della scuola

Un secondo aspetto indagato ha riguardato l’immagine di cui gode la scuola: i risultati raccontano che, vista da lontano – ovvero interrogando chi del campione non ha figli – la scuola ha bisogno di maggiori risorse economiche (63,2%), gli insegnanti risultano demotivati (40,8%) ed è ostacolata dalla burocrazia (39%). Chiedendo invece a genitori di figli a scuola, quasi la metà degli intervistati (48,8%) ritiene che la scuola non svolga alcun ruolo nel garantire pari opportunità a tutti, facendo fatica a riequilibrare le condizioni di partenza degli studenti.

Infine, chiedendo alle famiglie di indicare tre parole che rappresentassero la scuola oggi, per il 21,6% ha individuato “missione educativa-culturale”, per il 16,2% “inclusione e socialità”, per il 14,2% “crisi qualitativa e delegittimazione”.

 

La corresponsabilità educativa e il digitale a scuola

Ma quale ruolo deve avere la scuola e quale rapporto con le famiglie?

Un dato molto rilevante racconta come, secondo il 78,8% degli intervistati, la scuola debba riconoscere la famiglia come primo soggetto educativo e ne rispetta il ruolo, senza sostituirsi ad essa ne svalutarne le scelte.

Sul ruolo della scuola, se per l’81,9% il sistema scolastico dovrebbe focalizzarsi sul preparare gli studenti al mondo del lavoro, per l’86,4% degli italiani la scuola dovrebbe insegnare competenze digitali, compreso l’uso consapevole dell’IA. Strumento, quello dell’intelligenza artificiale, utilizzato abitualmente almeno una volta a settimana dal 26,5% dei figli. Non solo, a domanda diretta, il 68,8% degli intervistati si dice d’accordo con la disposizione ministeriale riguardante il divieto di utilizzo dello smartphone per le scuole di ogni ordine e grado. Dato che arriva al 70,1% tra le coppie con i figli conviventi. 

 

Benessere scolastico

Il Report ha rilevato un diffuso disagio vissuto dagli studenti. Secondo il 30,6% del campione i ragazzi si sentono sotto pressione per voti e risultati scolastici, mentre il 27,8% manifesta stress o ansia legati alla scuola. 

Emergono inoltre segnali di un crescente distacco dall’esperienza scolastica: circa un genitore su quattro riferisce di aver osservato spesso o molto spesso un calo della motivazione, ritiro sociale o sintomi psicosomatici riconducibili alla scuola, e nel 21% dei casi i figli hanno cercato di evitare le lezioni con assenze non giustificate da motivi di salute.

 

L’affettività e la sessualità a scuola

Infine, se sul divieto dei cellulari a scuola le famiglie erano in linea con la disposizione del governo, la stessa cosa non si può dire in merito all’educazione affettiva e sessuale a scuola: secondo l’85% delle famiglie interpellate (sia chi ha figli a scuola sia chi non ne ha) la scuola deve includere esplicitamente anche l’educazione affettiva e sessuale; rispetto inoltre, per il 71,6% del campione la scuola dovrebbe insegnare il “rispetto”, per il 53,9% la prevenzione degli abusi, per il 52,5% l’educazione a emozioni e sentimenti.

Per concludere: dal CISF Family Report 2026 emerge con forza la necessità di rafforzare l’alleanza tra famiglia, scuola e società come condizione essenziale per accompagnare la crescita delle nuove generazioni.